Giovani e lavoro / Alberto Marchese, vincitore della borsa di studio Falcone: presidio di professionalizzazione di chi si occupa di scienze giuridiche

L’intervista di oggi vede come protagonista il dottor Alberto Marchese, un giovane avvocato che lavora nell’ambito accademico al dipartimento di Scienze Giuridiche della facoltà degli Studi di Messina.
 
– Dottor Marchese, potrebbe parlarci della Fondazione Falcone in generale e, soprattutto, degli scopi che si propone di raggiungere? 
La Fondazione Falcone è stata costituita a Palermo il 10 dicembre 1992 per volontà dei familiari dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, vittime della strage di Capaci. La Fondazione nasce con lo scopo di incentivare e promuovere la cultura della legalità nella società italiana, favorendo attività culturali, di studio e di ricerca che favoriscano lo sviluppo di un’autentica mentalità antimafia. Particolarmente attenta alle esigenze di carattere pedagogico-educative, la Fondazione si impegna a realizzare un’opera di divulgazione permanente alla legalità attraverso iniziative di carattere prevalentemente culturale. Scopo della Fondazione è anche promuovere il perfezionamento della professionalità degli apparati investigativi e giudiziari impegnati nell’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità organizzata. A partite dal 1996 la Fondazione ha ottenuto dall’Onu il riconoscimento dello status consultivo in qualità di Organizzazione non Governativa presso l’Ecosoc (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), con riferimento ai campi dell’economia internazionale, delle problematiche sociali, culturali, educative, tecnologiche ed alle questioni dei diritti umani”.1233366_10201751084089823_157622795_n
– Come si inserisce, all’interno della Fondazione, la borsa di studio? 
Nell’ambito delle sue varie attività la Fondazione istituisce, sotto l’alto patrocinio della Regione Sicilia e della Presidenza della Repubblica, borse di studio a favore dei più meritevoli laureati delle università siciliane (requisito minimo 110/110) che abbiano l’intenzione di cimentarsi nell’ambito della ricerca scientifica sui complessi  temi dell’antimafia”.
– In quale anno Lei ha partecipato al concorso, vincendolo? 
Ho partecipato (e vinto) la selezione per l’anno 2010 – premiazione a maggio 2011, in coincidenza con l’anniversario delle stragi – l’idea era quella di approfondire lo studio delle problematiche legate alla condizione (tecnicamente, status) dei soggetti sottoposti a misure di prevenzione al fine di raccordare alcune tematiche di carattere strettamente penalistico con quelle, maggiormente attinenti al mio percorso di studio e di ricerca,  di matrice civilistica.  Il lavoro è stato molto apprezzato dal comitato scientifico della Fondazione ed attualmente ha una sua “prosecuzione logica” nelle mie recenti pubblicazioni in tema di misure di prevenzione, liquidazione delle società e trust-antimafia curate in collaborazione con la cattedra di diritto civile II dell’università degli studi di Messina”.
– Mi può parlare, più nello specifico, di come è articolata la borsa di studio? 
“Il bando di selezione predisposto dalla Fondazione Falcone prevedeva la redazione di un progetto di ricerca in tematiche attinenti alla prevenzione ed al contrasto  della criminalità organizzata di stampo mafioso. La redazione del progetto di ricerca, affidata alla libera iniziativa del candidato, doveva essere avallata dal placet di un tutor -anch’esso indicato dal partecipante – che avesse particolari competenze nell’ambito prescelto (ad esempio, un docente universitario, un magistrato, un esperto di problematiche criminali, ecc.). Una volta redatto il progetto di ricerca quest’ultimo veniva sottoposto al giudizio della commissione tecnico- scientifica della Fondazione (di cui fanno parte esperti altamente qualificati, quali – all’epoca del mio concorso – il Procuratore Nazionale Antimafia e rappresentati del mondo accademico di rilievo internazionale). La commissione ne valutava la bontà procedendo inoltre ad una verifica dei titoli e degli altri documenti utili alla selezione, nello specifico: titoli accademici (specializzazioni post-lauream), abilitazioni a carattere nazionale (avvocatura, magistratura) ed eventuali, precedenti, pubblicazioni a carattere scientifico”.
– Riassumendo in breve il suo lavoro, su cosa si è focalizzata la sua attenzione? 
Il mio percorso  di ricerca si è da subito focalizzato sullo studio dei problemi – di matrice civilistica – legati al tema della prevenzione antimafia, cercando di valutare l’impatto delle procedure di ablazione (sequestro e confisca dei patrimoni illeciti) sulla titolarità e legittimazione dei mafiosi a possedere determinate tipologie di beni”.
                                                     Annamaria  Distefano                                                                                                                                          
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Posted by on 23 ottobre 2013. Filed under Cultura,In evidenza,Scuola,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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