Erasmus / Da trent’anni l’Europa scommette sui giovani. Juncker: “Ma occorre investire di più”

Il programma dell’Unione europea, partito nel 1987, ha permesso a 9 milioni di studenti di viaggiare e studiare in un altro Paese. Celebrazioni a Strasburgo. Da Commissione e Parlamento l’impegno a dedicare maggiori fondi per il rinnovato Erasmus+. Il presidente della Commissione: “è la risposta all’egoismo nazionale, è un simbolo di una Unione che si apre al futuro”. Tajani (Europarlamento), “deve essere una possibilità per tutti i giovani europei”.

Alcuni giovani del programma Erasmus presenti al parlamento di Strasburgo

“Ogni singolo euro che investiamo in Erasmus+ è un investimento nel futuro: il futuro dei giovani e il futuro del nostro ideale europeo”. Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, insiste sulle potenzialità del programma Ue che da trent’anni consente a migliaia e migliaia di giovani di studiare all’estero, di confrontarsi con docenti e coetanei di varia nazionalità, di condividere conoscenze, tradizioni, stili di vita, lingue. Un programma che, proprio per le sue potenzialità, richiede maggiori investimenti. Da Strasburgo, dove ieri si sono svolte, nella sede del Parlamento Ue, le celebrazioni per il 30°, lo stesso Juncker ha osservato: “Nel momento un cui festeggiamo i 30 anni di Erasmus dobbiamo essere 30 volte più ambiziosi”. Il programma “è la risposta all’egoismo nazionale, è un simbolo di un’Ue che si apre al futuro, dobbiamo fare in modo che il bilancio europeo sia all’altezza del talento della nostra gioventù”.

Programma articolato e una app. Per festeggiare il compleanno, si sono svolti alcuni eventi all’Europarlamento, coinvolgendo un gruppo di giovani della “generazione Erasmus”.

La Commissione ha quindi lanciato un’applicazione mobile pensata per gli studenti, gli allievi di istituti professionali e i partecipanti a tutti i programmi di interscambio.

L’applicazione ha l’obiettivo di “semplificare le pratiche amministrative e di facilitare il processo di integrazione dei vincitori delle borse durante tutto il loro soggiorno all’estero”. Partito nel 1987 con i primi 3mila studenti provenienti da 11 Paesi, l’Erasmus – è stato ribadito più volte a Strasburgo – ha finora coinvolto 9 milioni di giovani da 33 Stati diversi. L’anniversario del 2017 comprende varie attività tra cui conferenze, forum, conversazioni, celebrazioni, dibattiti e mostre in tutta Europa.

Per l’identità europea. Nel corso della cerimonia in emiciclo, il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, ha osservato che Erasmus “deve essere una possibilità per tutti i giovani europei, indipendentemente dal livello di reddito della propria famiglia o dal percorso di informazione intrapreso”. “Per questo – ha aggiunto – dobbiamo lavorare a un bilancio europeo con risorse adeguate. Più fondi per Erasmus vuol dir anche meno disoccupazione giovanile”.

Il programma attuale di sette anni 2014-2020 dispone di un budget di 14,7 miliardi di euro, il 40% in più rispetto ai livelli di spesa precedenti.

Petra Kammerevert, presidente della commissione parlamentare per la cultura e l’istruzione, ha insistito sul valore aggiunto che il programma offre per la formazione dei giovani e per la costruzione di una identità europea moderna e aperta: “Ritengo che il programma rafforzi la tolleranza e il rispetto delle diversità, che costituiscono una grande ricchezza per l’Ue”.

Numeri in crescita. Erasmus è uno dei programmi di maggior successo dell’Unione europea. Da tre decenni, riferisce la Commissione, “offre in particolare ai giovani la possibilità di acquisire nuove esperienze e allargare gli orizzonti andando all’estero”. Iniziato nel 1987 come programma di mobilità per gli studenti dell’istruzione superiore, con solo 3.200 studenti partecipanti nel primo anno di attività, è divenuto nel corso degli ultimi 30 anni “un programma faro di cui usufruiscono circa 300mila studenti universitari all’anno”.

Al tempo stesso il programma si è notevolmente ampliato:

prevede periodi di studio e tirocinio o apprendistato sia per gli studenti dell’istruzione superiore sia per quelli dell’istruzione e formazione professionale, scambi di giovani, volontariato e scambi di personale in tutti i settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport. Rispetto ai suoi predecessori, il programma Erasmus+ è anche più aperto a persone provenienti da contesti svantaggiati. La portata geografica del programma è aumentata, passando dagli 11 Paesi del 1987 a agli attuali 33: i 28 Stati membri Ue più Turchia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Norvegia, Islanda e Liechtenstein.

Gianni Borsa

(Fonte: AgenSir)

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Posted by on 14 giugno 2017. Filed under Cronaca,Cultura,Europa,homepage,In evidenza,Scuola,Università. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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