Casa della Carità / Teresa Scaravilli: “Il valore del dono: la vita, dono ricevuto, da offrire”

Pubblichiamo integralmente la relazione che Teresa Scaravilli ha tenuto in occasione della recente inaugurazione della “Casa della Carità” di San Giovanni Bosco (Acireale), relazione dal tema “Il valore del dono: la vita, dono ricevuto, da offrire” che lei ha definito “Riflessioni”.

Sono stata incaricata da fratel Carlo a prendere la parola stasera per esprimere i sentimenti di gratitudine che tutti avvertiamo per il dono che è stato fatto ai Camilliani, che da tempo operano nel territorio di Acireale.

  1. Siamo qui riuniti stasera per l’ Accoglienza del dono

Questa “Casa della Carità”, che ci accoglie, è stata donata ai Camilliani dai coniugi Salvatore Garozzo e Rosa Maugeri, con lascito testamentario, perché diventasse luogo di accoglienza per anziani, poveri, persone in difficoltà, sole e prive di risorse, per vivere dignitosamente l’ultimo tratto della loro vita.

E NOI siamo qui convenuti per accogliere ufficialmente questo dono, non solo i Camilliani, ma tutta la Chiesa di Acireale, a partire dal nostro Vescovo, e tutti gli abitanti di questo territorio, di questa città, dal Sindaco a tutti i nostri concittadini.

Il DONO, infatti, non è per i Camilliani, a cui è stato consegnato, ma è per quanti ne avranno bisogno, nei limiti dei posti letto, ovviamente, e con il contributo di quanti si uniranno a questo progetto per sostenerne la funzionalità, in termini di servizi e di costi, e per renderlo fruibile.

  • Dire: ”GRAZIE!”

La prima parola che sento di dover dire è: “Grazie!”, non solo a nome dei Camilliani, ma a nome dei presenti e per conto di quanti in questa casa troveranno accoglienza e cura.

“Grazie!” è una delle prime parole che si insegnano ai bambini, dopo le parole “mamma”, “papà”, “ciao”, nella nostra cultura, insegniamo a dire “grazie!” quando si riceve un dono e “scusa!” quando si fa un torto a qualcuno.

Esprimere i Sentimenti che si accompagnano al dono:

In questa circostanza mi pare importante condividere con Voi tutti il significato e il valore che noi attribuiamo al Dono e ai  sentimenti di Gratitudine, che si accompagnano al dono.

  1. Il Dono per chi lo offre è un segno tangibile di “Stima”, di “ Riconoscenza”.
  2. Ricevere un dono o offrire un dono è sempre motivo di gioia, per il dono in sé, per il sapersi “riconosciuti”, apprezzati, ricordati, stimati, …

Al dono non si dice mai di no. “Chi non accetta non merita!” Il DONO si fa a chi riteniamo sia degno! Mai si dice di NO quando ci viene fatta un’ offerta mentre spesso diciamo NO ad una richiesta.

  • Dono offerto, accolto, reso fruibile

Noi qui rappresentiamo sia il dono offerto, che il dono accolto. Ci siamo per renderlo fruibile. Noi tutti desideriamo che quanti saranno accolti in questa casa dovranno ricevere benessere, trovare soluzioni ai bisogni della loro vita, in questo momento storico.

Perciò, spetta a noi renderlo degno per gli ospiti che vi abiteranno.

Ciascuno di noi presenti è coinvolto in questo dono. A partire da me.

Io ci sono per un Dono di Amicizia che, da oltre 30 anni, mi lega a fratel Carlo.

(Dalla Tenda di Mangano per i Malati di AIDS)

Come me, penso, anche ognuno dei presenti abbia un legame con i Camilliani.

  • Chi fa un Dono lo fa spontaneamente. Donare non è un dovere ma un gesto spontaneo che viene dal cuore, perciò è gratuito, perché il dono non è richiesto.

Se è richiesto assume altri connotati, altri nomi, può dirsi un contratto, una convenienza, potrebbe anche essere un ricatto.

Se donassimo dicendo: “a patto che tu … fai o ti comporti come ti dico io”, sarebbe un compromesso, non un dono, un  regalo.

Per questo il dono ha un valore infinito, non ha un prezzo, non si compra e non si vende,  è un gesto di Generosità, di Altruismo, di Solidarietà.

  • Ciascuno di noi è un Dono complementare e reciproco

Ci è stata donata la Vita, i Talenti che man mano abbiamo scoperto, la Professionalità acquisita, …

Alcuni dei presenti sono anche Volontari per i servizi di carità che i Camilliani offrono nel nostro territorio, esprimendo in tal modo la complementarietà e la reciprocità nel bene operare, nel fare il il bene, nel farsi Solidali

Possiamo donare poco, molto, tutto, ma tutti abbiamo qualcosa da poter donare: dal sorriso al denaro, dal tempo alla casa, dalla compagnia al consiglio.

C’è chi dona la vita per mettersi al servizio di un ideale, di un progetto, della vita del prossimo …

Il dono pacifica e genera sentimenti di gratitudine

Il dono in sé produce immediatamente gioia, benessere psicofisico, …

mette in relazione, crea amicizia;

subentra un’alleanza spontanea tra la vita di chi dona e quella di chi riceve

  • Del dono della VITA siamo tutti debitori

Se riflettiamo un momento sui doni che accompagnano la nostra vita, ci accorgiamo di essere tutti debitori. Pensiamo al dono della VITA.

  • Siamo nati e donati ai nostri genitori e al mondo intero senza la nostra richiesta.
  • Siamo stati allevati, cresciuti in modo del tutto gratuito dai nostri genitori, da quanti hanno avuto cura di noi e ci hanno fatto crescere e maturare fino a farci diventare adulti, autonomi, liberi.
  • La VITA ci ha aperto orizzonti sconosciuti, ci ha fatto incontrare volti, cuori, vite … e ci ha permesso di intrecciare relazioni di scambio, di amicizia, di esperienze varie che hanno contribuito a farci diventare quelli che  siamo oggi.

Noi siamo il frutto di tanti doni ricevuti, doni non richiesti

Perché mi pare bello riflettere su questo sentimento di gratitudine questa sera?

  •  La VITA è un DONO da coltivare nella gratuità e nella reciprocità

Perché io credo che la vita sia umanamente condizionata dalla reciprocità.

Anche a voler fare soltanto un discorso semplicemente umano senza entrare nel mistero della vita di fede, dettata dal Vangelo, umanamente la nostra vita è condizionata dalla reciprocità, nessuno può fare a meno dell’aiuto e della collaborazione degli altri.

In maniera gratuita o in maniera retribuita, per vivere noi abbiamo bisogno degli altri da quando veniamo al mondo fino a quando lasciamo questa terra.

Nella vita dell’uomo per legge naturale nessuno di noi può dire “Io non ho bisogno di nessuno”, “io basto a me stesso”. Eppure c’è chi lo dice.

Come c’è chi pretende ed attende il dono di qualcosa da qualcuno ogni giorno e vive da infelice e rende infelici gli altri, perché nulla mai lo soddisfa.

Proviamo a pensare quanta differenza passa nel vivere in attesa di qualcosa che riteniamo come dovuta e la sorpresa di qualcosa che ci giunge all’improvviso, inaspettata e gradita.

Quante volte, ci è capitato di sorprenderci davanti ad un volto amico, incontrato per caso!

Che gioia, che festa, che bellezza!

E,quanta amarezza, invece, quanto si viene accolti da un volto stanco e triste che ci rimprovera perché siamo arrivati in ritardo o perché non abbiamo capito le reali esigenze dell’altro: “Che sei venuto a fare? Mi sono stancato di aspettarti, ora non ho voglia di  niente. Da te non voglio niente!” La pretesa di ricevere e l’insofferenza di aspettare,

la referenzialità delle nostre esigenze e l’insofferenza per l’incapacità dell’altro!

Se ci rendessimo conto che niente ci è dovuto ma tutto ci è donato, come cambierebbe la nostra vita!

  • La GIOIA e la GRATITUDINE: Se siamo consapevoli di avere ricevuto tanti doni siamo persone grate, che vivono nella GIOIA e coltivano sentimenti di GRATITUDINE.

Diversamente, se riteniamo di non avere ricevuto DONI o se siamo convinti che tutto quel che abbiamo ci è dovuto o ce lo siamo guadagnato da soli, siamo insoddisfatti, uggiosi, scontenti, non conosciamo la gratitudine.

  1. Abbiamo sperimentato nella Vita la GIOIA per avere ricevuto affetto, stima, collaborazione, consigli, in modo spontaneo e gratuito.

B) Ma abbiamo sperimentato, qualche volta anche noi, di essere stati DONO per qualcuno.

 –   Abbiamo donato il nostro tempo, la nostra esperienza professionale, la nostra vita di fede,             la nostra compagnia a qualcuno,             perché ci è stato richiesto, perché noi stessi spontaneamente lo abbiamo offerto.

Sappiamo, quindi, che questo scambio di doni porta Gioia, dona Sorrisi, matura sentimenti di gratitudine

  • Abbiamo anche sperimentato che pensando di fare un gesto di attenzione a qualcuno abbiamo ricevuto in cambio un DONO più grande, che ha cambiato i nostri sentimenti e il nostro umore.

Magari diciamo: “Ma io non ho fatto niente, l’ho soltanto accompagnato!”, eppure l’altro non finisce di ringraziarci.

Alla fine la gratitudine dell’altro ci lega in modo indissolubile e ci vincola a vita.

L’uomo grato è un uomo FELICE

Potremmo dire che l’uomo grato è un uomo FELICE, è un costruttore di PACE,

capace di creare comunione, La gratitudine aggrega, sostiene, merita e dona gioia, fiducia, speranza, …

  • Il SOGNO dell’Umanità: Io sogno una società che sa farsi dono e sa essere grata, sa costruire comunione e sa essere solidale, sa condividere e sa prevenire i bisogni e soddisfarli al momento opportuno.
  • Una Società, una comunità si distingue da un’altra per l’attenzione che sa dare agli ultimi, a chi è più piccolo, più fragile, a chi più è nel bisogno.
  • Una comunità di credenti, di cristiani, di persone adulte si adopera per costruire città solidali, accoglienti, che sappiano offrire adeguatamente a ciascuno dei propri abitanti quel che è necessario al loro benessere personale e familiare, psicofisico e vitale.

Il mio messaggio vuole essere un invito al dono di sé: è un invito a educarci, a esercitarci a vivere il nostro tempo, la nostra  terra, la nostra vita da uomini e donne pieni di gratitudine e capaci di farsi dono. La gratitudine è il segno di una vita buona e piena.

Se non mi aspetto e non esigo, so dire grazie a tutto ciò che la vita mi offre e vivo grato.  

Al contrario, se vivo in atteggiamento di attesa, di pretesa aspettando che l’altro sia capace di leggere il mio bisogno e di soddisfarlo, vivo da infelice, resto sempre scontento.

La gratitudine richiede umiltà. L’umiltà  non è il rinnegamento della propria identità, ma è il riconoscimento del proprio limite e del proprio bisogno, è fare la verità di se stessi, con le proprie risorse ma anche con le molte insufficienze, per cui ci riconosciamo disponibili a dare e bisognosi di ricevere, nella reciprocità di gesti necessari e utili in cui ci riconosciamo tutti alla pari, uguali e distinti, in cui ciascuno riconosce il diritto dell’altro, le necessità dell’altro, alla pari con i nostri diritti e le nostre necessità, ma anche con la capacità di valutare uno stato di benessere e uno stato di necessità, dove ogni diritto cede il passo all’amore.       

Chi ama di più, generosamente dona e prende l’iniziativa, cedendo il primo posto all’altro.  

  1.  Alla scuola del Vangelo

Questo ce lo insegna in molti modi il Vangelo quando ci dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso!”, o “Fai agli altri quel che vorresti fosse fatto a te!”, “Portate gli uni il peso degli altri!”,  “Chiedete e vi sarà dato!” E ancora la vita della prima comunità dei cristiani narrata negli Atti degli Apostoli ci dice che tra loro non c’era alcuno che fosse nel bisogno perché tutti avevano il necessario per vivere.

 La società si compone di singoli, ma ha bisogno di ciascuno sia nel dare che nel ricevere, sia nell’offrire servizi che nel riceverli, si possono mettere insieme le singole facoltà creative e le varie capacità in termini di abilità e capacità professionali ma anche di beni materiali.

Una società a misura del Vangelo può dirsi anche evoluta se tra i suoi membri non c’è chi manchi del necessario per una vita dignitosa.

  • Se uno abbonda di qualcosa e un altro manca, quel che avanza si possa destinare a chi ne è privo; se quel che l’uno non sa fare, lo può chiedere ad un altro che sa farlo bene e viceversa; se ci si possa scambiare reciprocamente quel che si ha, perché nessuno ha tutto. 

Io credo che, anche soltanto per necessità, ma nella reciprocità e nella lealtà, potremmo vivere una pacifica convivenza e trattarci da umani, rispettando i limiti di ciascuno e valorizzando i meriti di ognuno.

  1.  Il senso di un lascito: il senso della vita stessa

  Il gesto di un lascito testamentario, quale quello della coppia di coniugi, i signori Garozzo-Maugeri che hanno voluto destinare questa bella casa perché altri anziani possano trascorrere gli ultimi anni della loro vita in un ambiente bello, con una vista sul mare, uno spazio proprio, sano e curato e accuditi, è segno di una vita che ha compreso il senso ed il valore di qualcosa che non si compra e non si vende, che è la vita stessa, che ha valore se la si vive come dono e che si vanifica se la si vive centrata nel proprio io.

L’uomo è fatto per il NOI. L’io si trasforma in noi quando il bambino acquista la sua autonomia e comincia a condividere e a imitare i gesti degli adulti, lavorando insieme e mettendo a disposizione della comunità quel che ha o per dono di natura o per formazione umana e professionale, man mano che  vive e cresce.        

  1. La tradizione associativa della città di Acireale

Acireale ha una tradizione associativa, culturale, religiosa antica, penso a tutte le associazioni cattoliche, le confraternite, i Club Service, ma anche le Cooperative sociali, …

Il Venerdì Santo, vedevo sfilare gli stendardi e i soci di tantissime forme di raggruppamenti che esprimono valori umani e religiosi, di fede e di tradizioni locali, sono una grande ricchezza di risorse umane e potrebbe essere il luogo fecondo per alimentare la cultura del dono e della reciprocità attraverso le molteplici esperienze di solidarietà che sa esprimere non solo a livello individuale e privato ma facendo un serio programma di formazione per rendere visibile e diffusiva la cultura della solidarietà e della reciprocità nella nostra bella città.

  1. Sentirsi a casa

Concludo con un invito a sostenere la Casa della Carità nei modi che ciascuno può e sa: con le risorse di cui dispone: tempo, professionalità, beni materiali, anche semplicemente come compagnia, presenza anche silenziosa ma affettuosa, perché chi sarà accolto e dovrà vivere in questa casa, si senta a casa, senta il calore e l’affetto di una famiglia.

Auguri e buon lavoro a tutti!

Grazie per la vostra attenzione.     

Teresa Scaravilli