Domenica della Divina Misericordia / Giornata ideale per la proclamazione dei due Santi Papi, sull’asse del Concilio

(28-4-2014) Nella seconda domenica di Pasqua, il Vangelo ci fa trovare gli avvenimenti delle prime comunità cristiane, che avevano la consuetudine di riunirsi il primo giorno della settimana – “otto giorni dopo” – per fare memoria della Pasqua del Signore. È il giorno in cui Cristo si manifesta agli apostoli “mentre le porte erano chiuse”; sta in mezzo a loro e augura la pace. Otto giorni dopo, di nuovo entra nel cenacolo; è il giorno dell’incredulo Tommaso che ha bisogno di toccare le ferite: “non essere incredulo, ma credente”, gli dice il Signore.
La cerimonia di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

La cerimonia di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

È la domenica della Divina Misericordia, e la memoria ci ricorda che il Papa “venuto di un Paese lontano” ha concluso il suo pellegrinaggio terreno proprio nei primi vespri della Divina Misericordia; nella stessa ricorrenza la beatificazione, 1° maggio 2011. E oggi la canonizzazione di Giovanni Paolo II. Con lui, il Papa che solo tre mesi dopo la sua elezione, nella basilica di San Paolo, comunica ai cardinali l’intenzione di indire un Concilio ecumenico: Angelo Giuseppe Roncalli. Il 28 ottobre 1958 viene eletto Papa e sceglie come nome quello dell’antipapa Baldassarre Cossa, che aveva regnato dal 1410 al 1415, cinque anni proprio come accadrà a Roncalli: Giovanni XXIII. Due Papi Santi, proclamati alla presenza di due Papi: uno regnante, Francesco, l’altro emerito, Benedetto XVI, stretto collaboratore per 24 anni del suo predecessore Karol Wojtyla.

Quale giorno più adatto, nel celebrare Santi i due Pontefici, per indicare una continuità che trova nel Concilio Vaticano II l’elemento unificante: Roncalli ha aperto i lavori, dimostrando, nella sua convocazione “una delicata docilità allo Spirito Santo”; “è stato per la Chiesa un pastore, una guida guidata” dice Papa Francesco nella sua omelia alla celebrazione in piazza San Pietro. Proprio in quella piazza, 49 anni fa, Paolo VI concluse il Concilio affidando al mondo sette messaggi diretti ai governanti, agli intellettuali, agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri e agli ammalati, ai giovani. Se, dunque, il Concilio è stato voluto da Giovanni XXIII – e se non lo avesse convocato, il mondo non avrebbe mai visto accorrere a Roma dai quattro angoli della terra, oltre duemila cinquecento vescovi cattolici e esponenti di diverse confessioni religiose – è stato Papa Wojtyla a tradurre nella realtà del suo pontificato, durato quasi 27 anni, le aperture e le intuizioni nate dall’assise conciliare.
Le reliquie dei nuovi Santi Papi

Le reliquie dei nuovi Santi Papi

Ricorda le parole del Vangelo, Papa Francesco, e dice: “Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, di toccare le sue mani piagate e il suo costato trafitto. Non hanno avuto vergogna della carne di Cristo, non si sono scandalizzati di lui, della sua croce; non hanno avuto vergogna della carne del fratello, perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù”.

Rimane l’immagine di Tommaso, l’incredulo, che vince il suo dubbio e manifesta la sua fede con le parole: “Mio Signore e mio Dio”. Così nei due nuovi Santi si manifesta “una speranza viva” e una “gioia indicibile e gloriosa”; si manifesta “la speranza e la gioia che Cristo risorto dà ai suoi discepoli”. Speranza e gioia “passate attraverso il crogiolo della spogliazione, dello svuotamento, della vicinanza ai peccatori fino all’estremo, fino alla nausea per l’amarezza di quel calice.
Queste sono la speranza e la gioia che i due santi Papi hanno ricevuto in dono dal Signore risorto e a loro volta hanno donato in abbondanza al popolo di Dio, ricevendone eterna riconoscenza”. Speranza e gioia, afferma ancora il Papa, di una comunità “in cui si vive l’essenziale del Vangelo, vale a dire l’amore, la misericordia, in semplicità e fraternità”. Con l’indizione del Concilio Roncalli guardava ad una chiesa giardino da coltivare; e sono proprio i santi che “mandano avanti e fanno crescere la chiesa”. E quelle piaghe di Gesù, ricorda Francesco, “sono scandalo per la fede, ma anche la verifica della fede”; sono indispensabili non “per credere che Dio esiste, ma per credere che Dio è amore, misericordia, fedeltà”.
 Fabio Zavattaro
(Fonte: SIR)
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Posted by on 30 aprile 2014. Filed under Chiesa,In evidenza,Società,Solidarietà,Spiritualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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