Adam fecit – 2 / Nella Genesi troviamo i fondamenti dei calendari moderni

Nella seconda puntata della sua nuova rubrica, Nino Ortolani ci spiega come i fondamenti dei più sofisticati calendari antichi e moderni trovino la loro origine nientemeno che nella Genesi, nel momento in cui Dio crea il Sole e la Luna.

La creazione del cosmo (Duomo di Monreale)

“In principio creavit Deus…” (Gn 1,1). Espressione contestata da alcuni scienziati del recente passato. Recenti ricerche astronomiche hanno determinato il tempo trascorso, nell’ordine di alcuni miliardi di anni, dalla nascita dell’Universo.

“Fiat lux”: e la luce fu… primo giorno (Gn 1,3-5). Così Dio creò il tempo. Infatti la luce, con la sua velocità, ci parla di tempo: un secondo il tempo necessario perché arrivi a noi l’immagine della Luna, otto minuti quella del Sole e alcuni anni perché arrivi a noi l’immagine della stella più vicina.

“Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte, servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni… Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte e le stelle” (Gn 1,14-16). Queste “due luci grandi”, che sappiamo essere il Sole e la Luna, non vengono nominate dall’autore sacro perché non considerate divinità, come avviene per i popoli vicini.

Uscito Mosè col suo popolo dall’Egitto, circa mille anni a.C., essendo vissuto nella casa del Faraone ricorda sicuramente le nozioni sulla misura del tempo: gli orologi solari e soprattutto il calendario. Tra i popoli vicini, i Babilonesi avevano fatto molti progressi nelle conoscenze astronomiche. Essi conoscevano i periodi dei pianeti con una certa precisione, avevano ampie tavole dei moti del Sole e della Luna ed erano in grado di predire la luna nuova e le eclissi con una approssimazione di pochi minuti. Il loro calendario era lunare. Esso fu usato dagli Ebrei, dai Greci e dai Romani fino a quando fu adottato il calendario Giuliano.

Gli Egiziani adottarono, presumibilmente nel 4.241 a.C., un calendario civile di 365 giorni per anno. Essi pervennero alla stima della lunghezza dell’anno solare osservando la stella Sirio. Questa stella in un certo giorno dell’estate sorge prima dell’alba: ciò costituisce un segnale della imminente inondazione del Nilo e questo giorno è considerato l’inizio dell’anno. Il loro calendario fu adottato da Giulio Cesare nel 45 a.C., ma l’anno fu trasformato in 365 giorni e sei ore, con l’aggiunta cioè di un giorno ogni quattro anni, seguendo il consiglio dell’astronomo alessandrino Sosigene.

Nino Ortolani

 

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