Si rinnova l’affidamento della città a Santa Venera

Si ripete, come ogni anno, la suggestiva cerimonia, pregna di fede, di devozione e di ricordi !  In un’ epoca così tormentata da una crisi lacerante di incertezze, di squilibri, che porta a perdere di vista il senso e le ragioni della vita,  la sete più assillante diventa il bisogno di verità, il bisogno di una  verità  riconosciuta, confessata e servita.

La pace, anelito profondo di tutti gli esseri umani, grande problema degli uomini e della storia  incombente nei nostri giorni ,  auspichiamo tutti che sia  esperienza vissuta, pace vera e duratura.

Ora, tutto questo deponiamo ai piedi di Santa Venera, affinché, come settant’anni or sono, ci preservi da immani e paurose sciagure.

Nel novembre del 1941, mentre più aspro e violento si accendeva il Secondo conflitto mondiale, che avrebbe causato la morte di 293 militari acesi e di 40 civili, il giorno 14, verso le 19,45, appena finite le funzioni in Cattedrale per la ricorrenza della traslazione delle reliquie di Santa Venera, la città veniva sottoposta a un lungo e furioso bombardamento da parte di aerei inglesi della Royal Air Force.

Dopo una lunga opera di ricognizione, effettuata con il lancio massiccio di razzi, che illuminavano a giorno tutto il territorio, con una luce gialla terrificante mai vista, verso le ore 20,15 cominciava un susseguirsi di lancio di bombe e spezzoni incendiari, da aerei che giungevano ad ondate.

Alcuni cittadini cercavano rifugio negli scantinati approntati a ricoveri; ma i più restavano nelle proprie case terrorizzati a piangere e pregare a lume di candela, sperando che quell’inferno finisse al più presto.

Restavano colpiti i quartieri di via Carcagnolo, Marchese di Sangiuliano, Atanasia, inizio di corso Umberto, via Currò. Molte bombe finivano nelle campagne circostanti.

La città, nonostante  fosse sede di Ospedali militari – al Collegio Pennisi, al collegio Santonoceto, al Seminario estivo di Santa Maria Ammalati – veniva ad essere oggetto di una così terribile incursione…Avvenimento veramente impensabile!

La sirena suonava il cessato allarme alle ore 4,15 del giorno successivo. Circolava assurda voce che, la contraerea di Piano Pizzone, posta da poco a difesa della città, non aveva potuto sparare un solo colpo perché mancante degli otturatori!

All’alba gli acesi escono in strada, sgomenti e inebetiti, smarriti, non sanno cosa fare, colti così di sorpresa! Molti cominciavano ad abbandonare la città con ogni mezzo, anche a piedi; scappano nella campagne vicine, si rifugiano presso casolari di parenti e amici, si riaprono le case di villeggiatura. La scuole rimangono chiuse. La città appare deserta, spopolata. Il supplizio patito nella lunga notte è stato scioccante!

Si contano i morti: sono 21, i feriti 29. Hanno perso la vita la famiglia di Salvatore Prati, cocchiere, la moglie custode dell’Istituto Magistrale Regina Elena, cinque figli, la cognata; i coniugi Pappalardo; Salvatore Panebianco con due familiari; la famiglia di Rosario Bella, calzolaio, composta da i coniugi e cinque figli; la guardia di finanza Alfio Leonardi.

Si costatava che, nonostante i lutti e i danni, le otto ore di intenso bombardamento, non avevano causato, rispetto alle tonnellate di esplosivo piovute dal cielo, un disastroso bilancio. Gli acesi attribuivano allora tale fatto alla miracolosa intercessione della Santa Patrona, che proprio in quel giorno avevano pregato con tanto fervore ignari ancora di quello che sarebbe accaduto. La Santa aveva salvato la città dalla distruzione!

Oggi, ne facciamo grata memoria…, Santa Venera ci protegge, ma è necessario che tutti noi meritiamo questa protezione!

La fede e la devozione non bastano…dobbiamo unire la fatica delle opere, improntate all’onestà, alla rettitudine, alla giustizia; essere operatori di pace per educare e giungere alla pace!

E’ l’augurio che in questo giorno di festa, facciamo a noi stessi e alla cittadinanza tutta!

Acireale, 14 novembre 2011

Avv. Felice Saporita

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