Acireale / L’assessore Oliva sul “Patto delle Aci”: “In parte è stato un fallimento, ma si cerca di rimediare”

Ci sono occasioni di sviluppo che non si ripetono facilmente. Ci sono occasioni di sviluppo però che, se non prese dalla giusta angolazione, possono diventare una piaga permanente. In occasione del recente incontro organizzato dal circolo acese Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), l’assessore all’economia del Comune acese, Alessandro Oliva, ha riportato alla luce il caso “Patto delle Aci”.
In cosa consiste il “Patto delle Aci”?
«Si tratta di un finanziamento che arrivò nel 1999, ma non si concretizzò in quell’anno per varie vicissitudini. Col Patto all’inizio del 2000 erano stati presentati 84 progetti. Si andava oltre il limite massimo dei 100 miliardi delle vecchie lire, quindi buona parte dei progetti, dopo una graduatoria,

L'assessore Alessandro Oliva

L’assessore Alessandro Oliva

vennero scartati. Nell’implementazione reale, nel 2004, ne furono scartarti altri 13 per via dei fondi che furono un po’ ridotti. Quando iniziò a concretizzarsi il patto vero e proprio, ci fu un ulteriore riduzione dei finanziamenti. Nel contempo i progetti presi in considerazione nei 6 Comuni del comprensorio delle Aci (ovvero Acireale, Acicatena, Acicastello, Aci Sant’Antonio, Sangregorio e Valverde), vennero visti da un altro punto di vista: una riduzione del pro quota di tutti i singoli progetti. Durante l’approvazione del pro quota però 9 progetti furono scartati e due rifiutarono la riduzione. Allora le aziende furono 41, ma da allora i lavori completati furono 21».
Perché si parla di questo “Patto delle Aci” come di un Patto riuscito solo in parte?
«Questo progetto fu in parte un fallimento visto che i posti di lavoro erano pochissimi rispetto alla programmazione originale. L’errore è stato nel momento in cui c’è stata l’ulteriore riduzione dei fondi: l’assemblea del Patto avrebbe dovuto far scorrere la graduatoria e scartare tutti quelli che avevano rinunciato. Non l’hanno fatto e si sono persi i fondi, si sono investiti 29 milioni e si sono persi 21 milioni, soldi che sul territorio non sono arrivati, non sono state assunte persone e così il Cipe, o meglio il Ministero delle attività produttive, li ha trattenuti».
Che fine hanno fatto i fondi trattenuti, è possibile usufruirne e sfruttarli per il territorio?
« In questi giorni il sindaco Roberto Barbagallo è stato più volte al Ministero, sta cercando di recuperare una parte di questi fondi, ma non più per destinarli alla graduatoria passata, ma alle opere pubbliche importanti che fanno parte del comprensorio territoriale delle Aci . Non dimentichiamo che nel Patto territoriale il comune capofila era Acireale, ed il soggetto responsabile era ed è il sindaco di Acireale».

Assessore Oliva (FILEminimizer)Il Patto delle Aci quindi è un progetto in parte riuscito, invece un progetto che si può considerare un fallimento…?
«Una cosa che pochi sanno: c’è stato un momento in cui ad Acireale è stata sviluppata la zona franco urbana che ha visto interessate diverse aree urbane che sono state segnate sulla mappa tenendo conto non dei quartieri, ma di strade. Con le zone franco urbane gli imprenditori che intendono investire in quell’area non pagano le tasse né i contributi per un periodo, ed è una cosa positiva per chi investe. Il problema però è che ci sono zone, come corso Sicilia, in cui un lato della via è zona franca e l’altro è zona urbana. All’epoca la mappa delle zone è stata disegnata e presentata dall’assessorato allo sviluppo socio-economico del Comune di Acireale. L’opposizione in quel momento si è dimostrata contraria, ed ancora c’erano dei dati che sono emersi solo dopo la presentazione. Il progetto venne presentato senza una valutazione complessiva e senza presentare i dati reali».
E oggi che tipi di sviluppi ci possono essere per questi due progetti?
«Per quanto riguarda il progetto della zona franco urbana non ci sono soluzioni. Non si può più tornare indietro ormai: è un decreto che è stato emanato a suo tempo e noi ce lo siamo sorbiti con le scelte sbagliate che ne sono derivate. Non tutto è dovuto alla politica ma anche agli imprenditori che non sono sensibili, non sono presenti, non si fanno portatori di interessi se non dei propri, perché l’imprenditore guarda ai soldi e al successo personale. Ci vorrebbe un po’ più di sensibilità in questa città. E guardando a ciò che si può fare oggi per i finanziamenti perduti col “Patto delle Aci” spero che il sindaco Barbagallo riesca a recuperare almeno parte dei fondi».

Ileana Bella

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Posted by on 5 giugno 2015. Filed under Acireale,In evidenza,Politica,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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