Gli incontri dell’Archeoclub / La vita acese di Ercole Patti: dagli studi al Collegio Pennisi alla casa di Pozzillo

Nell’aula magna dell’istituto “Galilei” di Acireale si è svolto un incontro promosso dalla sezione acese dell’“Archeoclub”, dedicato allo scrittore siciliano Ercole Patti, relatore il dott. Nino Quattrocchi che ha illustrato la fase acese dello scrittore siciliano.

“Patti, nato a Catania il 16 febbraio 1903, – ha spiegato il relatore – si lega alla città di Acireale negli anni della sua fanciullezza, prima come studente nel prestigioso collegio Pennisi e poi da adulto, ormai scrittore affermato, quando ritornerà da Roma per trasferirsi in una vera oasi di pace. Acquisterà una casa vicino al mare, a Pozzillo, piccola frazione che si contraddistingue ancora oggi per il suo silenzio e la sua tranquillità. Ritornare ad Acireale da scrittore famoso è sicuramente diverso dal periodo di giovane studente, molto insofferente alla rigida educazione della scuola acese. I ricordi della fanciullezza sono ben diversi dall’età matura. Ma l’essere studente ad Acireale in una fase in cui le scuole acesi erano famose e prestigiose in tutta la Sicilia orientale non stupisce, perché Ercole Patti nasce in una facoltosa famiglia catanese, figlio di un famoso e affermato avvocato e nipote dello scrittore Giuseppe Villaroel”.

Il relatore dott. Nino Quattrocchi

Il relatore dott. Nino Quattrocchi

Roma è una città che cattura l’attenzione e l’interesse del giovane scrittore, che arriva alla fama nel 1940, con il romanzo “Quartieri alti” e, con “Il punto debole” arriva finalista al premio Strega. Con gli anni definirà sempre più la sua caratteristica di narratore moralista, tendenza pienamente confermata da tre grandi successi legati al periodo romano “Un amore a Roma” “Le dame e altri racconti” e “Cronache romane”.

La fine degli anni ’70 è caratterizzata da romanzi ambientati nella Sicilia del ‘900. “La cugina”, “Un bellissimo novembre” e “Graziella” colgono quella sicilianità che mai verrà meno nel cuore dello scrittore, quella sensualità accennata ma mai esplicita e volgare, quell’opulenza di una ricca borghesia e di una nobiltà che si aggrappa ancora al vivere nell’agiatezza dei grandi proprietari terrieri, quando tutto pian piano volge alla fine di un’epoca che non potrà più ritornare.

La fase “siciliana” si conclude con “Diario siciliano” del 1971, vincitore del Premio Selezione Campiello. Ma il ritorno alla sua amata Roma ben presto lo porterà a lasciare nuovamente la Sicilia, non solo fisicamente, ma anche nel suo scrivere, infatti “Gli ospiti di quel castello” del 1974, vincitore del Premio Brancati-Zafferana, segnerà il ritorno alla fase “romana”. Felice il suo rapporto con tanti scrittori siciliani suoi contemporanei, come la sincera amicizia con Vitaliano Brancati. Fu Patti ad accompagnare lo scrittore al treno quando quest’ultimo si recò a Milano per un intervento chirurgico.

“La Sicilia sempre nel suo cuore, – conclude il dott. Quattrocchi – le radici che restano nell’anima, ma Roma sarà la sua città negli ultimi anni di vita, si spegnerà lì il 15 novembre 1976”.

Gabriella Puleo

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Posted by on 5 giugno 2015. Filed under Cronaca,Cultura,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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