Top manager / Gianfranco Castro, di Acicatena, premiato al “Prodotto Food 2019” per le bibite bio non gassate a base di limone di Sicilia

Un successo nel successo quello celebrato nella sede milanese del Sole 24 ore, il più importante quotidiano economico finanziario nazionale, davanti ai top manager delle più grandi aziende mondiali, dove la linea Monvisia di bevande BIO non gassate a base di succo di limone di Sicilia si è aggiudicata il Premio Prodotto FOOD 2019. Si tratta di uno fra i prestigiosi ed ambiti riconoscimenti assegnati alle aziende che innovano nel corso dell’anno con prodotti che migliorano la vita dei consumatori, ottenuto tra concorrenti quali Santal, Zuegg, Tomarchio. Ma al di là della conferma della rinomata qualità del limone doc nostrano, il nostro territorio può rivendicare al contempo l’orgoglio di avere dato i natali all’artefice principale della strategia vincente, Gianfranco Castro, originario di Aci Catena (comune del catanese denominato per la cronaca “città del limone verdello”) ed oggi Direttore Generale della divisione BIO di PONTI spa, il quale ha rilasciato in esclusiva a La Voce dell’Jonio questa intervista.

Come è stato deciso l’esito di tale riconoscimento, che inorgoglisce doppiamente il nostro territorio?

Il premio è molto ambito perché articolato in più fasi di valutazione, difficili da passare con punteggi favorevoli. Il riconoscimento finale è il risultato delle votazioni ottenute da quattro giurie differenti: consumatori, industria (composta da un gruppo di direttori generali delle maggiori aziende dell’alimentare italiane), retailer (composta dai compratori dei maggiori gruppi della grande distribuzione alimentare italiana), e dati di mercato (punteggi ottenuti dalle vendite del prodotto nel periodo di riferimento). Solo con il massimo punteggio delle quattro giurie si può vincere il premio: è facile avere un prodotto innovativo che il consumatore premia ma che la distribuzione non comprerebbe mai, o con scarso risultato di vendite, mentre qui parliamo del massimo punteggio ottenuto su tutti i fronti. Questo ha fatto la differenza.

Con quali strategie è stato possibile aggiudicarsi un punteggio simile?

Il premio è stato vinto grazie alla creazione della linea Monvisia Bevande BIO non gassate, una linea di “soft drink”, bevande leggere biologicamente certificate non gassate: in buona sostanza, bibite quali limonata, aranciata e simili. La prima novità di rilievo consiste proprio nell’assenza di anidride carbonica, praticamente presente ad oggi in tutte le tipologie di bevande quali cole, limonate, aranciate e similari. Il secondo fattore di successo consiste nell’uso del succo di limone biologico certificato siciliano, riconosciuto dai consumatori come uno dei migliori succhi al mondo. Stessa cosa per l’aranciata, preparata solo con succo di arancia bionda BIO siciliana. L’uso della materia prima di qualità è stata la chiave della svolta nel successo del prodotto: non usando nessun aroma né anidride carbonica, non è possibile alterare il gusto della limonata che grazie alla materia prima siciliana di qualità ne conferisce un gusto unico.

Quali opportunità comporta per il nostro territorio siciliano?

Direi due effetti immediati: il primo di immagine, dal momento che sulle nostre bevande l’etichetta frontale riporta in bella evidenza la composizione a base di succo di limone siciliano e, esportando i nostri prodotti in 15 paesi al mondo fra i quali Stati Uniti, Francia, Russia, Kazakistan, Giappone, Malesia, la qualità e il nome della Sicilia vengono portati in giro per il mondo; il secondo aspetto, più di sostanza ed immediato, consiste nel fatto che più aumentano le vendite dei nostri prodotti, più aumenta il fatturato delle aziende siciliane nostre fornitrici di materia prima, aumentando a cascata la ricchezza e lo sviluppo dell’indotto del territorio siciliano.

Gianfranco Castro

Cosa possono fare gli operatori del settore in Sicilia per valorizzare oggi questo trend positivo del mercato del bio, in espansione virtuosa in Italia e non solo?

Oggi assistiamo ad una tendenza da parte dei consumatori di accostarsi alla naturalità ed al mangiar sano, dovuta sia al diffondersi di intolleranze alimentari sempre più presenti come quelle relative al glutine e al lattosio, ma anche ad una sana cultura della prevenzione: questa tendenza trova nel consumo di prodotti biologici certificati la sua massima espressione. Oggi il “bio” non è ricercato per moda ideologica ma per necessità e stile di vita. La cultura mediterranea del cibo e della Sicilia in particolare è contraddistinta da una nota ricchezza di eccellenze alimentari: pensiamo al limone, alle arance, all’avocado, al pistacchio, al grano, al latte. Tutte materie prime di qualità che fanno la differenza. L’errore più comune commesso in passato dalle aziende siciliane è stato, per stare sul mercato e tenere i prezzi bassi, quello di comunicare il made in Sicily come attività di marketing ma lavorando poi in loco materie prime provenienti dall’estero: quindi “made in sicily” con grano di provenienza extra UE o formaggio siciliano fatto con il latte tedesco, e via discorrendo… Paradossalmente le materie prime siciliane venivano esportate all’estero a vantaggio competitivo di altre aziende e solo poche aziende siciliane producevano in sicilia con materie prime siciliane. Oggi per fortuna, ma sarebbe meglio dire per coraggio e sviluppo di nuove competenze, il trend sta cambiando: il consumatore è sempre più attento non solo al made in sicily ma anche alla provenienza della materia prima. E questo trend rappresenta una nuova frontiera di opportunità per le aziende siciliane, tra le quali penso ad esempio a quelle afferenti al marchio geografico collettivo del “Limone dell’Etna”, ma bisogna saperla gestire bene. Con “bene” mi riferisco alla capacità di fare sistema, specializzandosi laddove sono veramente i vantaggi competitivi e avendo le certificazioni giuste.

Potrebbero aprirsi in futuro forme di collaborazione che valorizzino il nostro territorio? Su quali basi?

Siamo sempre attenti alla valorizzazione dei territori, scegliendo con attenzione le eccellenze del territorio italiano a patto che abbiano tutti i requisiti necessari. Noi produciamo ad esempio la crema di nocciole composta per il 45% da nocciola IGP Piemonte, mentre gran parte delle nostre materie prime vengono dalla Sicilia, quali pere, susine e, per l’appunto, succo di limone e arancia. Tutto di origine BIO, con tutte le certificazioni necessarie per forniture internazionali quali BRC, IFS. A volte siamo contattati da aziende del territorio che ci offrono prodotti fuori standard, ma quando chiediamo le certificazione ad esempio del Bio, ci dicono con convinzione “ma il mio raccolto è tutto bio, lo garantisco io”: oggi ci sono standard molto severi imposti giustamente dalle autorità a tutela dei consumatori. Quindi le prima base per lo sviluppo delle aziende del territorio richiede di dotarsi di tutti gli standard produttivi internazionali: le certificazioni non sono solo dei pezzi di carta, ma testimoniano che ispettori internazionali sono venuti a controllare tutto il ciclo della produzione, dal quaderno di campagna allo stoccaggio in cella frigo ed al trasporto dal cliente finale: purtroppo non tutte le aziende rispettano questi standard. Il primo passo dunque è porre le basi della modernizzazione degli impianti e del processo produttivo, cosicché i consorzi possano aiutare a fare sistema ed a elevare gli standard produttivi industriali. Messi a posto i fondamentali e le basi direi che le aziende del territorio sarebbero pronte a sedersi al tavolo della negoziazione per giocarsi tutte le carte alla grande e in genere, come testimoniano le nostre scelte, vengono molto spesso premiate.

Cliccando qui, il video di una dichiarazione a caldo di Gianfranco Castro.

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