Festa San Sebastiano / Il vescovo Raspanti durante l’omelia: “Non possiamo fare solo un processo ai giovani ma dobbiamo amarli”

Breve, diretto e con un costante richiamo alla coerenza quale elemento di raccordo tra i giovani e il mondo delle istituzioni, un rapporto sempre più lacerato dalla sfiducia. Così il vescovo di Acireale mons. Antonino Raspanti, durante l’omelia del Pontificale di San Sebastiano, celebrato questa mattina in una Basilica gremita di fedeli e devoti. Il vescovo Raspanti ha citato nel suo intervento don Pino Puglisi. Egli, ha detto, “non scappò davanti al suo sicario ma restò a schiena dritta”. E infine: “Chiediamo a san Sebastiano di intercedere anche per noi adulti perché possiamo essere più forti ed essere modelli per i giovani”. Di seguito il riepilogo della sua omelia:

“Quest’anno celebriamo la festa del Santo Martire Sebastiano nell’anno del Sinodo dei giovani. Registriamo un distacco di molti giovani dall’antica fede cristiana. Sappiamo che questa sfiducia non riguarda solo la fede ma è molto più ampia. C’è una certa sfiducia da parte dei giovani nei riguardi delle istituzioni. E questo perché spesso non coincidono alle parole i fatti e le promesse. L’incoerenza di molte persone che incarnano le istituzioni, il divario tra governati e governanti, ha fatto sì che i giovani si allontanassero sempre più. Questo distacco mette a repentaglio l’intero corpo sociale perché si lacerano i rapporti, cresce la critica graffiante e distruttiva, cresce la mancanza di cooperazione e collaborazione che sono elementi essenziali perché il corpo sia sano. La nostra Nazione perde sempre più forza rispetto alle altre nazioni europee. Fenomeni come denatalità, invecchiamento, pesano non poco sul nostro futuro”. Il vescovo si è poi soffermato sul senso del vero amore verso i giovani: “Le nuove generazioni necessitano di nuovi punti di riferimento. Alcuni dei nostri giovani cadono nel disordine fisico e morale, hanno poca voglia di assumere responsabilità e diventare adulti. Non grandi non possiamo sognarci di fare un processo e basta. I giovani vanno amati e l’amore non è solo calore e ansia di proteggerli. Si amano dando il buono esempio e dimostrando coerenza tra il nostro fare e il nostro dire”.

“Rimettere in discussione la vita dei nostri figli non comporta perderli. Quando le generazioni precedenti si sono rialzate dalla guerra non hanno ritrovato nessuno che li abbracciasse e li accogliesse. Piuttosto hanno combattuto per un’ideale di vita preciso, hanno combattuto e seguito un modello di vita. Come quello di San Sebastiano, intriso di onestà, coerenza, coraggio. Questo martire ha avuto il coraggio non di nascondersi dal governatore ma di alzare la sua voce innanzi a lui e poi essere ammazzato. Proprio come don Pino Puglisi che non è scappato dopo i primi avvisi ma è rimasto lì a schiena dritta sorridendo al suo sicario. Fratelli carissimi chiediamo a san Sebastiano di intercedere presso il Signore e dare coraggio non solo ai giovani ma anche noi adulti”. Infine la supplica al Santo Martire: “Chiediamo a San Sebastiano di essere più forti e coerenti per rappresentare un modello di coerenza per i nostri giovani”.

La redazione