Custonaci (Tp), dove il presepe “vive” nella tradizione

Avete presente l’antro di Polifemo? Beh, noi l’abbiamo ritrovato. Certo non c’era il Ciclope e non c’erano le sue pecore, ma c’era l’atmosfera e c’erano gli abitanti di oggi, non quelli mitici ma comunque persone in carne ed ossa che esercitavano il loro mestiere, compreso quello di qualche secolo fa.

Non impressionatevi, era solo uno scherzo. Anzi, no. È la verità, anche se un po’ romanzata. Si tratta dell’ambiente reale che a Natale, grazie agli amici del MASCI di Acireale, abbiamo visitato in quel di Trapani, a Custonaci per la precisione, e l’antro (reale!) è la grotta preistorica di Scurati dove ogni anno circa 300 figuranti, tutti autentici maestri dei mestieri di fine 800 che rappresentano, fanno rivivere dentro la grotta, con case, stalle, ovili, pollai, un autentico borgo rurale di fine secolo.

Tutto questo è il suggestivo luogo che fa da magica cornice al presepe vivente di Custonaci che da ventinove anni attira una considerevole folla di visitatori entusiasti. Il MASCI di Acireale c’è andato subito dopo l’epifania proseguendo in quella che è ormai diventata una tradizione della Comunità. Complice il tempo, che ci ha fatto uno splendido regalo malgrado il periodo poco adatto ad andare in giro, abbiamo avuto la possibilità di goderci uno spettacolo di tutto rilievo.

Maniscalchi, arrotini, contadini, pescatori, zampognari e cantastorie sono solo alcune delle figure incontrate in questo fantastico presepe. Tutti i personaggi sono interpretati da autentici “mastri” di professioni quasi scomparse come bottai, costruttori di giocattoli in legno, allevatori di razze ovine in via di estinzione e pittori di carretti.

Per chi c’è andato è stato come il galleggiare fra le nuvole di un sogno. Tutto, pur essendo tremendamente reale, sembrava essere venuto fuori dalla fantasia di un Elfo. Vedere spremere le olive, fare le ceste in vimine, ricamare come si faceva un tempo, zappare a mano la terra o modellare il ferro con la forgia a carbone e vederlo tutto in un contesto unico che sembrava fuori del tempo non è possibile trasferirlo in uno scritto; bisogna vederlo e viverlo.

Insomma una giornata da vivere e consigliare agli amici per visitare un presepe che ha tutte le caratteristiche di un borgo dell’epoca dove personaggi, animali e mestieri hanno il dono dell’originalità e dell’autenticità anche se ci troviamo nel bel mezzo del terzo millennio.

Leonardo Sorrentino