Echi del Seminario Fisc 2018 – 2 / Intervista al presidente nazionale don Adriano Bianchi: “Giornate impegnative ma concrete”

Alla fine del Seminario Fisc tenutosi ad Acireale presso il Teatro “Turi Ferro”, domenica 23 settembre abbiamo avuto modo di chiedere il parere di una delle presenze più significative, ovvero il presidente nazionale della Fisc don Adriano Bianchi, bresciano, direttore del periodico della sua diocesi “La Voce del Popolo”.

Don Adriano Bianchi

“L’impressone è molto buona. Sono state giornate impegnative, ma che sicuramente hanno permesso di affrontare il tema ad ampio raggio: dalla cornice teologica della ‘Laudato si’’ di Papa Francesco a ciò che si muove dentro il mondo della politica e dell’economia fino alle cose più concrete, alle buone prassi.”

– E riguardo al tema dell’informazione giornalistica cosa ci può dire?

“Questo è il modo con cui noi dobbiamo affrontare i diversi argomenti per non disperdere il senso delle cose. La radice spirituale, teologica, ci aiuta in questo per non cadere nel particolarismo, nelle cose piccole ma mai concrete; quindi lavorare senza perdere di vista la realtà, ma dall’altro lato avere visioni più ampie. Questo al giornalista è necessario se non vuole essere superficiale e scrivere tanto per scrivere.”

– Dopo aver frequentato per tanti anni i seminari della Fisc, ha avuto modo di notare delle differenze sul piano socio-culturale tra nord e sud, e come ciò si riflette sul piano organizzativo dei giornali diocesani?

“Sì, indubbiamente ci sono delle differenze. Sicuramente al nord queste realtà sono molto più strutturate, nel senso che assumono delle conformazioni aziendali; i giornali hanno personale assunto, non tutti ma una buona quantità sì, almeno tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed anche Emilia-Romagna. Oppure sono cose integrate: c’è una parte di personale professionale guidato e poi c’è tutta una serie di volontari; diciamo che la collaborazione a livello di volontariato permette di avere un senso di appartenenza più forte, perché diversamente tutto viene vissuto come mestiere, anche se poi chiaramente ci sono storie diverse. Alcune testate del nord hanno un’esistenza storica anche di cent’anni e su alcuni territori (ad esempio Crema) sono il primo giornale e qualcuna si è trasformata anche in quotidiano (come a Lodi).”

Eugenia Castorina