Costruttori di futuro: gli educatori di AC a convegno

Erano più di mille, provenienti da tutte le diocesi d’Italia, gli educatori di Azione Cattolica che lo scorso fine settimana si sono riuniti a Roma per il convegno sul tema “Collaboratori della vostra gioia. La passione di educare insieme”. Al centro, l’educazione “non tanto come un’emergenza, quanto un invito e un impegno a prendersi cura della vita di ciascuno in ogni tempo”, spiega il presidente di Ac, Franco Miano.

Possiamo fare un bilancio del convegno?

“Questi momenti rappresentano la concretizzazione di un servizio che si fa iniziativa cristiana, sociale e politica, e cioè impegno per la persona a tutto campo, in ogni angolo del nostro Paese. Il nostro educare è fatto di segni, come questo convegno, come l’incontro degli insegnanti dello scorso ottobre e come sarà la scuola di formazione degli studenti del prossimo aprile. Tre momenti che si pongono sulla scia della tradizione educativa dell’associazione, caratterizzata da grande disponibilità di educatori e dalla concezione di servizio alla Chiesa e alla formazione integrale delle persone”. 

Come si orienta, oggi, la vostra attività?

“Miriamo a servire gli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana. La vita buona è il nostro orizzonte di riferimento. Viviamo soprattutto di ciò che le esperienze locali quotidiane portano avanti nelle parrocchie, nei paesi e nelle città”.

Gioia, emozioni e sogno sono stati alcuni dei temi trattati nel corso degli incontri.

“La gioia è fondamentale, non come sentimento estrinseco o come fatto superficiale ma come gioia del cuore, che viene dall’incontro con Gesù. L’attenzione alle emozioni si spiega perché ciò che tentiamo di fare è mettere insieme la fede con la vita ed esercitarci a cogliere grandi ideali in relazione alla quotidianità. Il dato emozionale, infine, rischia di essere lasciato a sé stesso, ma inserito in un progetto di vita, senza assolutizzazioni, ha un suo valore. Pensiamo a un progetto integrale dove tante dimensioni della vita vengono coltivate insieme”.

Così tanti giovani, uniti dalla stessa passione.

“Tra di loro c’è grande dedizione e passione di educare insieme al Vangelo. Il servizio non è fine a sé stesso e l’educatore è uomo di speranza, è una persona che ama e costruisce il futuro”.

 

Quali prospettive sono state definite?

“Continuare e rafforzare l’impegno educativo, rispondendo alle richieste di questo tempo. Che è favorevole per educare, per far sorgere novità di vita. L’impegno è qualificare sempre più l’esperienza d’iniziazione cristiana e far crescere le ragioni della corresponsabilità, per sentirsi partecipi della missione della Chiesa e della vita della città”. 

Quali sfide attendono gli educatori?

“La nostra è una società più complessa del passato, con molteplici intersezioni, i mezzi di comunicazione a tutti i livelli, e la vita familiare sempre più fragile. Migliaia di giovani che si spendono rappresentano un dato positivo non solo in senso ecclesiale ma anche in un’ottica sociale e politica, come esempio di offerta disinteressata verso l’altro”.

a cura di Lorena Leonardi