Due anni dopo la rinuncia / Un grazie a Benedetto per le sue preghiere

Sono già passati due anni da quel fatidico 11 febbraio del 2013 e dalla sorprendente decisione di Papa Benedetto XVI di rinunciare al soglio pontificio. Con il suo gesto, giustamente definito di “altissimo governo”, si è aperta una nuova pagina della vita ecclesiale. Per coglierne l’importanza basti pensare al ciclone grande rinunciaFrancesco che soffia su tutti gli emisferi, portando il lievito di una Chiesa missionaria. Ma va anche detto che nel gesto di straordinaria umiltà di Papa Ratzinger è racchiusa tutta la saggezza millenaria della Chiesa che accetta il limite degli uomini, di ciascun uomo, a prescindere dalle responsabilità che la storia e la Provvidenza possono avergli posto sulle spalle. Se abbiamo la consapevolezza, anzi la certezza, che il buon Dio non chiede nulla in più di quanto ciascuno di noi sia in grado di sopportare, dobbiamo altresì accettare i limiti del tempo e l’urgenza dei tempi. Che oggettivamente contano, eccome. Soprattutto in un mondo e in una stagione di profondi rivolgimenti economici, sociali, politici, antropologici ed etici.

Noi abbiamo la certezza che nello spazio della vita monastica che Ratzinger ha scelto per sé in questa stagione della vita, egli preghi per tutti noi. Per Francesco innanzitutto e per la sfida straordinaria che lo attende nella costruzione di una “Chiesa povera e per i poveri”. Ma anche per tutta l’umanità sofferente sotto il peso delle guerre, dell’odio e delle ingiustizie. Buona preghiera e buona vita!

 

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