Acireale / La Basilica di S. Pietro e Paolo in una preziosa pubblicazione dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso

La Basilica barocca dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella Piazza Duomo di Acireale, è un capolavoro di bellezza artistica, secondo il giudizio di valenti critici d’arte. Merita d’essere conosciuta la sua antica storia. E’ recente la preziosa pubblicazione “Arciconfraternita del SS. Crocifisso in San Pietro Acireale”, che presenta una incisiva copertina in bianco e nero, raffigurante la Basilica e un’antica processione, autore il disegnatore d’arte, dott. Giuseppe Spampinato. E’ stata promossa dal Rettore dell’Arciconfraternita, dott. Gaetano Arcidiacono, in ricordo della conferenza del 12 novembre 2016, finalizzata alla significativa ricorrenza del 350°  anniversario dell’approvazione dei primi statuti.
L’opuscolo s’incentra su tre dotti saggi, rispettivamente del prof. Francesco Calì, del prof. don Giovanni Mammino, dell’avv. Guido Leonardi.

Il primo del prof. Calì, dettagliato, verte su sintetiche note storiche, circa la magnifica Basilica e le sue Confraternite, con l’analisi del complesso iter di tale realtà. Intorno al 1500 sorge la piccola chiesa della confraternita del SS. Crocifisso. Dopo un secolo, in seguito alla decisione d’ingrandimento della Matrice di Maria SS. Annunziata da parte dei suoi governatori, la confraternita del SS. Crocifisso, come risulta dagli Atti del notaio Alfio Grassi, in data 26 dicembre 1602 accetta la proposta di vendita della chiesa da demolire e dei locali annessi, per permettere la realizzazione del progetto. Continuando nella sua attività, dopo poco tempo, la confraternita opta per una nuova chiesa, a breve distanza dalla precedente: attinge a cospicue donazioni e offerte, oltre ad usufruire del contributo della municipalità. Nel 1619, la chiesa è già edificata, ma per l’abbellimento dell’interno si perviene al 1683: operano per primi i pittori Giovanni Fulco e Giacinto Platania; successivamente, Matteo Ragonisi, Pietro Paolo Vasta e Venerando Costanzo.

La copertina della pubblicazione

Il famigerato terremoto del 1693 provoca danni molto consistenti, secondo la testimonianza del canonico Cherubino Alliotta, che rileva la caduta del Cappellone maggiore con le opere del Fulco ed altri danni. E’ a questo punto, nel 1695, che i rettori della chiesa decidono di aggiungere l’artistico campanile, ma a causa di contrasti con le autorità la realizzazione avverrà dopo vari decenni, su disegno architettonico di  Pietro Paolo Vasta. Nel 1740, come si legge nella sommità della porta centrale, si dà corso a lavori artistici della facciata con motivi barocco-classicheggianti, procedendo fino al terzo ordine, su disegno dell’architetto Paolo Amico Guarrera.
Infine, l’interno della chiesa, su disegno dell’arch. Francesco Di Paola Patané, subisce trasformazioni. Contemporaneamente vengono fondate circa una decina di confraternite , legate alla chiesa, ma via via, alla fine del Settecento, si riducono a sette. Attualmente, sono quattro: le confraternite del SS. Crocifisso; del SS. Sacramento; dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino; la Pia Unione delle Guardie d’onore del S. Sepolcro. Inoltre, l’associazione femminile “Milizia dell’Immacolata”.

Il saggio di don Giovanni Mammino traccia la tematica delle confraternite nel Seicento in Sicilia, sotto il dominio spagnolo, conclusosi nel 1713, con la pace di Utrecht. La popolazione siciliana è raddoppiata rispetto al primo Cinquecento, pur essendoci un generale malcontento, che genera le rivolte di Messina, Catania, Palermo, nel 1647;  dopo una ventina d’anni altra rivolta messinese antispagnola, appoggiata dal re francese Luigi XIV, con relativa fuga di parecchie migliaia di profughi. Le campagne  dell’isola, spopolate. Inoltre, nel 1693 il terremoto “Val di Noto” distrugge pressoché totalmente varie città, tra le quali Siracusa, Noto, Catania, Acireale. Le incursioni turche e dei corsari barbareschi, con sede nel Nord Africa, dilaniano la Sicilia, centro strategico del Mediterraneo. Gli Ordini religiosi di Cappuccini,  Gesuiti, Domenicani entrano in campo, per appoggiare la popolazione, assetata di giustizia, attraverso la promozione di confraternite, votate al volontariato libero, impegnato in iniziative sociali miranti alla realizzazione di opere di misericordia spirituale e corporale, specie attraverso la modernizzazione di strutture assistenziali.
Dopo il Concilio di Trento le antiche confraternite dei disciplinati cercano di adeguarsi alle riforme. Contemporaneamente ne sorgono nuove, secondo i decreti conciliari, vertenti su principi di carità; confraternite miste inglobano la presenza di sacerdoti idonei alla formazione: associare la pietà popolare con la diffusione del messaggio evangelico, soprattutto in centri urbani e rurali, dove regna l’analfabetismo. In Sicilia, la riforma tridentina si sviluppa nella sfera devozionale. I gesuiti svolgono un’attività preponderante; tra di essi si distingue padre Luigi La Nuzza, dedito alle missioni popolari.
Le associazioni laiche seguono la predicazione degli ordini religiosi presenti nell’isola: Cappuccini, Francescani, Domenicani, Carmelitani. Rispetto alla parrocchia, centro dei sacramenti, la confraternita, con relativa chiesa, si occupa di un insieme di vita cultuale, specie devozione ai santi, inoltre mutua assistenza verso poveri e malati, durante carestie, guerre, pestilenze e disastri naturali, dal momento che mancano del tutto strutture pubbliche assistenziali. Ad Aci Aquilia, nel 1666, esistono 17 confraternite, con relativo statuto scritto, approvato dal vescovo, che aumenteranno a 23, dopo solo tre anni: 125 abitanti per confraternita.

Il terzo saggio dell’avv. Guido Leonardi è basato, come si legge nella premessa, su documenti conservati nell’archivio della Basilica; è suddiviso in tre parti, riguardanti i tempi. Passato: nel settembre 1666, il vescovo di Catania approva gli statuti, ma in effetti la confraternita risale ad epoca precedente, prima metà del Seicento. Dei Cappellani del recente passato vengono segnalate le figure di insigni sacerdoti: Antonino Maugeri, Sebastiano Giampapa, Guglielmo Giombanco. Al centro del saggio, la bella processione del Venerdì Santo, descritta con accuratezza storica. Secoli fa i cortei penitenziali della Settimana Santa prendevano il via dalla chiesetta della Madonna dei Miracoli, alla fine dell’800 innestata nel Cimitero comunale. Si passa nel 1656 alla novità della processione con “il legno della Croce di Christo e del buono et malo Ladrone”, dalla chiesa del Santissimo Salvatore alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo, secondo la prospettiva organizzativa del gesuita Padre Luigi La Nuzza, predicatore quaresimalista, in Acireale. Questi, di solito nelle sue predicazioni, per coinvolgere i devoti, incentra l’attenzione del popolo sulla scena del Calvario. Nel 1732, l’Arciconfraternita ha in dono, da parte del domenicano P. Pietro Paolo Valerio, l’artistico simulacro di Cristo Morto, che diventa il punto focale della processione. Leonardi riferisce diversi particolari storici di rilievo, in relazione ai tempi. Nel “Presente”, fermo è il proposito dell’Arciconfraternita di annunciare il Vangelo, specie con l’esercizio della carità, mirando a sviluppare il proprio impegno, in prospettiva di catechesi, solidarietà e attività culturale. Secondo l’art. 2 dello statuto, gli  obiettivi si evidenziano in consolidamento della Fede attraverso la “spiritualità della Croce”, che ha il suo momento supremo nella solennità dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, oltre a concretizzarsi nella comunione reciproca tra i confrati. In “Futuro”: valorizzazione della pietà popolare per l’evangelizzazione, secondo i percorsi di papa Francesco  dell’”Evangelii  Gaudium”, e altrettanto, secondo le linee programmatiche del vescovo Antonino Raspanti. Riscoperta l’identità dell’Arciconfraternita, urge la testimonianza di un laicato cristiano, “impegnato e immerso nel suo tempo”.

Nella conclusione il Rettore, Gaetano Arcidiacono, augura vita feconda all’Arciconfraternita, quale centro culturale e spirituale di Acireale. Ringrazia confrati e quanti si prodigano per essa, inoltre l’ossequio va al vescovo Antonino Raspanti; al confrate  Guglielmo Giombanco, vescovo di Patti; al vescovo emerito di Ragusa, Paolo Urso. Incisive le due foto del simulacro di Cristo Morto, e le foto di gruppo.

E’ bene rilevare che per la processione del Venerdì Santo, tradizione eccellente, sarebbe significativa la partecipazione di tutti i cristiani battezzati, in nome dell’ecumenismo e anche del dialogo interreligioso. Ricordiamoci che il fervente luterano Richard Wagner, sommo musicista, in una sua lettera all’ amico catanese, che l’aveva ospitato per un suo soggiorno in Sicilia, attribuisce alla sua partecipazione per la processione del Venerdì Santo in Acireale l’ispirazione della sua sublime sinfonia, l’Intermezzo del “Parsifal”; inoltre, in un articolo di padre Sebastiano Musmeci, pubblicato su Memorie e Rendiconti dell’Accademia degli Zelanti, si parla di questa esperienza di Wagner. Il sacrificio della vita di Gesù Cristo per la redenzione dell’umanità accomuna tutti nell’amore.
Ci auguriamo che l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso possa realizzare in città il Venerdì Santo di comunione universale, secondo il cuore di Papa Francesco

Anna Bella

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Posted by on 15 settembre 2017. Filed under Acireale,Chiesa,Comuni,Cronaca,Cultura,In evidenza. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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