Dopo Parigi / Io ho paura dell’ignoranza

Parler-des-attentats-aux-enfants-un-exercice-delicat_article_mainIo non ho paura del terrorismo, non ho paura delle bombe e non ho paura di chi urla “Allah u akbar”; io ho paura dell’ignoranza e di chi grida vendetta; ho paura di chi vuole combattere per la pace
ignorandone la natura ossimorica per definizione. Non ho paura dell’islamismo, dell’ebraismo, del cristianesimo, dell’induismo, del buddhismo, e neanche del bahaismo, del confucianesimo, del giainismo e dello shintoismo perché sì, nel mondo esistono ed hanno diritto di esistere anche queste religioni; ho paura di coloro i quali le strumentalizzano e, attraverso l’ignoranza e l’odio, vogliono terrorizzare il mondo e mortificare chi ha la volontà della fede.
Ecco: io non ho paura della fede, io ho paura dell’ignoranza e di chi, per paura di smascherarla, rifiuta il dialogo. Ho paura che la violenza non terrorizzi più, di esserci abituati all’orrore e di non riuscire più a distogliere lo sguardo perché ormai l’indignazione non fa più effetto. Ho paura di chi non si prende un minuto per riflettere sugli attentati e di chi comprende già le motivazioni ed urla “BASTARDI ISLAMICI”; ho paura di chi cede all’odio perché è più facile che comprendere, e trova risposte nella violenza ignorandone la cancerogena capacità di generarne ancora e ancora. Ho paura di chi manifesta il proprio dolore attraverso una bandiera sulla foto di un profilo tralasciando, o peggio, lasciandosi indifferenti di fronte agli altri attentati lontani dai nostri orizzonti.
Soffro per chi, in quella insana notte, ha perso tutto a causa di una insana ideologia e per chi ogni giorno rischia di perdere ogni cosa. Rispetto il minuto di silenzio, ma rinuncerei volentieri ad esso per un’ora di dialogo nei luoghi di lavoro, negli uffici, nelle scuole e nelle famiglie. Non ho paura degli stereotipi e dei pregiudizi: essi sono inganni della mente; ho paura di non riuscire mai a scoprire la verità celata dietro quegli inganni.
Ho paura di quegli insegnanti che non riusciranno o hanno scelto di non affrontare il discorso con i propri alunni perché ancora ingannati dal pregiudizio; ho paura che quegli insegnanti offuschino gli educatori che ispirano e guidano la formazione di un pensiero critico e maturo negli studenti. Ho paura di chi crede che il buonismo sia un’erbaccia da estirpare e di chi crede che urlare sia meglio che ascoltare in silenzio.
Sono terrorizzato da chi celebra la caduta del muro di Berlino, ma allo stesso tempo pretende che le frontiere vengano chiuse e che “questi arabi” vengano rispediti a casa. Non ho paura del conflitto; ho paura che l’unico modo per risolverlo sia la violenza. Ho paura che non ci sia più spazio per la cultura. Ho paura perché le barriere in questo mondo globalizzato stanno diventando l’unica cosa a tenerci uniti.

Andrea Viscuso