I luoghi della Passione 3 / Nel Cenacolo il “sigillo” di Gesù: offrirsi in sacrificio per la salvezza del popolo

Cenni storici

Nel contesto della narrazione evangelica si intende il piano superiore della casa perché traduce la corrispondente parola greca anágaíon (cfr Vangelo secondo Marco 14,15; Vangelo secondo Luca 22,12) che indica, appunto, la parte superiore ed ospitale della casa. Stiamo parlando del Cenacolo. Con tale termine si indica generalmente il luogo di Gerusalemme dove Gesù consumò con gli Apostoli l’Ultima Cena della sua vita terrena, prima di morire in Croce. Documenti attestano che proprio nella seconda metà del IV secolo la chiesa sia stata rifatta o restaurata dal vescovo di Gerusalemme, Giovanni II (386-417). Da allora fu chiamata la “Santa Sion”. Vi si veneravano alcune preziose reliquie della Passione, e vi si celebrava la memoria San Giacomo e del re Davide, la cui tomba era venerata sotto il Cenacolo. Da questo significato si è passati a una denominazione topografica, chiamando “Monte Sion” la parte Sud del colle occidentale, su cui sorge il Cenacolo. L’arrivo dei Francescani in Terra Santa nel 1333 segnò, come prima opera, il restauro del Cenacolo e la costruzione, qualche anno dopo, del contiguo, piccolo convento che si conserva ancora oggi. Fu allora che il superiore dei Francescani in Terra Santa assunse il titolo di “Guardiano del Monte Sion”.

Matteo 26, 26-29

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».

Riflessione

L’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli è uno dei momenti più solenni riportati dai Vangeli. È un momento fondamentale perché Gesù rivede il significato della Pasqua ebraica alla luce del sacrificio che stava per compiere: egli perfetto agnello di Dio, stava per essere immolato per la salvezza degli uomini. Egli, perfetto sacrificio stava per prendere il posto della legge mosaica, che, a fin dei conti, era solo un insieme di disposizioni per la salvezza “temporanea” del popolo. Gesù, spezzando il pane e versano il vino in sacrifici per molti, è “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Gv 1,29).

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Posted by on 13 aprile 2017. Filed under In evidenza,Spiritualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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