Acireale/ Giubileo per la festa di S. Camillo a quattrocento anni dalla morte. Parla fratel Vincenzo Duca

San Camillo De Lellis, nato a Bucchianico nell’Abruzzo il 25 maggio 1550, patrono di malati e operatori sanitari, morì il 14 luglio 1614, a Roma.
In Acireale, l’antica chiesa di San Camillo, abbellita da affreschi di pittori acesi, è frequentata dai cittadini; i locali annessi sono utilizzati per la mensa quotidiana ai bisognosi e per altre attività caritative.
Nel IV centenario della morte, celebrato in tutto il mondo, molte sono le iniziative che inneggiano al cuore del Gigante della Carità. Ad Acireale, nella Basilica Cattedrale, chiusura dell’Anno Giubilare e atto di affidamento della città al Santo.s camillo (1124 x 750)modificata
Il camilliano fratel Vincenzo Duca interviene in proposito.
– Quest’anno la festa di san Camillo in Acireale si celebra dal 4 al 28 luglio. Cos’è il Giubileo?
“Per la nascita al Cielo di San Camillo, la Santa Sede ha concesso il Giubileo con l’indulgenza plenaria, secondo i canoni del diritto canonico, per ricordare dopo 400 anni che il carisma della carità che Gesù trasmise a Camillo De Lellis per il servizio agli infermi, è ancora vivo e attuale.”
-Dov’è diffuso l’ordine dei ministri degli infermi? Quanti siete i religiosi?
“Nei quattro continenti, soprattutto nelle realtà più povere dei Paesi dove i Camilliani operano. In tutto il mondo siamo 1200 tra fratelli e padri. Solo in Italia siamo 250, in varie città.”
– Intorno a voi ruota un mondo di collaboratori e di suore camilliane.
“Le suore sono ancora più numerose di padri e fratelli. La famiglia laica è composta da circa 2500 persone in tutto il mondo; poi ci sono volontari e simpatizzanti.”
– Il carattere particolare del Santo contribuì a incidere in modo speciale sull’Ordine?
“Sì, il suo carattere irruento e, da buon abruzzese, molto tenace lo induceva ad imporre la sua volontà, quando insisteva che i ministri degli infermi non dovevano allontanarsi dall’Ospedale, oppure che bisognava aprirne di nuovi, anche se non c’erano le forze necessarie. Diceva che era Cristo stesso a suggerirglielo. Faceva di tutto perché il suo servizio agli ammalati venisse espletato nel migliore dei modi. Un giorno, Camillo, sentendosi scoraggiato, cominciò a pregare dinanzi al Crocefisso: si staccarono le mani dalla croce e Gesù lo rassicurò così:’ Non preoccuparti, pusillanime, perché quest’opera non è tua, ma mia.”

                                                                                                     Anna Bella