Intervista / Suor Lauretta Giansenin, madre generale delle ministre degli infermi : “Il dialogo, unica via per un ritorno all’umanità”

Nella Comunità di San Camillo di Acireale, la vita di fede è vissuta con slancio. I giorni scorsi sono stati  contrassegnati dalla straordinaria presenza della veneta suor Lauretta Giansenin, nativa di Vicenza, madre generale delle Suore, ministre degli Infermi di San Camillo. In particolare, è venuta ad incontrare le tre suore della sua congregazione: la filippina suor Purissima, Madre Superiora; le due suore tailandesi, suor Tipthara e suor Maria Oranuch. E’ stata l’occasione per un colloquio con suor Lauretta.
 Come è nata la sua vocazione religiosa e come si è svolta?
Nel mio paese veneto, c’erano suore della mia congregazione: frequentavo da loro la prima classe dell’istituto Magistrale, oggi Liceo psico-pedagogico, facendo un cammino spirituale. A 15 anni sono partita per Lucca, nella Casa Madre, dove la fondatrice, suor Maria Domenica, oggi Beata, fonda la congregazione. Dopo il noviziato e poi la professione religiosa, completati gli studi, lavoro in una scuola materna. Successivamente mi reco a Roma per la frequenza dell’Università “Lumsa”, dove mi laureo in Pedagogia. A 27 anni parto per le Filippine, per iniziare a Quezou City  una missione della Congregazione,  in favore dei poveri e dei malati; vivo là 23 anni, dando vita a cinque comunità. Ritornata a Roma, il mio compito è prima quello di Vicaria generale, poi di Madre Generale.
Qual è la differenza sociale tra l’Europa e le Filippine?   
Le Filippine sono un Paese, dove c’è molta povertà. Anche se hanno fatto un cammino di sviluppo sociale abbastanza positivo, la differenza con l’Europa è notevole, però ci sono anche somiglianze; ad esempio, la vita sociale risente di problemi economici gravi. La vita di relazione nelle Filippine è molto importante, per cui la gente è pronta all’aiuto reciproco, non solo familiare, ma anche con persone al di fuori della parentela, mentre in Europa prevale l’individualismo.                                                                                                             In un’omelia di un bravo sacerdote camilliano, singolare è stata una sua esperienza vissuta in ospedale accanto ad un maomettano morente: gli diceva di affidarsi ad Allah, commentando che solo così poteva confortare il morente; impossibile parlare di Cristo con chi non ne possedeva la fede. Cosa pensa lei del dialogo ecumenico e di quello interreligioso?
Sono per la massima apertura: il dialogo è l’unica via verso il cambiamento del nostro mondo, verso un ritorno ad una vera umanità.

Anna Bella