In ambito ecumenico / La Danimarca avanguardia delle “Chiese verdi”

Sono già 148 le comunità che hanno ottenuto il certificato ambientale, rilasciato dopo che un’apposita commissione ha compiuto un sopralluogo e verificato l’ottemperanza con una serie di condizioni di rispetto ambientale. Il tema della salvaguardia del Creato è un’attenzione ecumenica sottolineata anche nella “Laudato si'”. Esperienze analoghe soprattutto nel Centro e Nord Europa, ma anche nel Regno Unito

verpL’impegno per la salvaguardia dell’ambiente è radicato nella tradizione del movimento ecumenico europeo, oltre ad essere ancorato a una riflessione teologica che vanta una bibliografia consistente e aver realizzato innumerevoli buone pratiche. Papa Francesco, nell’enciclica “Laudato si’” dà il suo tributo alla “profonda preoccupazione” e alla “preziosa riflessione” portata avanti da altre Chiese e confessioni cristiane su questi temi. Con poco clamore e con investimenti a basso costo, le comunità cristiane hanno messo in moto una silenziosa rivoluzione “verde” ante litteram, che soprattutto nel nord dell’Europa ha portato alla maturazione di esperienze ormai consolidate.Danimarca apripista. Dal 2008 esiste ad esempio in Danimarca un gruppo di lavoro ecumenico “Chiese verdi” (gronkirke.dk) il cui obiettivo è “sostenere e incoraggiare gli individui, le comunità, le chiese e le organizzazioni religiose a integrare l’ambiente e il clima nei loro percorsi di riflessione e nelle pratiche di vita”. Se si vuole ottenere la certificazione di “chiesa verde” occorre passare al vaglio il comportamento ambientale della propria parrocchia o casa religiosa sulla base di un check-up in 48 punti, di cui almeno 25 devono essere soddisfatti. L’attenzione ambientale deve così vedersi nella vita della comunità: attraverso celebrazioni, iniziative, incontri di sensibilizzazione, partecipazione a eventi della società civile su temi del clima o dell’ambiente; negli “acquisti che la comunità compie”: è meglio scegliere per le feste in parrocchia o la mensa del curato prodotti biologici, a “km zero” o del commercio equo e solidale; o ancora pulire l’oratorio con detergenti non inquinanti, fotocopiare su carta riciclata… Altro criterio cardine è il consumo energetico: dal riscaldamento (raccomandati il fotovoltaico, l’energia geotermica, la legna) all’illuminazione si invita a usare tutti gli espedienti a basso consumo disponibili sul mercato. Una parrocchia verde si vede anche dall’utilizzo dei mezzi di trasporto, per cui s’incoraggiano gli operatori pastorali a usare la bici anziché la macchina, predisponendo adeguati spazi per il parcheggio delle biciclette vicino alla canonica. E ancora nei rifiuti: per cui si differenzia, si usa più possibile materiale biodegradabile; si ripara tutto il possibile, anziché buttare via e comprare cose nuove. In Danimarca sono oggi 148 comunità ad avere il certificato di “chiesa verde”, rilasciato dopo che un’apposita commissione ha compiuto un sopralluogo nella comunità che ne ha fatto richiesta.

Sensibilizzare sui problemi globali. Un’altra iniziativa che “gronkirke.dk” sostiene è la “staffetta per i cambiamenti climatici”, una “campagna di sensibilizzazione sulle conseguenze che i cambiamenti del clima hanno per i Paesi più poveri del mondo”. A disposizione delle comunità che ne fanno richiesta è un “kit” contenente quattro simboli tangibili del cambiamento climatico (pietre dalla Groenlandia, riemerse a causa dello scioglimento dei ghiacciai; mais avvizzito per la scarsità di piogge in Malawi; coralli morti dall’oceano Pacifico e chicchi di caffè dall’America centrale), accompagnato da testi di informazione, di riflessione e di preghiere che possono essere usati in incontri e celebrazioni liturgiche sul tema del clima. Nel 2014, poi, un gruppo di volontari ha visitato le chiese verdi del Paese e ha preparato un catalogo appena pubblicato on line con un elenco di buone pratiche per “favorire la condivisione di cose concrete che si possono realizzare”. E poi c’è il portale del “baratto” (Afhent.dk), dove “si possono dare via le cose di cui altri potrebbero beneficiare”: oltre a essere un possibile atto di generosità è un’azione di rispetto ambientale perché contribuisce alla riduzione dei rifiuti.

In giro per l’Europa. L’esperienza delle “Chiese verdi” si ritrova però un po’ dappertutto in Europa: nell’esperienza delle “eco-congregations” del Regno Unito, nelle innumerevoli realtà di “management ambientale per le Chiese” dell’Europa centrale (Olanda, Svizzera, Germania, Austria), nel “Miljödiplomering”, diploma ambientale in Svezia, con esperienze sorelle in Norvegia e Finlandia. A livello italiano, il mondo delle Chiese protestanti, valdesi, metodiste ha rilanciato il percorso di origine tedesca “gallo verde”, sistema di gestione elaborato secondo la certificazione europea Emas per ridurre gli impatti ambientali prodotti da una comunità “nell’ottica di una responsabilità condivisa, per un futuro più rispettoso del Creato”. “Gallo verde” si è fatto promotore di un appuntamento internazionale “Chiese per il pianeta: nutrire il pianeta, salvaguardare il creato”, che si terrà a Milano il 18-20 settembre, e che prevede l’incontro di delegati di chiese che hanno ottenuto la certificazione.

Sarah Numico
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Posted by on 17 luglio 2015. Filed under Ambiente,Cronaca,In evidenza,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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