Internet / Youtube compie 10 anni: dai video amatoriali alla propaganda dell’orrore

Nato per dare spazio alle produzioni amatoriali degli utenti, il canale è diventato un terreno di battaglia per le major. Non è un caso che il primo posto della classifica sia occupato dal video demenziale “Gangnam Style” di Psy. Infatti, non è amatoriale, ma è stato costruito professionalmente fuori dal controllo delle major. E ora si affacciano i miliziani dell’Isis con i loro video dell’orrore.

 

Sono passati dieci anni dall’invenzione di YouTube, la piattaforma web di condivisione di video fatti in casa che “ha cambiato la storia della televisione”. Molto usata da utenti di tutte le età, YouTube però è una delle invenzioni più contraddittorie della storia di Internet. Ci sono infatti almeno tre cose che non sono state dette, da analisti ed esperti del settore, in occasione del decennale.

16961-youtube_articleYouTube è stato costituita il 14 febbraio 2005 da tre ex dipendenti di PayPal: Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim. Il marchio e la proprietà vennero acquistate da Google dopo neanche due anni per una cifra che a molti sembrò un’esagerazione: 1,65 miliardi di dollari. Il primo video fu caricato il 23 aprile 2005, si intitolava “Me at the Zoo” ed era un filmato girato davanti alla gabbia degli elefanti dello Zoo di San Diego da uno dei fondatori, Karim. YouTube oggi è molto diffusa nel mondo: ha un miliardo di utenti unici (quanti ne ha Facebook), è disponibile in 61 lingue e 75 paesi e, ogni minuto vengono caricate 300 nuove ore di video. Il filmato più visto in questi dieci anni è “Gangnam Style” di Psy, una canzone demenziale con un balletto improbabile e uno slang finto coreano: ha totalizzato (finora) la cifra record di 2.157.653.352 visualizzazioni. Il secondo video più visto è del cantante pop Justin Bieber. Si tratta della versione “official” della canzone “Baby” che ha fatto registrare la metà delle visualizzazioni del coreano Psy: 1.117.930.006. Il terzo video più visto di tutti i tempi si intitola “Charlie bit my finger again” (Charlie ha morso di nuovo il mio dito) e mostra due anonimi bambini bianchi su una poltrona (805.647.371 visualizzazioni).

In questa classifica così eterogenea emergono le tre gravi contraddizioni di YouTube (e la sua debolezza strutturale). I tre video apicali della classifica dicono infatti molte cose sulla confusione della “linea editoriale” della piattaforma. Ci sono i video amatoriali come quello di Charlie che morde il dito al fratellino e che, una volta, erano alla base del successo di YouTube e del suo slogan “Broadcast yourself” (“fatti la tua televisione personale”). Il fatto che questo tipo di produzioni siano relegate solo alla terza posizione della classifica dimostra che il progetto originale sta fallendo. Youtube è diventata il teatro di scontri epocali fra le C, tanto da confinare in un “angolo” le produzioni amatoriali degli utenti. In altri termini, nonostante gli slogan, non sono loro i veri padroni dello spazio editoriale della piattaforma: sono “solo” terzi.

La seconda posizione, infatti, è occupata da uno dei pupilli miliardari della musica pop internazionale, Justin Bieber (della scuderia Universal). Non solo, quindi, i video dilettanteschi degli utenti hanno dovuto lasciare (molto) spazio ai professionisti dell’intrattenimento ma Google ha anche aperto un canale video a pagamento, alla faccia della social tv, verrebbe da dire. Una grave doppia débacle per la prima piattaforma di “Users Generated Content”.

Il primo posto della classifica è occupato, a sorpresa e con uno scarto impressionante di numeri, da uno “sconosciuto”. Il video di Psy infatti non è amatoriale ma è stato costruito professionalmente fuori dal controllo delle major. Si tratta di una zona fuori controllo, dove nascono nuovi linguaggi e fenomeni che possono potenzialmente assumere la forza mediatica di una bomba atomica. Il successo del tormentone “Gangnam Style” non era prevedibile e, infatti, non era stato previsto da nessuno. Chiunque abbia un’idea editoriale forte e una qualche competenza di nuovi linguaggi, può quindi “scalare” senza controlli la classifica dei video più visti nel mondo. La mole di contenuti caricata ogni giorno non consente una censura dei contenuti. “Sarebbe come filtrare una telefonata prima che sia fatta”, ha detto Verity Harding, public policy manager di Google. Diventa così necessario, dopo dieci anni, cominciare a riflettere sulla zona oscura di YouTube. Anche l’Isis, infatti, in queste settimane ha scoperto questo territorio franco della comunicazione globale e ha cominciato a caricare i propri video. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

 

Rino Farda

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Posted by on 19 febbraio 2015. Filed under Cronaca,In evidenza,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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