GMG 2013. Nella Via Crucis di Copacabana un parallelo tra le sofferenze di Cristo e le sofferenze del mondo d’oggi

E’ stata una Via Crucis particolare, quella svoltasi venerdì 26 luglio a Copacabana  con Papa Francesco. Le 14 Stazioni, disposte su circa un miglio del lungomare, erano una riproduzione di noti paesaggi carioca come Pedra do Arpoador, Escadaria Selarón a Lapa. Il Pontefice ha seguito dal palco centrale dove le Stazioni venivano eseguite in contemporanea con quelle sul Lungomare. Le meditazioni della Via Crucis sono state redatte da José Fernandes de Oliveira (padre Zezinho) e João Carlos Almeida (padre Joãozinho). Le riflessioni sulle 14 Stazioni sono state lette da diversi giovani, e avevano a tema i tanti drammi dell’uomo di oggi. Tra i lettori un giovane di una comunità di recupero di tossicodipendenti, un giovane che si faceva portavoce delle madri in difficoltà, un seminarista, una religiosa impegnata verso le prostitute, le famiglie in difficoltà, i migranti, i senza terra, una coppia di fidanzati, un malato terminale, uno studente, un “nativo digitale”, un carcerato, un sordo.

La Via Crucis di Copacabana

La Via Crucis di Copacabana

Tra i giovani che portavano la croce da una stazione all’altra (venti in rappresentanza dei cinque continenti) si sentiva il suono dello strumento tradizionale della religiosità popolare in legno che, agitato, fa un tipico rumore metallico; tale strumento si chiama “matraca” e compare in tutte le processioni religiose brasiliane.

Tra le scenografie più significative delle varie stazioni, alla sesta (che ricorda la Veronica, la donna che asciugò il volto di Gesù con un panno su cui rimase impressa l’immagine di quel volto) è stata citata una serie di persone “escluse” oggi, tra cui anche quelle “escluse dalla cultura digitale”, i poveri tecnologici che non hanno accesso a internet. Nella settima stazione (la seconda caduta di Gesù), una coppia di fidanzati ha invocato davanti a tutti il Signore perché li protegga nel loro cammino verso la costruzione della loro famiglia.

Via Crucis: la scena della nona stazione

Via Crucis: la scena della nona stazione

Sul palco della nona stazione (Gesù che cade per la terza volta) c’erano 20 ragazzi, chiamati “moto-boy”, che spingevano persone su sedie a rotelle, il simbolo della sofferenza umana invalidante. Ed è stato letto un brano delle Lamentazioni che dice che il Signore “non rigetta per sempre chi soffre, perché è compassionevole”. Uno degli uomini ha parlato della “saggezza eterna” che si trova incontrando la Parola di Dio. Evangelizzare il continente digitale: questa la preghiera della decima stazione (Gesù spogliato delle vesti), formulata basandosi sul rischio di scambiare per “reale” ciò che è virtuale e con la richiesta di essere capaci di portare il Vangelo anche nel mondo del web. Nell’undicesima stazione (Gesù inchiodato alla croce), la simbologia scelta è quella di ragazzi vestiti in giacca e cravatta: hanno le mani chiuse per ricordare l’egoismo umano, che chiude in noi stessi, ma sono davanti al Crocefisso, Gesù che invece ha le mani aperte, le braccia spalancate per amore di tutti. Vengono ricordati i giovani in carcere e si dice che Gesù non ama solo il giusto e il santo, ma anche il peccatore. Alla dodicesima stazione (la morte di Gesù) infermieri e infermiere vestiti di bianco ricordano le difficoltà della vita, fino al suo spegnimento. Un malato dichiara la precarietà della sua esistenza ed evoca il mistero dell’eternità, che sovrasta ogni nostra speranza.

La "Pietà" brasiliana della 13^ stazione

La “Pietà” brasiliana della 13^ stazione

La tredicesima stazione (Gesù deposto dalla croce), vede Maria che tiene in braccio il figlio morto: una “Pietà” brasiliana di grande effetto plastico e drammatico, mentre attori traducono nel linguaggio dei segni il Vangelo.

Alla quattordicesima stazione (quella conclusiva in cui il corpo di Gesù viene deposto nel sepolcro) si è pregato per i cinque Continenti: “Per l’Europa dell’Est perché sia segnata dalla pace e dal rispetto della libertà religiosa”, per l’Europa “perché superi l’onda aggressiva del secolarismo”, per l’Africa, “affinché superi la violenza e costruisca una Chiesa come famiglia”, per l’America del Nord “perché sappia riconoscere quelle culture che non provengono dal Vangelo”, per l’America Latina “affinché vinca la violenza e l’ingiustizia”, per l’Asia, “affinché la minoranza cristiana sia presente e feconda anche quando è perseguitata”, per l’Oceania “perché sia impegnata sempre più nell’annuncio del Vangelo”. La croce pellegrina per il mondo, ultima tappa il Brasile, è giunta alla sua destinazione di Copacabana. La preghiera che viene proposta è per “andare in tutta la terra a testimoniare il vero cammino della vita”. Si prega in varie lingue in rappresentanza di tutti i continenti.

La Croce portata dai giovani

La Croce portata dai giovani

Sul podio centrale, dove la Via Crucis si è conclusa, sono state accolte quasi 1.500 persone tra cui numerosi disabili. C’erano pure 35 “cartoneros” (lavoratori argentini che raccolgono materiale da riciclare nelle discariche), che lo stesso Papa ha voluto appositamente accanto a lui. Da qui il Papa ha pronunciato il suo discorso conclusivo.

La rappresentazione era anche visibile in altri punti della città, tramite i maxischermi. Le immagini delle coreografie della Via Crucis di Copacabana hanno conquistato anche le tv di tutto il mondo collegate con l’evento della Gmg di Rio.

(Estratto e adattato da AgenSIR)

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Posted by on 27 luglio 2013. Filed under Chiesa,In evidenza,Società,Spiritualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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