Intervista / Ambrogio Lo Giudice con passione dalla fotografia ai videoclip, ai documentari per la tv e il cinema

ambroglio-lo-giudice-2Ambrogio Lo Giudice è un regista italiano che si occupa della produzione di pubblicità, videoclip, documentari, di cinema e di televisione. Lui stesso si definisce “anomalo” perché  “esplora un po’ tutto”. Ha iniziato la sua carriera come fotografo che in seguito ha tralasciato per cimentarsi in nuove attività. Ha lavorato con molto artisti, tra questi Lorenzo Jovanotti, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Luca Carboni.
Lo abbiamo intervistato per conoscere le varie tappe della sua carriera, per conoscere la sua persona e la passione per il suo mestiere.

«Ho iniziato questa carriera facendo il fotografo – ci ha detto –, realizzando le copertine per i dischi di Dalla, Vasco; in seguito sono andato a fare un servizio negli Stati Uniti dove stavano nascendo i primi videoclip, poi sono tornato in Italia, ho aperto una casa di produzione a Bologna, che ai tempi era un po’ la capitale della musica, così ho iniziato a fare i primi videoclip, inizialmente con i cantanti bolognesi poi anche con tanti altri. Successivamente ho cominciato a fare cinema.
Sono un tipo tranquillo; c’è un’intervista in cui Vasco Rossi parla di me e dice: “Se gli cade un proiettore di fianco, lui si gira e non fa una piega, mi trovo bene perché è molto tranquillo”.

Si definisce un regista “anomalo”, perché?
«Perché vengo da una scuola un po’ diversa, ho vissuto molto nel mondo anglosassone. Ho fatto un po’ di tutto, dalla pubblicità, ai videoclip, ai documentari, al cinema, alla televisione; ho mischiato un po’ e ho esplorato un po’ tutto; per questo sono anomalo in Italia, all’estero sono normalissimo».

– Perché ha deciso di intraprendere questa carriera?
«Ho fatto il fotografo per tanti anni e poi, ad un certo punto, mi sono reso conto che avevo bisogno e avevo voglia di comunicare e nella fotografia non riuscivo – forse non ero abbastanza bravo – a raccontare quello che volevo;  sono sempre stato affascinato dal mondo del cinema e in qualche modo, essendo anche musicista, quando nacque il video clip per me era l’ideale perché univa l’immagine da una parte e la musica dall’altra, era quello che faceva per me. Ho iniziato così, con i videoclip e poi sono andato avanti».

– Ha iniziato a livello amatoriale?
«No, il primo video che ho fatto mi è stato commissionato, avevo scritto la scena insieme a Carboni e girai questo primo video. L’amatoriale non è mai stato il mio forte, l’ho sempre fatto per lavoro».

– Ma è anche una passione la sua, giusto?
«Assolutamente si; non puoi fare se non hai la passione perché ti sgamano subito, non ci sono  raccomandazioni in questo mestiere; se vali vai avanti se non vali poi ti fermi, nessuno ti regala nulla e ti regala soldi da spendere se non vali».

– Le è stata tramandata?
«Mio papà faceva il fotografo, quindi per l’immagine si; per quanto riguarda la musica non so, mi è sempre piaciuta, ho iniziato a suonare da piccolo per cui l’ho avuta sempre nel sangue. Credo che mi venga naturale mischiare immagini e musica, è una cosa che mi viene, non so da dove ma mi viene».

– Il ricordo più bello della sua attività lavorativa?
«Quando ho realizzato il video “Domani” per aiutare i terremotati dell’Abruzzo, dove sono stato chiamato appositamente dagli artisti italiani».

– Sta già lavorando ad un nuovo film?
«Si, ad un musical per il cinema basato sulle canzoni di Dalla e la storia è ambientata a Bologna nel ’77 quando gli studenti occuparono l’università, un ragazzo fu ucciso dalla polizia».

– Cosa suggerisce a chi vuole avviarsi alla sua stessa carriera?
«Di crederci fino in fondo, di non mollare perché è molto difficile, nessuno ti aiuta e tutti mettono il bastone tra le ruote, è un mestiere nel quale non sei mai certo, è una vita bellissima però non adatta a tutti».

– Il suo lavoro le offre molta possibilità di viaggiare e di conoscere tanta gente. Si adegua a questo stile di vita?
«Viaggio moltissimo. Viaggio talmente tanto per lavoro che non riesco a fare il turista, mi annoio; quando si viaggia per lavoro si conoscono veramente tante persone e luoghi, per cui è un modo di viaggiare molto bello. Questo mestiere ti consente in qualche modo di rimanere giovane, hai sempre contatto con persone che hanno voglia di fare, con gente creativa, credo che questo sia l’allenamento per il cervello migliore che c’è».

Graziella De Maria

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Posted by on 21 settembre 2016. Filed under Catania,Cronaca,Cultura,In evidenza. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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