Acireale / L’Associazione artigiani acesi sulla crisi del settore: “L’importanza delle maestranze e dell’acquisto dei materiali lavorati sul posto”

Molto attiva è l’Associazione Artigiani acesi, sorta ad Acireale alla fine degli anni Cinquanta, su iniziativa dell’artigiano De Vita.
Nel 2009, il presidente, cav. Rosario Lizio, in carica permanente dal 1982, con l’accordo di tutto il direttivo, con le entrate di una cappella cimiteriale, comprò nel centro storico, in via Marzulli, un’antica casa, per adibirla ad  accogliente sede di numerosi soci e per incrementare l’attività dell’Associazione, specie con la bella iniziativa, da lui stesso ideata nel 1994, della mostra dei presepi artistici, finalizzati a mettere in luce il mistero del Natale.

I membri del direttivo insieme alla nostra Anna Bella

Nel settembre scorso, a novant’anni, è venuto a mancare il presidente Lizio, carrista di primo piano nel Carnevale acese. Il nuovo presidente è l’artigiano del vetro e del metallo, Filippo Consoli, coadiuvato da un direttivo molto efficiente: vice presidente, Carmelo Pittera, falegname; segretario, Salvatore Pappalardo, artigiano segantino; consiglieri, Antonino Garozzo, produttore di stucchi e controsoffitti; Vincenzo Bombace, imbianchino.
Il direttivo si presta per un’amichevole chiacchierata.
L’artigianato, secondo l’opinione pubblica, è in crisi. Secondo voi, potrebbe rinascere questa attività, un tempo tanto pregevole in Acireale?
“Sì, a condizione che la popolazione italiana prenda coscienza dell’utilità delle maestranze nei suoi vari settori. L’ideale sarebbe l’acquisto da parte dei concittadini di materiale lavorato in loco. Le industrie italiane si sono spostate in Paesi poveri, specie dell’Est, dove la manodopera costa meno. Ci vorrebbe per noi l’appoggio politico. Inoltre, la scuola dovrebbe far fare esperienza di vita artigianale agli studenti, ma purtroppo non avviene.”
In Acireale, quale tipo di vita artigianale riesce ad essere positiva o addirittura fiorente?
“La situazione è molto complessa, sia per carenza di lavoro, sia per carenza di personale preparato. Mettere in regola un operaio è questione molto esosa; non regolarizzarlo, crea situazioni ambigue nel mondo del lavoro. Si richiederebbe maggiore correttezza nell’utilizzo dei materiali”.

                       Anna Bella

You must be logged in to post a comment Login