Agricoltura / Diminuite le imprese, cambiati i consumi. E’ rivoluzione: in aumento prodotti bio e giovani imprenditori in verde

Moderna ma con solide radici nel passato, più forte di altri comparti eppure ancora sottoposto a rischi importanti. Tutto sommato notevolmente diversa dall’immagine bucolica ancora diffusa nell’opinione pubblica. L’agricoltura italiana si dimostra essere un settore che è tutto questo e, soprattutto, un comparto sul quale l’intera economia può fare affidamento. Lo dicono periodicamente i numeri restituiti dalle statistiche e, adesso, anche uno studio che Nomisma ha predisposto in vista dell’edizione 2018 della Fieragricola di Verona, ancora oggi il più importante appuntamento nazionale per le imprese dei campi che nei prossimi giorni aprirà i battenti.

Bastano pochi numeri per capire molte cose. In dieci anni l’agricoltura ha perso circa 180mila imprese e l’8% della forza lavoro. All’opposto, in dieci anni il valore aggiunto è cresciuto del 3,9% e, soprattutto, il valore medio della produzione per azienda è aumentato del +88%. In altre parole, sembra che vi sia stata una forte selezione fra le imprese agricole: molte hanno chiuso, quelle che sono rimaste si sono fatte economicamente più solide e grandi. In effetti i numeri indicano proprio questo.

“L’uscita dal mercato in dieci anni di quasi il 20% delle imprese agricole, in buona parte a conduzione diretta – dice una nota di Fieragricola-Nomisma -, ha coinciso con diversi salti di qualità: dal valore della produzione, alla crescita (del 58%) della superficie media per azienda, alla produttività che, con 36mila euro per addetto, è oggi quasi il doppio rispetto alla media Ue”. E non basta, perché pare siano cresciute anche le imprese a conduzione femminile (il 20% del totale contro una media Ue del 13%) e quelle gestite da giovani agricoltori con meno di 35 anni di età.

Certo, intanto è cambiata quella che gli esperti indicano come “struttura dei consumi”. Un fenomeno determinato, fra l’altro, anche da una congiuntura che non è stata sempre favorevole. Nomisma parla di una “rivoluzione” provocata dalla diminuzione dei consumi alimentari (-10,7% in media), con punte legate a prodotti più voluttuari (-13% per vino e alcolici) ma alla quale ha fatto da contrappunto la crescita degli acquisti di alimenti biologici oppure di quelli a marchio (+87%). Con meno soldi in tasca, gli italiani pare abbiamo imparato a selezionare e scegliere con più accuratezza. Senza contare gli scambi con l’estero che, proprio lo scorso anno, hanno fatto vedere tutta la loro dicotomia. Mentre nell’agroalimentare si è arrivati al traguardo dei 40 miliardi di euro di vendite, per i prodotti agricoli in senso stretto ci si è fermati a 6,6.

“Per l’agricoltura la crisi ha fatto da acceleratore nella struttura, nei processi e nella competitività delle imprese agricole italiane”, dice Nomisma che paragona il periodo difficilissimo attraversato dai campi e dalle stalle italiane “alla stregua di un selezionatore naturale che ha sostanzialmente espulso le aziende più deboli, quelle meno strutturate e organizzate, ma anche chi non è riuscito a intercettare le tendenze di una domanda profondamente cambiata”. Anzi, c’è chi proprio in vista della manifestazione di Verona ha già detto che “rispetto ad altri settori, come l’intero manifatturiero o le costruzioni, il nostro primario ha reagito prima alla recessione, cercando di irrobustirsi e innovarsi”, ammettendo tuttavia che il settore è in mezzo al guado e che comunque occorrono strumenti nuovi dal punto di vista finanziario e di gestione dei rischi.

La Coldiretti Giovani Impresa rivela che è boom di giovani in agricoltura. Secondo le statistiche l’Italia con 53.475 imprese agricole italiane condotte da under 35 è al vertice in Europa nel numero di giovani in agricoltura, con un aumento del 9% nel terzo trimestre 2017. Ad affermarlo è la stessa Coldiretti in occasione dell’apertura della Fiera Agricola di Verona.

Ed è proprio così: l’agricoltura nonostante la crisi resiste, cambia pelle e sostanza, muta prospettiva, va avanti. Ma niente deve essere dato per acquisito e scontato.

Andrea Zaghi

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