Gli 80 anni del monopoly / Tutti palazzinari in viale dei Giardini, al tavolo del gioco c’è posto per tutti

Chi non si è sentito, almeno una volta, un grande costruttore edile, oppure un facoltoso proprietario terriero, acquistando appezzamenti e costruendo case e palazzi dalle parti di largo Augusto, viale dei Giardini, Stazione Ferrovie Nord, vicolo Stretto o vicolo Corto? Chi non è finito almeno una volta in prigione, “direttamente e senza passare dal via”? Il Monòpoli (con l’accento sulla seconda “o”, come nella pronuncia della originaria versione anglofona) compie 80 anni, durante i quali ha tenuto compagnia a generazioni di statunitensi, inglesi, italiani, tedeschi, danesi, giapponesi, egiziani, brasiliani e australiani. L’editore che dal 1935 lo commercializza nei quattro angoli del pianeta, l’americano Hasbro, vanta “750 milioni di giocatori”, ma forse la cifra è per difetto.monopoli - Copia

In Italia il gioco da tavola è arrivato nello stesso ‘35, in piena era fascista (e nel tabellone era presente anche “via del Fascio”): per questo l’inglesismo del nome originario, Monopoly, è stato camuffato maccheronicamente con l’accento altrove. Da lì in poi, però, anche il Belpaese è stato attratto dal vortice dei “palazzinari”, dei due dadi, delle caselle verdi, gialle, viola, rosse…
Ora, per festeggiare l’ottantesimo compleanno, Hasbro annuncia qualche sorpresa agli aficionados. Metterà in commercio 80 scatole-sorpresa, fra le prossime 30mila produzioni, in cui gli acquirenti troveranno banconote vere. Sul mercato europeo arriveranno dunque Monopoly (dal 2009 il nome è unificato, anche per la versione italiana, da quando cioè non è più distribuito da Editrice Giochi) con banconote da 10, 20, 50 o 100 euro. Ma alla persona più fortunata potrebbe capitare una “cassa” senza le consuete banconote fac-simile, bensì con una dotazione di 20.580 euro veri, ripartiti in 41 biglietti da 500 a 10 euro!
Il Monopoly, nelle sue diverse versioni nazionali e nelle edizioni speciali, è anche un libro aperto sulla storia dei secoli XX e XXI. Perché il gioco si è adattato ai mercati nazionali in cui è stato commercializzato, con i toponimi locali di vie e piazze, boulevard e avenue, parchi, stazioni e persino aeroporti. Un divertimento “globale” affermatosi prima della globalizzazione, che non ha rinunciato a celebrare, con specifici accorgimenti, la nascita dell’euro o l’utilizzo delle credit card (Monopoly World Edition); per non parlare – lo sanno bene i collezionisti – di Monopoly Disney, Monopoly Ferrari (un inno al Cavallino), il Monopoli 150° d’Italia e il Monopoly junior dedicato ai più piccoli. Perché al tavolo da gioco c’è posto per tutti.

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Posted by on 4 febbraio 2015. Filed under Cronaca,Cultura,In evidenza,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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