Intervista a un giovane futuro medico volontario in India: “Paese affascinante e bisognoso d’aiuto”

bimbo indiano 2Anche se spesso sentiamo dire che l’India sforni un sacco di laureati l’anno, che il suo Pil è in crescita ecc ecc…rimane sempre uno dei Paesi in cui le condizioni igienico sanitarie sono tra le peggiori. Questo fatto si sposa bene con una mentalità arcaica e con un’ignoranza diffusa, con la mancanza di speranza dovuta ad un sistema che vede la popolazione divisa in caste chiuse. Se ad essere uccisi sono i sogni, se viene tolta la speranza di progredire, non resta altro che crogiolarsi in una statica rassegnazione.
Questo è quello che immagino io, che in India però non ci sono mai stato. C’è stato un mio amico Enrico Fazio, un brillante studente di medicina al quinto anno in corso che, andando contro il parere dei più, è partito per l’India prendendo parte ad un progetto umanitario. lo abbiamo intervistato.

Come si chiama l’associazione che organizza questo volontariato? Da quanti anni esiste questo progetto? è utile solo ai fini personali (come crescita individuale, culturale e pprofessionale) o fa anche punteggio ad esempio per entrare nella scuola di specializzazione eccecc? a partire da quale anno di università è possibile prenderne parte? c’è una selezione, sono necessari requisiti minimi?

L’ associazione in questione è l’ Iimc cioè la “Idian Institute For Mother And Child” nata a Calcutta nel 1989 da un’ idea dell’ attuale direttore, il medico pediatra dr Sujit Brahamohachary, formatosi in Europa e candidato al Nobel per la pace lo scorso 2012. Tale progetto si è ispirato da alcuni tentativi locali di aiuto sociale fra i quali quelli sostenuti da Madre Teresa di Calcutta. L’ esperienza è , posso subito dirlo, un esperienza unica di vita prima ancora che formativa. In realtà non ci si aspetta moltissimo dai volontari selezionati, ragion per cui possiamo trovare medici specializzati e studenti alle prime armi fianco a fianco, ma si consiglia comunque, proprio per avere una migliore comprensione e dunque un miglior apprendimento, di avere già nozioni di clinica medica. Quindi sarebbe da consigliare con più forza agli studenti del IV-V anno. A termine del soggiorno, circa 30 gg, verranno riconosciuti allo studente dei crediti Ade, ma difficilmente considerateli come validi ai fini specialistici. In italia l’ organizzazione si appoggia alla onlus milanese P4P “project for people” che gestisce le selezioni, accessibili con una semplice richiesta online e successivi colloqui orali o via web. A onor del vero bisogna riconoscere che per la ristrettezza dei posti (circa 3-4 per mese) e la mole delle richieste non è semplice essere selezionati.

Cosa ti ha spinto a partire? Avevi qualche remora?

Ho conosciuto il progetto durante una visita organizzata dal dott. Sujit qui a Catania. Ma ad esser sincero la mia scelta si basò su uno slancio, un “attimo di follia” come fu apostrofato da alcuni, per cui non ho avuto mai remore a partire, nemmeno paure di ordine “infettivo” superabili con un paio di vaccini. Non potevo immaginare le conseguenze della mia scelta, quei 34 giorni indiani, ma soprattutto non potevo immaginare quanto sarei cambiato, in positivo.

In cosa consiste il progetto, praticamente?

Il progetto, in senso pratico si basa sull’ arruolamento di volontari in ambito sanitario (medici, operatori sanitari, studenti) atto a garantire prestazioni di primo livello a bassissimo costo, alle fasce più indigenti della popolazione, ovvero più del 70%, e in un centro principale e in circa 14 outdoor clinic sparse nella periferia del West Bengal, via via in aumento mese dopo mese. Se da un lato l’ opera medica è sotto gli occhi di tutti, molto più complesso, profondo e radicale è l’ obiettivo di questo istituto. Cioè riformare la gerarchia delle rigide caste indiane, rivalorizzare le donne, prive di uno scopo sociale nelle più rurali aree, ed i bambini. Appunto Indian Institute For Mother and Child, riscrive il ruolo della donna formandola,istruendola, dandole l’ autonomia, la gestione economica della famiglia attraverso il sistema dei microcrediti. Inoltre aiuta, tramite la possibilità dell’ affidamento a distanza, molti bambini ad intraprendere gli studi. Appunto per questo non è limitata solo a medici ma anche a giuristi, ingegneri, nutrizionisti, insomma chiunque possa migliorare il sistema ed il progetto: assistenza medica per grandi e piccini, prevenzione ed igiene nella città e nei villaggi soprattutto, aiuti ed educazione finanziaria, istruzione dei bambini.

Cosa potrebbe spingere un giovane a partire? ripeteresti questa esperienza?

Vi potrebbero capitare scene di violenza nuda e cruda, di estrema povertà, di sofferenza…ma altrettanto estrema gratitudine, lealtà ed infinita stima nei vostri confronti se lo meriterete. Personalmente non un semplice viaggio da ripetere, ma una strada da percorrere. Se sarete disposti a questo sarà un esperienza indimenticabile.

                                                                                                   Annamaria Distefano

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Posted by on 14 agosto 2013. Filed under Cultura,Società,Solidarietà. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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