Diocesi / Veglia ad Aci S. Antonio “Giovani per il Vangelo”, il vescovo Raspanti fa riflettere sul senso della vita

Nella parrocchia Sant’Antonio Abate in Aci Sant’Antonio, il 23 ottobre scorso, si è svolta la veglia diocesana “Giovani per il Vangelo” in occasione della giornata missionaria mondiale 2018, presieduta dal vescovo mons. Antonino Raspanti.
A inizio della veglia sono stati portati all’altare un mappamondo e 5 ceri rappresentanti i 5 continenti, a simbolo della vocazione alla mondialità.
Dopo un primo momento di preghiera, Silvana Vitaliti ed Elisabetta Brancato hanno reso la loro testimonianza, in quanto missionarie dell’associazione “Amici delle Missioni” Sicilia. Entrambe hanno parlato della loro esperienza come missionarie in Africa e di come questa esperienza cambi lo sguardo, il modo di vedere le cose. La vocazione è una chiamata, e dove c’è la chiamata c’è l’ascolto. Nel caso dell’associazione “Amici delle Missioni” è un ascolto rivolto al grido degli ultimi tra gli ultimi. È la chiamata di chi ogni mattina si alza e decide di scegliere gli altri.
Dopo questo momento e dopo l’ascolto del Vangelo di Giovanni – incentrato sulla figura della vera vite – i presenti hanno riflettuto sul senso della chiamata e della vocazione grazie alle parole di mons. Raspanti. Il vescovo ha incentrato la sua sua riflessione sulla domanda: cosa sono chiamato a essere? Cosa ci sto a fare sulla terra? E finché non si trova una risposta a questa domanda si sarà perennemente insoddisfatti. È una domanda che viene posta a tutti: bisogna iniziare a pensare al di fuori del Cristianesimo e capire che Dio ha un progetto, una chiamata per ogni uomo, perché ogni uomo è creato da Dio.Dio sta dicendo ad ognuno: tu sei qui per una ragione. Scoprila!!!
Chi ha scoperto Gesù ha il compiiti di dirlo a tutti, ha il compito cioè di essere “sale della terra e luce del mondo” (Mt 5,13-14). Una scoperta che avviene nella relazione con gli altri, perché sono gli altri che ci fanno capire chi siamo e di cosa siamo capaci. Ma non relazioni superficiali, bensì relazioni autentiche, che ti rendano consapevole di essere prezioso, di valere per qualcuno. Relazioni che ti facciano provare la vera felicità, quella di sapere di essere nel cuore di uno, cinque, dieci.
Dopo il momento di riflessione, ogni persona ha deposto in una cesta, ai piedi dell’altare, le foglie, precedentemente distribuite simbolo del tralcio che “non può portare frutto da sè stesso se non rimane nella vite” (Gv 15,4) e ha ricevuto il ‘frutto’ dell’unione dei tralci alla vite (un grappolo d’uva con una frase del Vangelo).
Dopo, sono stati portati all’altare diversi segni: un tablet, per rappresentare la volontà di testimoniare e raggiungere tutti utilizzando anche i nuovi mezzi di comunicazione; un pallone, per rappresentare l’entusiasmo e la speranza dei giovani nel rendere il mondo un posto migliore; una Croce, per ricordarci il modello a cui guardare per essere buoni costruttori del Regno; un paio di sandali, uno zaino e una chitarra per rappresentare la vocazione alla missionarietà, per poter andare per le strade con passo lieto e gioioso e per ricordare che siamo tutti fratelli.
Prima di concludere con la preghiera del Sinodo dei Giovani, è stato dato il Mandato ai membri dell’Equipe di Pastorale Giovanile e ai Delegati Missio-Parrocchiali – la veglia infatti è stata organizzata da entrambi gli Uffici Diocesani – per essere inviati tra le persone, specialmente i giovani, ed essere un punto di riferimento, pronti ad ascoltare le loro angosce e paure e per dire loro che Gesù è respiro di libertà; per testimoniare il loro “Eccomi. Non so dove vuoi portarmi, ma ti seguo”.

Chiara Michelle Messina