Acireale / Iftar, festa mussulmana con tanti cattolici, un incontro di culture, popoli e religioni

Sono stato tra gli entusiasti che hanno accolto l’iniziativa della Federazione Islamica della Sicilia, della Città di Acireale, dell’Associazione Costarelli, della Diocesi di Acireale e del Consorzio “Il Nodo” di celebrare l’iftar in piazza Duomo ad Acireale, ieri domenica 2 giugno, presenti mussulmani e non, tra i quali il vescovo mons. Antonino Raspanti e il sindaco Stefano Alì. A pochi giorni dalla conclusione del Ramadan, attorno ai tavoli, in un giorno simbolico per l’Italia, la festa della Repubblica, Acireale lancia un messaggio chiaro di reciproca appartenenza dei popoli all’umano comune (l’espressione è di Angelica Edna Livnè Calò), senza sincretismi, nel rispetto pieno delle individualità culturali e della singolarità delle loro espressioni.

L’identità non contiene necessariamente la realtà del conflitto. Ed è vero che a tavola i popoli si incontrano, dialogano, costruiscono la pace. L’iftar è la rottura serale del digiuno di Ramadan, una festa giornaliera che ha voluto abbracciare tutti coloro, non mussulmani, ma che sono credenti nella pace, quella che si costruisce vivendo insieme, condividendo, imparando la lingua dell’altro, entrando in punta di piedi nel suo mondo. Cous-cous, dolci vari, zuppa di ceci (harira), il thè versato in pregiati bicchieri di colori diversi hanno accompagnato “questo viaggio”, come lo ha definito il sindaco Alì, in un mondo che non è ostile, come purtroppo oggi si tende a dipingere, e che ha regalato alla nostra terra di Sicilia cultura, bellezza e modi di incontro: basti pensare all’architettura della Sicilia occidentale, ai tratti somatici di alcuni siciliani, ad alcuni idiomi del siciliano.

E mentre l’iftar si svolgeva, in Cattedrale e nella chiesa di S. Pietro si celebrava l’Eucaristia della Solennità dell’Ascensione: se per tanti benpensanti questa concomitanza pare essere blasfema, agli occhi del credente di ogni religione essa appare come la manifestazione del linguaggio comune dell’amore in lingue diverse, in suoni e musiche varie, secondo quella “fantasia” molteplice che solo il vero amore sa creare.

Sono rientrato a casa respirando il profumo di popoli in cammino verso la pace, portando con me, insieme agli odori della cena, volti e sorrisi che ho amato e l’incanto di una città, Acireale, che spero si risvegli presto dal suo torpore e accenda di vita il suo barocco e le sue vie celebrando cultura e soprattutto vita.

Carmelo Raspa