Concerti / Jovanotti spopola ad Acireale con don Chisciotte

 

Una costellazione di migliaia di persone – volendo utilizzare il linguaggio dello stesso Lorenzo Cherubini – che ha brillato tutta la serata e lo ha accompagnato durante il suo spettacolo, come se il pubblico fosse stato uno spettacolo nello spettacolo offerto al “Pal’Art” di Acireale. Camaleontico, poliedrico come sempre, Jovanotti, alternando indosso abiti luccicanti, bislacchi e colorati che bene lo rappresentano nell’animo, ove si rispecchia quell’amore esplosivo che manifesta per la vita, un vero e proprio inno.

Una scaletta molto ricca di 28 brani, che non è solo un tuffo nel passato, ma segue la trasformazione di quei ragazzi divenuti uomini, genitori, finanche nonni, costituenti il primo nucleo del suo pubblico di fans, una scaletta equilibrata, adatta a tenere alta l’attenzione. Un ragazzo “eterno”, Cherubini, sotto certi aspetti, in quanto conserva il fanciullino che dovrebbe essere in ognuno di noi ma che spesso si affievolisce fino a scomparire; versatile, ha avuto la capacità di rimanere sulla cresta dell’onda fluttuando e navigando attraverso intere generazioni. Un allestimento tecnico sorprendente, una coreografia mozzafiato, lucine sparate ovunque e dai mille colori, lampadari sfarzosi che arredavano il “Pal’Art”, quasi come fossero dei soldati. Predisposti frontalmente a file di 5 tra il lato destro e il sinistro e sul palco 3 di cui uno primeggiava in quanto sospeso più in basso; questi si muovevano in maniera armonica in sù e in giù per creare scenografie diverse e assecondare le musiche.
Ma la cosa più strabiliante è stata la passerella, quando al 13° brano, “Dj set”, la passerella si è spostata in avanti trasportando Jovanotti, sotto lo sguardo sbalordito dei fans che lo acclamavano, nella parte opposta del palco, per lasciarlo lì con la sua tastiera; in questa circostanza il cantante ha potuto parlare e ricordare dei suoi 35 anni di dj e dei 30 di concerti. Non sono mancate le dichiarazioni d’amore per la “Sicilia bedda” ed i suoi isolani, così accoglienti; per non parlare poi degli apprezzamenti fatti sui cibi, in primis le granite e tutti i doni di madre natura, apprezzamenti nei confronti di questa terra meravigliosa dove splende sempre il sole e questo si riflette nell’animo “caliente” dei suoi abitanti. Un amore quasi viscerale, quello manifestato da Jovanotti per la Sicilia. E già perché, come lui stesso afferma: “Mi sento siciliano”.
I 28 brani sono stati offerti al pubblico dal cantautore senza mai fermarsi un attimo, a parte i pochi secondi per cambiare l’estroso abbigliamento. Da “Ti porto via con me” a “Mi fido di te”, “Fame”, “Ti sposerò”, mentre nel frattempo Lorenzo non manca di scherzare con il pubblico ed inneggiare all’amore, tant’è che, scherzando con due giovani, si è calato anche nelle vesti di “don” per celebrare le loro nozze.
Con una naturalezza di contenuti e la sua innata passione per la musica è riuscito a creare una energia che dà luogo a una inarrestabile ed irresistibile allegria. Secondo il cantante questo scaturirebbe da un suo alter ego con il don Chisciotte di Cervantes: don Chisciotte, che aveva 51 anni, proprio come Jovanotti oggi, per lui rappresenta la natura umana nella sua laboriosità, l’energia della fantasia, il desiderio di sentirsi vivi e di convertirlo nella realtà.
Con le sue danze jovanottesche non ha mancato di ricordare Peppino Impastato, il giornalista di Cinisi assassinato dalla mafia proprio 40 anni fa per la sua attività di denuncia dei soprusi e del malaffare di Cosa Nostra, e tutti quegli uomini che hanno creduto in qualcosa di grande; e ha preso spunto per esortare i giovani a non fermarsi, non perdere la speranza, perché è proprio in epoche come queste, di solito definite “brutte”, che bisogna mettersi in gioco, è proprio quando il gioco si fa duro che gli uomini, i veri uomini devono scendere in campo e lottare. Ha anche parlato del razzismo, ricordando che siamo tutti fratelli, figli di uno stesso Padre.
Prima di giungere ai saluti finali ecco che Lorenzo ha presentato la band, e ha scherzato con ognuno dei componenti, consigliando un prodotto tipico siciliano; band composta da Saturnino Celani al basso, Riccardo Onori alla chitarra, Leo Di Angilla alle percussioni, Cristian Noochie Rigano alle tastiere, Franco Santarnecchi al piano, Gareth Brown alla batteria, Jordan Mclean alla tromba, Matthew Bauder al sax e Gianluca Petrella al trombone.
Ha salutato alla fine i fans, che arrivavano anche dalla Calabria, da Malta ed oltre, correndo in ogni angolo del palco, quasi come a non voler trascurare nessuno, ed è andato via con il suo leggendario sorriso, raccomandandosi d’esser positivi, amare la vita e lottare sempre per crescere e poi ha lasciato il palco grondando litri di sudore, entusiasta d’aver regalato momenti magici e spettacoli unici.

 Maria Pia Risa

 

 

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