Acireale / La storia del culto e dell’iconografia di Santa Venera illustrati da Fabio Grippaldi al museo diocesano

Venerdì 8 novembre, presso i locali del museo diocesano di via mons. Genuardi n. 16, nell’ambito del programma delle attività culturali, organizzate ad Acireale in occasione dei solenni festeggiamenti novembrini in onore di Santa Venera, si è tenuta la conferenza del dott. Fabio Francesco Grippaldi dal titolo “Santa Venera di Jaci – culto ed iconografia”. L’evento, presentato dalla prof.ssa Simona Postiglione, segretaria della Deputazione della Reale Cappella di Santa Venera, è stato arricchito dagli intermezzi musicali del M° Angelo Maria Trovato. Dopo il saluto del presidente della Deputazione, Santo Di Mauro, il relatore ha preso la parola per evidenziare, anzitutto, la finalità principale della manifestazione, diretta al recupero della memoria di un culto antico, che è dimostrazione del connubio, del legame indissolubile tra Acireale e Venera.

Grippaldi ha precisato che la storia del culto alla Santa, vista la scarsità di documenti, si può ricostruire meglio attraverso l’iconografia. Si passano, quindi, in rassegna gli attributi iconografici di due Sante: “Aghia Paraskevì”, venerata dai cristiani d’Oriente, e “Santa Veneranda”, il cui culto è presente in Occidente. Il martirio della prima è ricordato il 26 luglio, mentre quello di Santa Veneranda il 14 novembre. Forse si tratta dello stesso personaggio. È plausibile, infatti, pensare che con l’avvento dei Normanni avvenne una sorta di latinizzazione del culto di Aghia Paraskevì, (presente in Italia in quei territori che furono l’ultima zona di presenza bizantina nella penisola: Venezia, Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia), che divenne Santa Veneranda/Venera. Vi è infatti troppa coincidenza in molti particolari del racconto del martirio (la tipologia dei supplizi, il nome dell’imperatore romano).

Attraverso tutta una serie di immagini artistiche e particolari del fercolo e della cappella di Santa Venera, il relatore ha illustrato come arriva il culto ad Acireale, ricordando come lo studioso acese Saro Bella nelle sue ricerche abbia dimostrato che già nel 1200 esisteva a Catania una chiesa dedicata al culto di Santa Venera; culto che poi si sviluppa in zona Reitana nel ‘400, in occasione della famosa “fiera franca”. Qui c’era la festa, ma mancava un’immagine della Santa, per cui nel 1642 si incarica il pittore acese Giacinto Platania di realizzare un quadro, che oggi si trova nella sagrestia della Cattedrale, per il quale l’artista trasse spunto dalla cinquecentesca statua di Santa Caterina (di origine veneziana). Con il ‘600 lo stile barocco conquista la città e le sue strade, condizionando anche il modo di fare festa. Le città siciliane manifestano la loro opulenza anche attraverso le feste. Ecco che viene, quindi, realizzato dal messinese Mario D’Angelo il busto reliquiario di Santa Venera (1655), che si caratterizza per la bellezza del panneggio reso dall’argento. “Secondo me la statua più bella che esiste in Sicilia per la delicatezza del volto e l’espressività, dolce e severa allo stesso tempo”, afferma Grippaldi. Negli anni a seguire si registrerà, da parte di vari autori (fino all’800), una trasposizione in pittura dell’immagine del busto. Diverse, invece,  sono l’iconografia adottata da Antonio Filocamo (1711) per la Cappella di Santa Venera, quella proposta qualche anno più tardi da Pietro Paolo Vasta, fino ad arrivare all’affresco di Giuseppe Sciuti nella navata centrale della Cattedrale (sec. XX) ed alla recentissima opera di Giuseppe Giuffrida per il palazzo comunale (2013) , in cui la città di Acireale è posta proprio all’ombra della Santa. Un rapporto che viene poeticamente reso con questa immagine da Grippaldi: “la A di Acireale mi sembra l’ombra proiettata dalla V di Venera”.

Da sinistra: Di Mauro, don Fresta, mons. Mammino, Grippaldi, Iannuli, Postiglione, Pulvirenti

Ha concluso il Vicario generale della diocesi di Acireale, mons. Giovanni Mammino, il quale nel suo intervento ha manifestato il proprio apprezzamento per il lavoro di squadra, messo in campo da quanti si sono impegnati per realizzare l’esposizione allestita presso il Museo diocesano, in una prospettiva di cammino ecclesiale. “Ripensare e riappropriarci di questo culto, senza lasciarlo al passato: una mirabile impresa, a cui hanno contribuito tante persone. Bisogna che vengano ancora unite le nostre forze per incrementare il culto a Santa Venera, che ci spinge ad essere discepoli di Gesù”.

Erano presenti all’evento anche il vicepresidente della Deputazione della Reale Cappella di Santa Venera, Salvo Iannuli, il cappellano, don Mario Fresta, e il “mastro di vara”, Alfio Pulvirenti.

Guido Leonardi