I Luoghi della Passione 4 / Le strade e i quartieri di Gerusalemme, le derisioni e le sofferenze, il Golgota: tutto questo è la via Crucis

Cenni storici

Il percorso tradizionale della Via Crucis di Gerusalemme – che da secoli si snoda sotto la guida dei francescani, partendo dal luogo in cui si pensava sorgesse la Fortezza Antonia, per giungere fino alla roccia del Golgota – si è consolidato a partire dal XII/XIII secolo. Ma è difficile pensare che esso corrisponda con l’itinerario originale compiuto da Gesù. Partendo dal presupposto che Pilato abbia pronunciato la sua sentenza nel Palazzo di Erode, il percorso dovrebbe esser fatto iniziare a nord-occidente di Gerusalemme.

Da qui al Golgota vi sono in linea d’aria non più di 300 metri, e anche andando attraverso vicoli chiusi e strade laterali la distanza non è molto superiore. È probabile che Gesù, assieme agli altri condannati, abbia percorso le strade principali della città superiore, secondo la consuetudine romana che voleva che essi percorressero le strade più battute, in modo tale da essere visti e biasimati dal maggior numero di persone.

Per due terzi del suo svolgimento, probabilmente, il percorso della croce passò attraverso il quartiere dei ricchi, dove vivevano molti dei sommi sacerdoti e degli anziani che facevano parte del Sinedrio. Qui le strade erano tracciate secondo il modello di Ippodamio, diritte e ampie.

A questa città alta assomiglia solo da lontano la stretta e intricata “via dolorosa” che possiamo percorrere oggi; la quale, però, non ha nulla da invidiarle quanto ad atmosfera, al carattere laborioso e febbrile, ai profumi e ai rumori. Una volta immersi in questo ambiente, in mezzo a questa corrente umana che scorre pigramente, fra turisti, mercanti e pellegrini, non c’è bisogno di molta fantasia per immaginare il doloroso percorso di Gesù verso la morte, accompagnato da altre figure sanguinanti e da un manipolo di guardie armate.

Dal Vangelo secondo Marco (15, 25.31.34)

Erano le nove del mattino quando crocifissero Gesù. Anche i capi dei sacerdoti con gli scribi, fra loro, si facevano beffe di lui e dicevano: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso!”. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Riflessione

Gesù denudato, inchiodato, in preda a indicibili dolori, deriso dai suoi nemici, si sente perfino abbandonato dal Padre. È l’inferno meritato dai nostri peccati. Sulla croce Gesù rimasto, non si è liberato. Si sono realizzate in Lui le profezie del Servo sofferente: “Non ha apparenza né bellezza … non splendore … Noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio … Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori” (Is 53, 2.4.6-7).

 

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Posted by on 14 aprile 2017. Filed under In evidenza,Spiritualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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