Domenica 9 agosto / Nelle due Coree si prega per la pace e la riunificazione

 

L’iniziativa è promossa dal Consiglio nazionale delle Chiese in Corea e dalla Federazione cristiana coreana. Secondo il dossier della Caritas Italiana sui cristiani e le minoranze perseguitate, solo in Corea del Nord ci sono tra 50 e 70mila cristiani in campi di detenzione.

Si pregherà domenica 9 agosto nelle chiese coreane per la pace e la riunificazione della penisola. L’iniziativa èCorea per la pace promossa dal Consiglio nazionale delle Chiese in Corea e dalla Federazione cristiana coreana. Di solito la giornata di preghiera si celebra il 15 agosto che è la Festa della liberazione, giorno in cui i coreani ricordano la resa giapponese e, quindi, la liberazione dei territori occupati dai nipponici. La divisione della penisola fu sancita dal posizionamento di una linea divisoria al 38° parallelo nella notte tra il 10 e l’11 agosto 1945 dagli americani, per impedire che i sovietici – entrati nella penisola il 9 – potessero di fatto impossessarsi dell’intero territorio coreano. Proprio un anno fa, il 14 agosto, papa Francesco arrivando a Seul dedicò le sue prime dichiarazioni in terra coreana alla riconciliazione della penisola. “La Corea – disse – non si scoraggi nel perseguire pace, unità e giustizia. E abbatta il muro dell’odio e della diffidenza, promuovendo una cultura di riconciliazione e di solidarietà”.

“La divisione della penisola coreana in popolazioni separate tra Nord e Sud – dice Peter Prove, direttore della Commissione del Wcc per gli affari internazionali – è una delle grandi sfide politiche e spirituali del nostro tempo. La preghiera, condotta congiuntamente dai cristiani da entrambi i lati del confine, è un atto significativo di solidarietà per tutti i popoli della Corea del Nord e del Sud”. Per l’occasione i cristiani del Sud e del Nord della Corea reciteranno un’unica preghiera. “Sono passati 70 anni da quando ci siamo divisi”, si legge nel testo: “Viviamo senza abbracciare ancora la speranza di una riunificazione che abbiamo sempre desiderato arrivasse presto. (…) Tutte le strade terrestri, ferroviarie e del mare sono bloccate. (…) O Signore, lascia che la liberazione di quel giorno viva di nuovo nei nostri cuori. (…) In questo momento in cui il Sud e il Nord stanno pregando con un solo cuore per la riunificazione dei due Paesi, fai di noi apostoli di pace”, cristiani capaci di “adempiere i doveri del ministero della riconciliazione”.

Cristiani perseguitati. Secondo il dossier della Caritas Italiana sui cristiani e le minoranze perseguitate, solo in Corea del Nord ci sono tra 50 e 70mila cristiani in campi di detenzione. La stretta di vite sulle libertà del governo nordcoreano va avanti nonostante la pressione della comunità internazionale. L’ultimo atto prende addirittura di mira la musica con un decreto che ordina il sequestro e la distruzione di musicassette e cd che contengano musica proibita. È comunque molto difficile dire quale sia la situazione reale interna della Corea del Nord proprio perché mancano fonti dirette di osservazione. Secondo Antonio Fiori, professore alla Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna e grande conoscitore della Corea – dal punto di vista politico il “nuovo” leader del regime ha consolidato la sua posizione grazie però alle epurazioni, a volte violente ai danni di alcuni militari che avrebbero potuto – probabilmente – rappresentare un ostacolo. “Dal punto di vista economico – aggiunge il professore – è innegabile, e questo lo confermano le cifre, che qualche passo avanti è stato compiuto (1% di crescita nel 2014)”. La strada futura è purtroppo ancora tortuosa: “Non credo plausibile – dice Fiori – che il collasso del regime sia ipotizzabile”.

La via verso la riconciliazione dei due Paesi è dunque ancora molto lunga. “L’attuale governo della Corea del Sud, a guida della presidentessa Park Geun-hye – sottolinea il professore -, non ha agito come si sperava potesse fare, e al momento attuale non ci sono molte speranze per un eventuale rilancio nei rapporti”. Pesano moltissimo le misure sanzionatorie applicate a partire dal 24 maggio 2010, poco dopo l’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan – che fece 46 morti tra i marinai – e di cui venne (“a mio avviso forse troppo frettolosamente”, aggiunge Fiori) incolpata senza ombra di dubbio la Corea del Nord. Le sanzioni prevedono l’interruzione di qualsiasi forma di interazione commerciale tra le due Coree.

“La speranza esiste – dice Fiori -, ma per l’appunto è una speranza, frustrata dagli eventi e dalla profonda divisione dei due Paesi. Non esistono assolutamente elementi che possano in alcun modo farci pensare alla possibilità di riconciliazione dei due Paesi”. E la visita del Papa in Corea? “Non mi pare – risponde il professore -, a giudicare da quello che vedo, che la visita del Pontefice abbia lasciato una forte e concreta eredità. Ritengo, ciononostante, che una presa di posizione concreta come quella di papa Francesco con riferimento alla riunificazione della penisola non possa che farci sperare in un futuro migliore per questi due Paesi”.

Maria Chiara Biagioni

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Posted by on 8 agosto 2015. Filed under Chiesa,Cronaca,In evidenza,Mondo,Politica,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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