Consiglio permanente Cei / Questione antropologica e cultura del relativismo al centro del dibattito

Riunito alla vigilia della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (4-25 ottobre 2015) il Consiglio permanente dei vescovi italiani ha espresso convinta vicinanza alle famiglie, a partire dalla condivisione della loro non facile opera educativa. I Vescovi si sono concentrati, quindi, sul percorso proposto a livello diocesano in vista dell’Assemblea Generale del maggio 2016, dedicata ad approfondire “La vita e la formazione permanente dei presbiteri”. Hanno in seguito discusso sulla proposta del Santo Padre ad aprire le porte delle comunità religiose ai profughi. Da qui la formulazione di un vademecum contenente indicazioni soprattutto da un punto di vista amministrativo. Di seguito il comunicato finale della Cei

Strade da percorrere, obiettivi da perseguire. A poco più di un mese dall’evento, il Consiglio Permanente hacei fatto il punto sul Convegno Ecclesiale Nazionale e – più in generale – sui primi cinque anni del decennio, che la Chiesa italiana ha dedicato alla responsabilità educativa. Centrale per i Vescovi rimane la questione antropologica, minacciata da una cultura del relativismo che svuota ogni proposta: l’individuo che si concepisce “autonomo” dalla realtà, si priva di fatto dell’apertura alla trascendenza e di relazioni autentiche con il prossimo e, più in generale, con la vita sociale e con il creato; rincorrendo semplicemente se stesso, finisce per mancare l’appuntamento con ciò che qualifica il suo essere persona. Emblematica di tale cultura è lo stesso tentativo di applicare la “teoria del gender”, secondo un progetto che pretende di cancellare la differenza sessuale. Di qui la rinnovata volontà dell’Episcopato italiano a mantenersi nel solco della missione educativa, puntando nel prossimo quinquennio a intensificare alleanze collaborative con la società civile e le sue Istituzioni, a partire dalla scuola. La proposta del Convegno – riscoprire in Gesù Cristo la possibilità di un umanesimo vero e pieno – intende, quindi, concretizzarsi in strade da percorrere e obiettivi da perseguire, per un’educazione integrale che torni a dare contenuto a parole come persona e libertà, amore e famiglia, sessualità e generazione. Ne sono parte esperienze e opere di carità, espressione di una comunità che educa con il servizio.

In risposta all’appello del Santo Padre. Il riconoscimento degli altri come condizione per realizzare se stessi porta a sentirsene responsabili, specie quando hanno il volto del debole e del bisognoso. Di qui l’attenzione che il Consiglio Permanente ha dedicato all’individuazione delle forme migliori con cui promuovere una risposta effettiva ed efficace all’appello del Santo Padre circa l’accoglienza di una famiglia di immigrati in ogni parrocchia, comunità religiosa, santuario o monastero.

Una prima ricognizione, compiuta nelle Conferenze Episcopali Regionali, documenta come la Chiesa italiana sia in prima fila in tale servizio, con oltre 27 mila migranti ospitati in circa 1300 strutture di diocesi, parrocchie, comunità religiose e famiglie. Forti di questa esperienza, maturata nel rapporto con le Istituzioni civili, per ampliare la rete ecclesiale dell’accoglienza i Vescovi hanno approntato una bozza di Vademecum con cui accompagnare le diocesi e le parrocchie: vengono indicate forme, luoghi e destinatari, nonché aspetti amministrativi, gestionali, fiscali e assicurativi. Di tale percorso è parte anche la fase di preparazione all’accoglienza, quindi l’informazione – che consente di conoscere chi arriva e le cause dell’immigrazione forzata – e la formazione, volta a preparare chi accoglie (comunità, associazioni, famiglie e realtà del territorio). Il Vademecum, integrato dalle osservazioni dei membri del Consiglio Permanente, sarà inviato a breve a tutti i Vescovi.

Presbiteri, due fuochi per una riforma. La vita spirituale dei presbiteri e il carico burocratico-amministrativo che spesso grava sulle loro spalle sono i due “fuochi” su cui si è concentrata l’attenzione dei Vescovi, che al tema intendono dedicare l’Assemblea Generale del 2016. Pur nella consapevolezza di non poter giungere a un’unica soluzione che possa dare risposta alle molteplici sfide in campo – e che richiedono, essenzialmente, santità di vita e letizia nel servizio pastorale – i Pastori sono decisi ad avviare processi di riforma che aiutino il sacerdote a un esercizio del ministero all’insegna di una convinta adesione al presbiterio, vissuta nella fraternità, con stile sinodale e missionario. Ne sono condizioni tanto una vita interiore custodita dalla preghiera e alimentata dalla Parola di Dio, quanto una formazione permanente dipanata secondo iniziative pianificate, qualificate e diversificate. Parte da qui anche la possibilità di favorire l’introduzione di un diverso e più sostenibile modello organizzativo e amministrativo delle parrocchie, ispirato a più livelli a una maggiore corresponsabilità progettuale dei laici.