Internet / L’antitrust obbliga gli e-store ad una maggiore chiarezza sugli acquisti delle App

Si chiude con l’accoglimento degli impegni proposti dagli “indagati”, il procedimento che l’Antitrust italiana aveva aperto contro i principali market place e sviluppatori di App per tablet e smartphone. L’accusa: ingannare i consumatori con applicazioni pubblicizzate come “free”, ma che nascondono contenuti a pagamento. Ora i consumatori avranno più strumenti per difendersi.

applicazioni appstore“L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha accolto gli impegni presentati da iTunes, Google, Amazon e Gameloft, nell’ambito di un procedimento avviato per possibili pratiche commerciali scorrette, connesse con la diffusione di un videogioco destinato a bambini e proposto sotto forma di App per terminali mobili”. Recita così il comunicato stampa con il quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato chiude ufficialmente il procedimento PS8754, aperto contro iTunes, Google, Amazon e Gameloft su segnalazione dell’Adiconsum. L’associazione dei consumatori, nel 2014, aveva denunciato all’Antitrust le pratiche poco trasparenti con le licenze cosiddette Freemium. L’obiettivo dell’Autorità guidata da Pitruzzella era quello di “accertare l’eventuale diffusione di informazioni ingannevoli sui costi effettivi da sostenere per l’utilizzazione completa delle App offerte come gratuite, nonché per verificare l’eventuale presenza di strumenti o metodi per prevenire acquisti non desiderati da parte dei minori”.

Ma cosa sono le licenze Freemium? È un tipo particolare di licenza per le applicazioni da smartphone e tablet che si collocano come una sorta di terra di mezzo tra le app a pagamento e quelle completamente gratuite: si scarica un gioco gratuito sullo smartphone o sul tablet, si gioca per un po’, ma proprio quando il gioco diventa interessante l’app in automatico chiede di acquistare componenti, accessori, attrezzi o risorse indispensabili per proseguire. Il risultato è che bastano pochi click per ritrovarsi con addebiti reali sulle carte di credito. Un sistema piuttosto “malizioso”, soprattutto perché questo tipo di giochi sono generalmente destinati ai bambini. Secondo Adiconsum sono due i rischi principali di questo tipo di licenze. Il primo è di ritrovarsi addebiti non voluti: sia Apple che Google, infatti, offrono (per comodità) la possibilità di acquistare o scaricare dagli store ciò che si vuole senza dover inserire nuovamente la password di sicurezza per un lasso di tempo determinato dopo il primo acquisto. Il secondo è quello “dell’insorgere di un effetto “assillo” da parte dei minori che, ingannati dall’apparente gratuità dell’applicazione scaricata, premono sui genitori affinché acquistino ulteriori funzioni del prodotto scaricato gratuitamente”. Secondo l’Associazione, “questa tecnica di manipolazione è chiaramente illecita perché è compresa tra le pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive”.

L’Antitrust ha deciso di accogliere i rilievi dell’Adiconsum aprendo un procedimento ora concluso con gli impegni. “I titolari degli store online – spiega l’Autorità – hanno sostituito termini quali ‘Gratis’, ‘Free’ e altri, con espressioni tali da rendere chiaro ai consumatori che un’App scaricabile gratuitamente può comportare la necessità di effettuare successivi pagamenti per una sua piena utilizzazione. Gli stessi operatori hanno proposto, inoltre, misure volte a consentire ai consumatori un più efficace e consapevole controllo sugli strumenti di pagamento associati al dispositivo, in modo da impedire acquisti non voluti”. I prossimi mesi potranno dirci quanto gli impegni saranno efficaci.

 

Antonio Rita

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Posted by on 13 febbraio 2015. Filed under Cronaca,In evidenza,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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