Immagini impresse nella memoria delle quaresime acesi

Proverbio del mese:

Figghia mia, statti sulidda e ccu nuddu convirsari

tannu Diu si n’innamura quannu sula ti vidi stari. 

Morale:

Tutti i più grandi maestri dello spirito, sin dall’antichità, hanno designato la solitudine e il silenzio, quale luogo e condizione privilegiata e necessaria per l’autentica crescita nella vita spirituale.

Ogni uomo, in base alla propria condizione di vita, è chiamato a consacrare un tempo per Dio.

Trovare nella propria quotidianità quel luogo dell’incontro… cioè la preghiera, luogo in cui Dio parla ai propri figli… Dentro questo tempo quotidiano vi sono alcuni tempi forti designati dalla Liturgia della Chiesa, quali il Tempo di Avvento e il Tempo di Quaresima, dove il cristiano è aiutato e invitato a riflettere maggiormente sulle cose realmente essenziali della vita e a conoscere sempre di più l’Amore che continuamente lo cerca… e lo ama…

Preghiera: ’N sciuri di st’altaru.

Putissi essiri ‘n sciuri,

‘n sciuri di st’altaru,

ppi stari sempri ccu Vui,

Signuri di l’amuri.

Mezzaquaresima… Acireale nella metà del secolo scorso

“…Le campane nel tardo meriggio chiamano con squilli e rintocchi. La Pasqua viene, e nel tempio vasto ed affollato ogni sera la voce del quaresimalista ricorda che siamo uomini di fragile carne mortale, e parla di Dio che governa la terra ed il creato, e del suo Figliolo che morì sul colle fatale per redimere gli uomini dal peccato…” Inizia a descrivere così, con immagini delicate, una delle quaresine acesi il dott. Alfio Fichera in uno dei suoi articoli giornalistici raccolti nel testo “Cronache e memorie”. Racconta che ad Acireale era tradizione che il predicatore parlasse dal pulpito della basilica di S. Sebastiano. Oratori insigni, alcuni di fama europea, salirono quel pulpito. Tra questi celebri oratori che predicarono ad Acireale, vi fu il ven. Padre La Nusa, un padre gesuita, che predicò il suo ultimo quaresimale nel 1656 ad Acireale. Le cronache acesi dicono che “la sua voce era piuttosto miracolosa che naturale… Con queste sue prediche fece di modo che non solamente li genti di suso venivano la matina a sentirlo, ma anche venivano da Catania…” Le sue prediche erano talmente partecipate dalla gente che una volta dovettero aprire pure la casa che era di fronte alla porta principale della Cattedrale, per dare possibilità alla gente di ascoltare. Si deve a questo famoso predicatore l’istituzione della “devozione di fare il Monte Calvario con li altarelli delli misteri della passione. Volle fare la stessa cosa in questa città di Jaci, et elesse per Monte Calvario il locale ove era situata la chiesetta del Salvatore. Ivi, a spese della città…” Iniziò pure la processione del Cristo morto e promosse la rappresentazione sacra in pubblico del “Mortorio di Cristo”.

Ma ritornando alla mezzaquaresima del ’40, sempre il Fichera racconta, che la settimana di passione e la settimana santa erano animate dalle prediche che attiravano una folla immensa, quali quelle che venivano tenute all’aperto il giovedì ed il venerdì santo, l’altra detta “delle tre ore di agonia”, quelle “dell’ultima cena”, e la famosa predica della Sacra Sindone.

E tra queste sentite e partecipate funzioni quaresimali e celebrazioni religiose di Pasqua acesi, si vide anche la partecipazione attenta di Riccardo Wagner, che in quel periodo si trovava ad Acireale.

cannoli

Ricetta di cucina: Cannoli di ricotta

A Santa Maria Ammalati, ogni domenica mattina, “intra ‘u panificiu di Saru”, tra il profumo del pane casareccio appena sfornato, appaiono come gioie per gli occhi i cannoli alla ricotta, fatti con ricotta fresca di pecora con il metodo tradizionale. E’ stato proprio il sig. Saro a darci gentilmente la gustosa ricetta.

Ingredienti per 500 gr. di cialde di cannoli:

1 kg. di farina bianca, 400 gr. di zucchero; 40 gr. di strutto; 2 tuorli d’uovo, impastare con 200 gr. di vino rosso il tutto.

Procedimento:

Si prende la farina e si mette su un piano di lavoro facendo la classica “fonte” dove al centro metteremo gli ingredienti che amalgheremo ottenendo così un impasto duro. Si fa riposare tale impasto per circa 15 minuti; dopo trarre da questo impasto dei bastoncini dai quali ricaveremo tanti piccoli dischetti. Schiacciare tali dischetti da un lato e stirare con un matterello fino ad ottenere una forma ovale. Incollare le due estremità con l’uovo sbattuto fino a formare la classica forma del cannolo. Avvolgere le apposite formine con l’impasto realizzato e friggerli in olio bollente.

Ingredienti per il ripieno delle cialde:

500 gr. di ricotta fresca sgocciolata di pecora; 150 gr. di zucchero;  (a piacere: scorzette di arancia e gocce di cioccolata).

Procedimento:

Impastare la ricotta con lo zucchero, passare a setaccio, aggiungere i canditi e il cioccolatto e riempire le cialde precedentemente preparate.

Consiglio… Non entrare in questa bottega nei periodi in cui si è deciso di fare dieta… non si manterrebbe l’impegno…; avere pazienza nell’aspettare il proprio turno perché… ne varrà davvero la pena…!

 

 

 

Please follow and like us:
Posted by on 23 febbraio 2013. Filed under Chiesa,Cultura,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
24 + 30 =