Friday for future / Le iniziative di protesta dei giovani a difesa dell’ambiente.”Insieme stiamo cambiando il mondo”

“Insieme stiamo cambiando il mondo”, questo lo slogan del movimento Friday  for  future che negli ultimi mesi sta coinvolgendo milioni di studenti, in ogni parte del mondo, per protestare contro l’inazione sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Dal gesto solitario di una ragazzina svedese di appena sedici anni, sembrerebbe stia prendendo piede un movimento globale di giovani, ma non solo, che finalmente distratti dall’uso spasmodico di telefonini e dispositivi digitali, sembra essersi risvegliato nella consapevolezza della necessità di una maggiore attenzione al riciclo, al rifiuto della plastica usa e getta e a tutti quei comportamenti che possono lasciare una significativa impronta ambientale.

Greta Thunberg

Tutto ciò sembrerebbe essere stato ispirato semplicemente dal gesto emblematico di una sedicenne; è trascorso infatti, poco più di un anno da quando Greta Thunberg decise, un venerdì, di non andare a scuola per andarsi a sedere davanti al parlamento svedese con in mano un cartello recante la scritta “sciopero da scuola contro il clima”.
Da allora il venerdì è diventato giornata simbolo che ha dato il nome al movimento Friday for future: da ultimi, lo scorso 20 settembre che, da New York a Londra, da Islamabad a Sidney, ha visto una massiccia partecipazione, in ogni angolo della terra, di giovani che hanno scagliato moniti ai governi ed ai leader mondiali che si sarebbero incontrati, il successivo lunedì, al summit sul clima organizzato dalle Nazioni Unite; e ancora il 27 scorso anche in Italia, con oltre un milione di giovani di tutte le età, incoraggiati forse dalla giustificazione ufficiale concessa agli studenti da parte delle scuole che, convinte dal ministro Fioramonti, avrebbero accettato quale motivazione quella dell’adesione alla manifestazione in favore dell’ambiente. In alcuni casi con slogan generici, in altri con riferimenti a problematiche specifiche del paese come quello dell’Ilva a Taranto e del petrolio a Potenza, l’ondata di giovani, ispirati dall’attivista svedese, ha puntato il dito contro la politica accusandola di non aver fatto nulla per salvaguardare il loro futuro e chiedendole soluzioni concrete ed immediate.

Tutto questo appare molto entusiasmante e ci incoraggia; arrivano i primi segnali di transizione attraverso i regolamenti europei che aboliscono le buste di plastica, il sempre più diffuso impiego di veicoli ibridi ed il passaggio, in molti istituti d’istruzione che si sono autofinanziati per aderire al progetto, dalle bottigliette di acqua minerale alle borracce di alluminio. Oggi è addirittura possibile contribuire alla riforestazione del pianeta attraverso app ecologiche e motori di ricerca che devolvono gran parte dei proventi ricavati dalla pubblicità per sostenere i programmi di riforestazione e si guadagnano la fiducia di chi li utilizza pubblicando dettagliati e aggiornati report finanziari.

Viene da credere che qualcosa stia cambiando e che soprattutto le coscienze dei ragazzi stiano cambiando. Ma è davvero così? Riuscirà questo giovane coro ad influenzare le politiche mondiali che puntano prepotentemente verso interessi economici irrinunciabili? E i giovani, sono sinceramente e consapevolmente decisi a conseguire dei risultati senza farsi strumentalizzare o si sono semplicemente fatti coinvolgere in un ennesimo fenomeno mediatico che gli fornisce pure la giustificazione per bigiare la scuola?

Ecco che c’è già chi muove le prime accuse di strumentalizzazione. Il sito italiano neovitruvian.wordpress.com fa notare, attraverso foto e twitter, la costante presenza di una coach che accompagna la giovane Greta nella maggior parte degli eventi pubblici, tale Luisa-Marie Neubauer, ambasciatrice della gioventù per un’organizzazione di lobbying internazionale finanziata, tra gli altri, da George Soros e Bill Gates e rivelando così potenti forze dietro l’improvvisa crescita mediatica della ragazzina svedese. C’è poi il sito inglese EuropeReloaded.com che mette in guardia su questa strategia climatica radicale perché finalizzata all’abbandono dell’economia dei combustibili fossili in favore di un’economia verde “sostenibile” che permetterebbe di indirizzare centinaia di miliardi di fondi verso investimenti in società “climatiche” spesso inutili ma che procurerebbero nuove ricchezze alle banche globali ed ai giganti finanziari. Bufale o verità? Oggi è necessario valutare con molta attenzione tutto ciò che il web o la televisione ci propina, nel bene e nel male. Ma che ben vengano le buone intenzioni dei giovani soprattutto se coerentemente accompagnate dai fatti. Dunque, anche se la politica mondiale non dovesse spostare di una virgola i programmi economici per evitare catastrofi climatiche, nascondendo i propri intenti dietro innocue apparenze sostenibili, ben venga la cultura del rispetto dell’ambiente che ci circonda: tutti noi in prima persona possiamo combattere l’effetto serra e i mutamenti climatici risparmiando energia e riducendo il più possibile gli sprechi.

 Ben venga l’impegno a mantenere pulite le nostre città, i nostri mari, le nostre campagne e ad adottare tutti quei comportamenti che spesso sono definiti solo come gocce d’acqua nell’oceano ma che come tali, le gocce, sono capaci di scavare anche la roccia lasciando segni visibili e duraturi nel tempo. Non è comprando auto elettriche costosissime  che dimostriamo di essere ambientalisti, tutto questo oggi appare più come una moda mentre, ed è quanto mai necessario ribadirlo, si tratta di una questione di cultura. La transizione energetica non può essere ridotta ad una semplice sottrazione o addizione di fonti di energia, ovvero di quelle rinnovabili al posto delle fossili, ma deve trattarsi di un profondo cambiamento di quel sistema di valori che oggi è totalmente incentrato sul consumismo, a favore di un attecchimento verso una cultura diversa, una cultura di rispetto concreto verso la natura.
Direi che oggi essere ambientalisti appare come una moda. Non si è ambientalisti se si compra un’auto elettrica  a prezzi altissimi o se si installano impianti fotovoltaici; essere ambientalisti vuol dire altro, è una questione culturale. La transizione energetica verso il dopo-fossili non è riducibile a una semplice sottrazione o addizione di fonti di energia, ovvero di rinnovabili al posto delle fossili, ma si tratta di rispetto concreto della natura, di radicamento di una cultura diversa. Esistono esempi virtuosi di queste differenze culturali, uno su tutti la Danimarca dove il risparmio energetico è una regola, oppure alcuni paesini montani del Trentino dove la raccolta differenziata non è considerata una restrizione delle libertà ma un fatto acquisito. Andare verso la transizione energetica significa mettere in atto un profondo cambiamento del sistema dei valori perché quello attuale, imperniato sul consumismo, minaccia la natura e non può essere lo stesso che potrebbe salvarla .

                                                                                 Cristiana Zingarino