Concerti / La rassegna musicale Jaci & Jazz 2019 registra un grande successo e rilancia Acireale nel panorama nazionale

Si è svolta nella prima settimana di luglio la terza edizione di “Jaci & Jazz”, il festival acese del jazz, diretto da Antonio Marangolo.

La prestigiosa rassegna, organizzata anche quest’anno dall’associazione culturale “Sajamastra” (presieduta da Giovanni La Rosa) e con il patrocinio del Comune di Acireale, ha avuto il suo clou il 5, 6 e 7 luglio, ma ha avuto stavolta una anticipazione con una inedita competizione tra i gruppi jazz giovanili di quattro conservatori siciliani: si sono quindi esibiti sul palco gli allievi del “Bellini” di Catania (Bellini Jazz Combo), dello “Scarlatti” di Palermo (Gnu), del “Toscanini” di Ribera (Toscanini in Jazz) e del “Corelli” di Messina (Corelli Jazz Ensemble). Le quattro band, tutte di buon livello, si sono esibite a due a due il 3 e il 4 luglio, sfidandosi nel “Sicily Jazz Academy Contest”, una competizione che, a giudizio di una giuria presieduta dallo stesso Antonio Marangolo, ha visto prevalere il gruppo di Palermo “Gnu”. Il premio consisteva nella possibilità di eseguire un proprio concerto in apertura della serata di sabato 6.

La manifestazione si è svolta nel “ridotto” di piazza Duomo, il quel largo Giovanni XXIII incastonato tra l’Arco del Vescovo e la Cattedrale, che ha aggiunto maggiore suggestione alla rassegna musicale ed ha dato la possibilità al pubblico intervenuto – numeroso e motivato – di gustare al meglio i ritmi e le armonie senza i disturbi e le interferenze della grande piazza.

Nel primo giorno della rassegna, con il quintetto “Gargano-Urbano” abbiamo assistito all’uso di strumenti alternativi (cupa cupa, canne, sonagliere, tamburello) con Rino Locantore, ma anche ad un uso alternativo degli strumenti, non sempre adoperati in maniera convenzionale, a cominciare dalla batteria di Marco Frattini, ma non solo. Insieme con Claudio Vignali (tastiere), Stefano Senni (contrabbasso) e al leader del gruppo Achille Succi (sax alto e clarinetto basso), i due hanno coniugato ritmi rurali regionali e sonorità urbane.

La seconda serata ha visto in apertura la performance del gruppo “Gnu” del Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo che, senza la tensione e lo stress della competizione, ha dato il meglio di se stesso. A seguire il “Magnetic Trio” di Gianni Gebbia, noto sassofonista di origine palermitana il quale, insieme con Gabrio Bevilacqua al contrabbasso e Carmelo Graceffa alla batteria, ha messo mirabilmente in campo la sua trentennale esperienza che spazia dalla musica etnica ai ritmi di ispirazione neroamericana.

Antonio Marangolo col suo sassofono

La serata finale ha avuto infine come protagonista indiscusso Antonio Marangolo che, dismessi temporaneamente i panni di direttore artistico, o creando – come da lui stesso affermato – un grosso conflitto d’interessi, ha attratto il pubblico con il suo sax tenore, tenendolo avvinto alle note ed ai ritmi musicali anche quando lasciava spazio agli altri componenti del sestetto (“per non risultare troppo invadente”), e c’è da sottolineare che la maggior parte dei brani eseguiti erano di sua composizione, e qualcuno anche creato appositamente per l’occasione. I componenti del suo “Sestetto orizzontale” – Andrea Paganetto alla tromba, Mauro Negri al clarinetto, Giuseppe Guarcella al violoncello, Antonio Moncada alla batteria ed il famoso Ares Tavolazzi al contrabbasso – lo hanno magistralmente accompagnato, seguito e supportato nei suoi virtuosismi, ma esibendosi pure in degli impareggiabili assolo.

La serata finale è stata quella che ha concluso veramente in bellezza questa edizione del festival jazz acese, che comincia a prendere consistenza ed a superare quindi la fase sperimentale, di cui si poteva parlare fino alla seconda edizione. Ma adesso si apre sicuramente ad un futuro solido e radioso, che potrebbe riportare la nostra città ad un ruolo importante a livello nazionale nell’ambito della musica jazz.

Nino De Maria