Adam fecit – 6 / Dall’inclinazione sul piano dell’eclittica dipendono tutti i fenomeni astronomici del sistema solare


Siamo ormai in primavera (almeno astronomicamente), mentre il raggio di sole sulla meridiana della nostra Cattedrale corre speditamente verso l’estremità sud, dove giungerà per il solstizio d’estate. Nell’attesa di tale evento, l’ing. Ortolani ci illustra ciò che avviene nel frattempo in cielo, e lo fa in termini così semplici e chiari, da essere comprensibili anche per un bambino delle scuole elementari.

In questo mappamondo sono visibili le linee dell’equatore, dell’eclittica e del meridiano principale

“Le stelle sono tante, milioni di milioni…”. Tutti conoscono questo motivetto, pochissimi hanno cercato di contare le poche stelle visibili in città; ancora meno sono quelli che, col cielo limpido in montagna, hanno osservato la Via Lattea: una infinità di stelle che formano la nostra galassia (dal greco gàla = latte). Il Sole si sposta in essa a una velocità di oltre 200 km/sec trasportando nella sua corsa la Terra e gli altri pianeti come la chioccia con i suoi pulcini.

Da tempi immemorabili l’uomo ha dato molta importanza alle osservazioni celesti e, collegando tra loro alcune stelle, ha dato origine alle costellazioni. Alcune di esse, le costellazioni dello Zodiaco, rivestono particolare importanza perché legate alle stagioni: Ariete, Toro, Gemelli / Cancro, Leone, Vergine / Bilancia, Scorpione, Sagittario / Capricorno, Acquario, Pesci.

Tra tutti i corpi luminosi alcuni si muovono nel cielo delle stelle fisse lungo una fascia costituita dalle costellazioni dello Zodiaco. Visibili a occhio nudo perché luminosi come stelle di prima grandezza, i pianeti Mercurio e Venere brillano nel cielo, rispettivamente, poco prima dell’alba o poco dopo il tramonto essendo più vicini al Sole rispetto alla Terra; Marte, Giove e Saturno risultano esterni all’orbita terrestre e si possono ammirare anche a notte fonda. Questi cinque pianeti, i cui nomi sono noti grazie ai giorni della settimana e alla mitologia, sono stati osservati scrupolosamente fin dalla lontana preistoria.

Da quando Galileo ha usato il cannocchiale sono state fatte molte altre scoperte: i satelliti di Giove, i pianeti Urano e Nettuno e, da ultimo, l’affascinante Plutone con la sua orbita molto inclinata rispetto al piano dell’Eclittica. Con il perfezionamento delle tecniche di osservazione e con l’uso di telescopi sempre più potenti sono state scoperte tante stelle circondate da pianeti analogamente al nostro sistema solare, nonché tantissime altre galassie. L’osservazione a occhio nudo, purtroppo, non desta molto interesse nonostante sia la più accessibile; essa ci permette di seguire molti fenomeni celesti e in particolare le fasi lunari.   

Seguendo il movimento della Luna si può determinare, indirettamente, il percorso del Sole nel suo moto apparente lungo la sfera celeste. Le posizioni da esso occupate stanno su un piano chiamato “Piano dell’Eclittica”, che indicheremo con PE. Nella fase di Luna Nuova, il nostro satellite si trova tra la Terra e il Sole e, se i centri dei tre corpi risultano allineati, si verifica l’eclisse di Sole: si vedrà il disco luminoso della nostra stella intaccato da un disco nero che avanza lentamente fino a uscire dal lato opposto. Nella fase di Luna Piena è il nostro pianeta che proietta il cono d’ombra nello spazio e se la Luna attraversa tale cono si verifica l’eclisse di Luna. Se la traiettoria della Luna facesse parte del PE si avrebbe ogni mese una eclisse di Sole e una di Luna. Ma il piano su cui giace il percorso lunare è inclinato di circa 5° rispetto al PE, per questo sono rare le eclissi.

Immaginando di osservare la Terra da una nave spaziale molto lontana, si vedrebbe come una trottola ruotare attorno al proprio asse. In tale movimento rotatorio il piano equatoriale risulta inclinato  rispetto al PE di un angolo di poco maggiore di 23°. Tale angolo descritto da Vitruvio nel capitolo nono del “De Architectura” è utilizzato per la determinazione dell’analemma, ovvero per la costruzione grafica dell’orologio solare su superficie piana.

Nino Ortolani