Concerti / Fiorella Mannoia emoziona Taormina con canzoni e considerazioni sulla vita

Determinata, elegante, dalla voce possente, ha reso il suo concerto un momento di musica e di attenzione alle tante problematiche del sociale. Fiorella Mannoia si è esibita, sabato 17 agosto, al teatro antico di Taormina, in una serata che ha regalato emozioni ai presenti non esclusivamente per le sue canzoni, ma anche perché l’artista ha condiviso con gli stessi i propri pensieri sulle diverse forme di difficoltà e sofferenza che si provano nella vita, oltre che sull’amore in ogni sua forma.

E tutto questo senza appesantire l’appuntamento canoro, che ha registrato un’ampia adesione, ma rendendolo ricco di sensazioni in relazione ai pezzi eseguiti. Una prima parte tutta di riflessione con Il peso del coraggio, Il senso, Imparare ad essere una donna, Anna siamo tutti quanti, che ha suscitato un particolare applauso del pubblico alle parole “Sono uomini e donne e piroscafi  e bandiere viaggiatori viaggianti da salvare”, testo de I treni a vapore.

La voglia del pubblico di esprimere il proprio consenso ha abbracciato la musica che ne è diventata portavoce. Alternato ad esse un pezzo sempre verde, Come si cambia, al quale è seguito un momento più ritmato con Eri piccola così di Fred Buscaglione. Spazio dedicato a Ivano Fossati, – “Il nostro rapporto non si è mai interrotto”- ha dichiarato la cantante, con Lunaspina e Penelope, quest’ultimo contenuto all’interno dell’album Personale. Di cover lungo la serata ci  sono state Povera patria, di Franco Battiato, che ha suscitato una standing ovation, Sally, di Vasco Rossi e Sempre per sempre di De Gregori. Per ogni esibizione un’introduzione da parte della Mannoia degli argomenti, che non aveva alcuna pretesa di giudizio ma soltanto di analisi e di espressione della  forza di migliorare. Così per Carillon, Nessuna conseguenza e In viaggio. In quest’ ultima, una lettera immaginaria ad una figlia che si allontana per compiere il suo percorso, la Mannoia ha inserito riflessioni sui giovani che lasciano i genitori per trovare terra migliore, sul Sud d’Italia che “Non era povero, ma ricco e opulento, saccheggiato e poi lasciato solo a sé stesso”, facendo riferimento al libro di Pino Aprile, Terroni.Sul perché le donne non si ribellino ancora alla violenza domestica che subiscono si è interrogata la cantante. Non ha saputo darsi una risposta, ha espresso un dubbio nel suo dire “Io non so, forse perché abbiamo un istinto materno a volte malato”, ma soprattutto un desiderio, quello che ciascuno “parli con i figli di questi delicati argomenti per ricominciare…”. Ha alternato pezzi classici e più lontani nel tempo, come Caffè nero bollente, a quelli più recenti quali Combattente e Che sia benedetta. Con E siamo ancora qui e Le parole perdute si è avviata alla conclusione, avvenuta con due pezzi famosissimi: Quello che le donne non dicono e Il cielo d’Irlanda.

Il concerto organizzato da “Puntoeacapo”, con la direzione artistica di Nuccio La Ferlita, ha visto la band composta da Alessandro De Crescenzo e Max Rosati alle chitarre, Carlo di Francesco alle percussioni, Diego Corradin alla batteria, Luca Visigalli al basso e Claudio Storniolo al pianoforte e tastiera.

Rita Messina