Alternanza scuola-lavoro / Interessante e coinvolgente la visita alla mostra dedicata alla “Grande Passione di Cristo” con le stampe di Dürer e il percorso delle tre basiliche acesi

Si avviano a conclusione le attività di alternanza scuola-lavoro effettuate quest’anno presso la nostra redazione con alcuni ragazzi dei licei cittadini “Gulli e Pennisi” e “Archimede”. L’ultima delle attività di un certo rilievo effettuata al di fuori della redazione, è stata la visita alla mostra su Albrecht Dürer presso il Museo diocesano. Perché oltre alle attività svolte in redazione, con simulazioni di giornalismo vere e proprie, sia sul piano teorico che operativo, si è cercato di andare a caccia di spunti su cui scrivere cogliendo al volo tutte le occasioni offerte dai luoghi artistici e tipici della nostra città, o dagli eventi che vi si svolgevano.

Il frontespizio della “Grande Passione” di Durer e una stampa

Abbiamo fatto una sintesi delle osservazioni e delle impressioni messe nero su bianco dai vari studenti, in merito a tale argomento, che sono stati accompagnati lungo il percorso espositivo dalle bravissime guide Anna e Maria Coco.

Gli studenti con la guida Anna Coco all’interno del Museo diocesano

«A maggio ci siamo recati al Museo Diocesano di Acireale, dove è in corso una mostra dedicata ad Albrecht Dürer. Infatti recentemente sono pervenute dalla Biblioteca centrale della Regione Siciliana le “dodici stampe della Grande Passione” di Dürer. Esse sono state realizzate nel Sedicesimo secolo e sono riconosciute per il segno molto preciso e per una grande quantità di dettagli. Oltre alle stampe dell’incisore tedesco, nella mostra l’opera che può essere considerata più importante è sicuramente la “Maddalena” di Pietro Paolo Vasta, un’opera pressoché sconosciuta che è esposta al museo solo per un periodo di tempo limitato. Tra le altre opere possiamo trovare anche la “Pace in avorio” e la tavola della “Pietà”, due opere del Quindicesimo secolo provenienti da Randazzo. La prima, realizzata con materiali preziosi, è una tavoletta impreziosita da una reliquia, la seconda è invece una delle opere più rappresentative della pittura siciliana del ‘400.» (Gabriele Russo)

La “Pace d’avorio” del XV secolo

«Alla visita del museo diocesano di Acireale ha fatto seguito l’itinerario delle tre basiliche acesi dedicato alla Passione di Cristo: la Cattedrale, la Basilica di San Pietro e San Paolo e infine la Basilica di San Sebastiano.

Nella prima, sono presenti degli affreschi di Paolo Vasta e Giacinto Platania nella parte sinistra del transetto. La seconda chiesa è notevolmente più piccola della prima, di stile barocco, ed è identificabile come la chiesa delle illusioni: difatti dall’esterno la chiesa sembra composta da tre navate, ma appena entrati ci si rende conto che la navata in realtà è una sola; l’altra illusione riguarda le colonne pitturate che sembrano essere in marmo; l’ultima è il presbiterio che sembrerebbe sovrastato da una cupola, ma in effetti dall’esterno si può notare che non c’è nessuna cupola; inoltre è anche presente, all’interno della chiesa, una statua di Cristo alla colonna che sembra essere in legno, ma in realtà è in cartapesta. La terza basilica, che è di dimensioni maggiori della precedente, è stata inizialmente affrescata da Baldassarre Grasso, maestro di Paolo Vasta. Dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della chiesa, l’incarico della ripitturazione fu affidato al Vasta. Le due lunette alle estremità del transetto sono state affrescate da due artisti differenti: quella a sinistra da Paolo Vasta, mentre la seconda da Venerando Costanzo. Tutto ha avuto inizio con una gara tra i due. Paolo Vasta era un artista emergente, mentre il Costanzo rivendicava il suo diritto di affrescare anche il presbiterio, dato che parte della chiesa era già stata affrescata dallo stesso.» (Elisa Grasso – Gabriele Russo)

Il gruppo degli studenti davanti alla “Maddalena” di Paolo Vasta

«Nei giorni 30 aprile e 6 maggio abbiamo visitato la mostra del Museo Diocesano di Acireale “Passio Domini Nostri Jesu” sulle xilografie di Albrecht Dürer e le basiliche di Acireale, nelle quali prosegue il medesimo percorso artistico. Nella prima visita, quella alla mostra di Dürer, incentrata sulla tematica della Passione di Cristo, oltre che le opere del pittore tedesco abbiamo visto altre opere interessanti di artisti nostrani, tra cui un’importante opera del Vasta raffigurante la “Maddalena”, ritenuta da molti il capolavoro del pittore acese, mostrata per la prima volta al pubblico, in quanto custodita gelosamente da molti anni dai padri dell’Oratorio di San Filippo Neri.

Gli aspiranti giornalisti ammirano il “Cristo alla colonna” all’interno della basilica di S. Pietro

Nel secondo incontro abbiamo visitato: la Cattedrale di Maria Santissima Annunziata, la Basilica Collegiata di San Sebastiano e la Basilica Collegiata dei Santi Pietro e Paolo. Nella Cattedrale la guida ci ha mostrato gli affreschi presenti nella chiesa, principalmente di Pietro Paolo Vasta e Giacinto Platania. In seguito siamo andati nel piccolo museo che è presente nei locali della sacrestia, dove abbiamo potuto vedere alcune opere e reliquie lì conservate. Nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo ci siamo soffermati sulle varie illusioni che la chiesa presenta, a partire dalle navate, che dall’esterno sembrano tre, ma che effettivamente è una sola. Inoltre abbiamo visto la statua in cartapesta del Cristo morto che viene portata in processione il venerdì santo. Infine nella Basilica di San Sebastiano abbiamo visto le molte opere di Paolo Vasta, Matteo Ragonisi, Vito D’anna e Francesco Patanè. La visita delle basiliche fa parte del percorso della mostra “Passio Domini Nostri Jesu”, collegata dalle molte opere riguardanti la passione di Cristo che sono presenti all’interno delle suddette Chiese.» (Vittorio Buscemi – Michelangelo Marino – Dario Panebianco)

La copia della Sacra Sindone esposta nella chiesa di S. Sebastiano

Da parte nostra, vogliamo aggiungere a quanto detto dai ragazzi, che hanno colto gli elementi salienti delle due visite – molto coinvolgenti e ricche di spunti – e, soprattutto, ciò che ha maggiormente attratto la loro giovanile attenzione, che la visita della basilica di S. Sebastiano si conclude con l’ostensione di una copia della Sacra Sindone realizzata a Torino nel 1644 e tratta direttamente dall’originale.

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