Artistica / Dal silenzio affiora Morandi A Roma: al Complesso del Vittoriano in mostra 150 opere

“Giorgio Morandi 1890-1964” è il titolo della straordinaria mostra in corso a Roma presso il Complesso del Vittoriano. Un’occasione unica per rivivere il percorso artistico, intellettuale ed umano di un grande artista del secolo scorso e riscoprire, attraverso le sue opere, il valore del silenzio, del ricordo lontano, degli oggetti polverosi. Ed è Mostra-Giorgio-Morandi-Roma-2015curioso che l’esposizione sia proprio al centro di Roma, tra gli stridori convulsi del traffico cittadino ed il fluire fugace del tempo; il luogo del Vittoriano, circondato dalle rovine dell’antichità appare come un’oasi di pace immersa nella pittura moderna e meditativa del maestro bolognese. Circa 150 opere, di cui 100 dipinti, che nella loro sorda ripetizione dei temi dal sintetico titolo “Natura morta”, “Paesaggio”, “Fiori”, ci conducono tra i paesaggi della memoria alla scoperta della vita colta nella sua semplicità, sorpresa emozionante della quotidianità silente.

La pittura di Morandi ha come matrice unicamente due luoghi: Grizzana, un piccolo paesello sperduto sull’appennino tosco-emiliano e la finestra della sua stanza. Ed è da quella finestra aperta su un cortile, che la luce penetrava adagiandosi su un tavolino su cui erano poggiati pochi oggetti di uso comune impolverati dal tempo: bottiglie, bicchieri, piccole tazze; Morandi li osservava, ora da vicino, ora da lontano, registrando con l’occhio l’effetto smaterializzante del sole, i mutamenti e le variazioni delle ombre. Nascevano le Nature Morte, o per dirla all’inglese Still Life, ovvero Vita Silente come amava chiamarle Giorgio De Chirico. La sezione dedicata alle nature di Morandi, si configura come un viaggio fiabesco nel sustrato naturalistico dell’artista bolognese, una poesia ermetica, una meditazione Zen che ha nel colore pastoso e soffuso la sua carica simbolica di rivelazione della realtà-irreale.

La bottiglia, la caffettiera, il boccale, la pipa sono come purificati della loro massa e diventano ora linea di contorno, ora colore piatto; è come se i loro volumi cedano al peso dell’atmosfera e la luminosità, prima forte e diffusa, diventa sommessa e così i toni e le cromie si trasformano in ricordanza malinconica e l’oggetto, solitario e scarnito, adombra un passato remoto. Queste opere non traducono solo una visione soggettiva, ma proprio quelle cromie tenui, quelle zone di ombra, la plastica prospettiva rivelano la complessa erudizione di Giorgio Morandi; nelle sue creazioni è evidente la presenza dello studio dei grandi artisti del passato: c’è Giotto, c’è Pollaiolo, c’è Masaccio ma c’è soprattutto Piero della Francesca, ma forte è la lezione di Cezanne e degli impressionisti francesi.

La sezione dedicata ai “Paesaggi”, o meglio a Grizzana, rappresenta il punto di incontro tra la fantasia dell’artista ed il tratto sintetico e pastoso della ricerca pittorica. “Una visione non idillica, non accogliente, di un paese, la cui linea d’orizzonte, improvvisamente tumefatta, come una onda che sta per frangersi, sbatteva contro un cielo vasto di solitudine senza approdi, mentre pochi arbusti, quatti e butterati presso capanne cieche, consegnavano una stessa accorata, irraggiungibile lontananza”, così commentava Cesare Brandi. Un’ampia sezione della mostra è dedicata all’incisione all’acquaforte, una tecnica particolarmente apprezzata da Giorgio Morandi (tra il 1927 del 1934 realizza circa ottanta lastre), che diventa professore di incisione presso l’Accademia di Bologna dal 1930 al 1956. La produzione grafica si colloca nel solco del percorso di astrazione e di riflessione intellettuale sulla contrapposizione oggetto-soggetto, che non avviene più attraverso la pittura, ma attraverso la sovrapposizione dei tratti. I temi affrontati sono gli stessi, ma diversa è la grammatica come “la Strada bianca” dove è la totale assenza dei segni a definire la strada stessa.

Adolfo Parente