Diocesi / Il vescovo alla Veglia di Pentecoste: “Noi Chiesa siamo testimoni, profeti e nuovo Israele”

Quasi 2000 fedeli hanno gremito l’anfiteatro di Macchia in occasione della veglia di Pentecoste presieduta dal nostro vescovo mons. Antonino Raspanti. La celebrazione, curata con impegno e dedizione dalla Consulta Laicale, ha visto coinvolta l’intera diocesi che, tradizionalmente, si dà appuntamento attorno al proprio Pastore, per rinnovare il dono dello Spirito Santo.

La creazione operata dal Padre, l’incarnazione e la risurrezione del Figlio ed il dono dello Spirito Santo sono inizio della Missione e dell’Annuncio della storia di salvezza.

Quest’ultima, rendendo presente la fedeltà di Dio nei confronti dell’umanità, non è un semplice ricordo o memoriale di eventi già accaduti, ma sarà compresa pienamente nell’eternità.

I carismi dello Spirito Santo, manifesti in ciascuno di noi, rendono continuamente presente questa storia di Dio non nell’unicità, ma nell’unità e nell’utilità ecclesiale: “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito” (San Paolo in 1Cor 12, 4). “Carisma e servizio rendono vivo e presente lo Spirito Santo”, con queste parole ha avuto inizio la celebrazione eucaristica, nella quale alcuni rappresentanti della Consulta hanno voluto presentare, in maniera tangibile, attraverso la costruzione del plastico di una chiesa, la varietà del dono e della grazia dello Spirito nella comunità ecclesiale.

“Noi Chiesa – ha affermato il Vescovo Raspanti durante l’omelia – siamo testimoni, profeti e nuovo Israele. Nella fede entriamo nell’urlo del crocifisso che al Padre consegna lo Spirito e permette così la nascita della Chiesa. Noi, nello Spirito, siamo Figli di Dio e prendiamo il nome di credenti, cioè apparteniamo all’urlo di Gesù nel mondo. Non esistiamo per noi stessi, ma siamo chiamati per essere segno tra le nazioni. La Chiesa, cioè clero e laici insieme, è segno della stabile vittoria di Cristo Risorto.  La Chiesa è l’urlo di Cristo, perché allo stesso tempo è passione e consegna gioia ma anche dolore, come nel parto dove grida la donna partoriente soffre ma anche gioisce per la nuova nascita. L’urlo di Cristo e la forza dello Spirito ricompongono l’immagine di Cristo nel mondo e per il mondo”.

La veglia ha successivamente messo in evidenza il fuoco e l’acqua, segni di una sempre e nuova Pentecoste che ha fatto “risuonare nei cuori dei presenti, anche con brani musicali diversi, la gioia della risurrezione. sulla strada del suo amore e portare a tutti l’annuncio di gioia e di pace che ci dona il Risorto

L’icona di Maria SS. delle Grazie, venerata a Fiandaca, che è una delle comunità fortemente colpite dal recente sisma, intronizzata solennemente nel presbiterio, ha dato speranza e conforto di una prossima rinascita e ricostruzione, ad oggi ancora apparentemente lontana ed è per questo che la politica non può tralasciarla né dimenticarla.

Arturo Grasso