Interviste / Il vicario episcopale mons. Giovanni Mammino nel 25′ di sacerdozio: “Vivere secondo il Vangelo”

Il prossimo 15 settembre ricorre il 25° anniversario della ordinazione sacerdotale di mons. Giovanni Mammino (Santa Venerina, 26/9/1969), attuale vicario generale della Diocesi di Acireale, che ci ha gentilmente rilasciato la seguente intervista.

25 anni fa la sua ordinazione sacerdotale. Cosa ricorda di quel giorno?

Era il 15 settembre 1994. Sono stato ordinato nella Cattedrale di Acireale da mons. Giuseppe Malandrino. Ricordo tanta trepidazione per un passo che percepivo come importante e che era destinato a lasciare il segno nella mia vita; era il culmine di un cammino vocazionale iniziato diversi anni prima ed aveva avuto una tappa fondamentale con l’ingresso in Seminario nel settembre 1988. L’anno della mia ordinazione sacerdotale coincise con il 150° anniversario di fondazione della Diocesi di Acireale, per cui il vescovo decise che le ordinazioni presbiterali si celebrassero in Cattedrale. In preparazione all’evento, nella mia parrocchia di origine, Cosentini, si organizzò una settimana di preghiera durante la quale vennero pure ricordati e festeggiati due anniversari di sacerdozio, il 50° di mons. Giuseppe Borzì (allora parroco di Pozzillo) e il 10° di don Sebastiano Raciti (attuale parroco di San Paolo-Acireale); due sacerdoti originari proprio di quella stessa comunità.

Come e dove è nata la sua vocazione?

La mia vocazione è nata in un ambiente familiare di vita cristiana e in un contesto di comunità parrocchiale vissuto intensamente, partecipando prima alle attività di Azione Cattolica, quindi svolgendo vari ruoli: ministrante, catechista e animatore del canto dell’assemblea. Era allora parroco della piccola ma vivace comunità di Cosentini il giovanissimo don Salvatore Coco, che mi ha accompagnato sino all’ingresso in seminario ed è stato determinante per la mia scelta vocazionale.

Come ha vissuto il suo personale percorso verso il sacerdozio?

L’ho vissuto come un percorso di ricerca per comprendere se ero veramente chiamato al sacerdozio ministeriale. Mi affascinava il ministero di parroco, per cui avvertivo il desiderio di spendere la mia vita a servizio di una comunità. In questo percorso un incontro determinante è stato quello con il vescovo Giuseppe Malandrino, che ne ha seguito tutte le tappe: dalla cresima (1981), all’ordinazione sacerdotale (1994) e alla prima nomina quale vicerettore del seminario (1997). Fu lui ad invitarmi a proseguire negli studi storici ed archivistici che già coltivavo in seminario inviandomi a Roma, per studiare presso la facoltà di Storia ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana e poi presso la Scuola di biblioteconomia ed archivistica in Vaticano.

Ci racconti le sue esperienze pastorali.

La prima esperienza da sacerdote collaboratore l’ho vissuta a Roma, mentre ero ancora studente, nella parrocchia “Santa Maria Consolatrice” a Casalbertone. Al ritorno da Roma la prima nomina è stata quella di vicerettore in Seminario. Con piacere ho messo i miei talenti a servizio di quella comunità a cui dovevo tanto. Nel 2001 arriva la nomina a parroco di Aci Trezza, dove sono stato per 16 anni, fino al 2017. È l’esperienza che ha segnato profondamente la mia vita. È stata una bella esperienza di vita comunitaria nel corso della quale ho incontrato tante persone, prendendomi cura di due comunità sotto l’aspetto sia spirituale che materiale. Diverse sono state le iniziative di evangelizzazione, di carità e di iniziazione cristiana, seguendo le tre direttici catechesi, liturgia e carità. Dal punto di vista materiale, ricordo con piacere la travagliata ristrutturazione dell’oratorio parrocchiale (allora fatiscente), della chiesa e del centro “Redemptoris Mater” di Zafferana Etnea. La dedicazione della chiesa e dell’altare maggiore, il 14 ottobre 2016, è stato poi il coronamento di questo cammino; una bella esperienza, insomma, dal punto di vista umano e pastorale. Ho visto infatti crescere un’intera generazione di fedeli, accompagnandoli nelle varie tappe della vita sacramentale.

Dal 2017 ricopre l’incarico di Vicario generale della diocesi di Acireale.

Si tratta di un ruolo diverso, come è naturale, ma l’esperienza vissuta da parroco mi è di grande aiuto nel mettermi al servizio delle varie comunità della nostra diocesi, come anche lo studio della storia diocesana mi aiuta a capire meglio i fenomeni e le situazioni locali, soprattutto nel discernimento, cioè al momento in cui si devono prendere delle decisioni importanti. Ritengo, infatti, che, se conosci la storia della tua Chiesa la ami ancor di più e ti impegni a costruire nel migliore dei modi il presente.

Cosa vuol dire essere sacerdote oggi?

Vuol dire vivere una vita secondo il Vangelo, essere anzitutto discepoli del Signore Gesù e, di conseguenza, apostoli, cioè annunciatori del messaggio di salvezza in questo nostro tempo, con le sue sfide, contraddizioni ed opportunità, cercando di essere sé stessi nella semplicità e autenticità di vita.

Che cosa direbbe a un giovane che pensa al sacerdozio ma ha un po’ di paura, magari incontra resistenze in famiglia?

Nessuna paura. Se il Signore chiama, bisogna rispondere con una risposta di fede, per rendere la propria vita un dono d’amore a Dio e all’umanità intera. L’adesione a Lui sta alla base, poi sarà il Signore a indicare le Sue vie.
Concludendo, chiedo al Signore la grazia di continuare questo ministero sacerdotale secondo la Sua volontà. Ringrazio, inoltre, il vescovo per la sua vicinanza e per aver invitato la comunità diocesana a celebrare una S. Messa in Cattedrale, sabato 14 settembre, alle 19.30. Non è la celebrazione della persona ma un rendimento di grazie al Signore per il dono del sacerdozio ministeriale e per il cammino da me fin qui compiuto. Domenica 15 celebrerò un’altra eucaristia, alle ore 19 nella piazza di Cosentini, vista l’inagibilità della chiesa. Sarà una festa sobria ed essenziale. Come posso festeggiare se ci sono delle comunità ancora ferite, che soffrono le conseguenze del terremoto del 26 dicembre scorso, compresa la mia comunità di origine? Per questo motivo chiedo a fedeli ed amici di non farmi dei regali ma di devolvere generosamente una somma al fondo diocesano per la ricostruzione post-sisma delle comunità terremotate.

Guido Leonardi