Interviste / L’Istituto Archimede di Catania si “apre” alla città. La dirigente Vetri: “Progetti Pon per favorire l’inserimento degli stranieri”

Una serata all’insegna della condivisione e apertura al “mondo esterno” per l’Archimede di Catania, storico istituto tecnico sito nel cuore della città etnea, in viale Regina Margherita, una delle grandi arterie della città. Tutto inizia nel lontano 1882 e la storia continua ancora oggi con una scuola moderna, pronta ad accogliere i giovani del terzo millennio con  programmi, laboratori e strumenti sempre più all’avanguardia.
La dirigente scolastica professoressa Fortunata Daniela Vetri ci racconta di questa iniziativa, svoltasi lo scorso 30 maggio.

La dirigente scolastica Fortunata Daniela Vetri

Come è nata l’idea di aprire per una sera le “porte” dell’istituto?

E’ stata una scommessa ben riuscita, da tanto tempo  volevamo organizzare un evento con i ragazzi protagonisti. Questa prima edizione è stata molto partecipata, sia dagli alunni che dai genitori. Abbiamo chiesto ai ragazzi di esprimere non solo quello che hanno imparato nel corso di questi anni ma anche  di essere e di esprimersi per quello che sono. Hanno cantato, hanno scritto poesie, c’era quella sera una energia positiva che emozionava. L’evento finale è stato lo spettacolo di luci e fuochi nel chiostro, organizzato interamente dai ragazzi di secondo anno. Devo ringraziare alcuni docenti che insieme a me hanno lavorato per la riuscita dell’evento. Un ringraziamento va  agli sponsor, siamo riusciti a convincere alcuni esercenti che operano nel territorio a supportarci come sponsor tecnici. Abbiamo scoperto tanto dei nostri alunni in questa occasione, educati, cortesi, gentili, accoglienti e grandi talenti. C’è il luogo comune che le eccellenze siano solo nei licei, invece c’è un mondo, che è quello della tecnologia che sta facendo venir fuori nuove abilità e competenze.

Il prof. Danese con alcuni alunni

Vogliamo brevemente accennare alla storia di questo istituto?

La scuola è nata alla fine del XIX secolo, era ai tempi scuola di arti e mestieri. Nel 1919 il Comune vendette alla scuola l’ex convento di Santa Maria del Gesù con l’annesso terreno di circa 10000 metri quadrati dando, l’anno dopo, inizio alla costruzione. Intanto nei locali dell’ex convento nascevano le prime officine per realizzare materiale d’arredo per la nascente scuola, tavoli, sedie, armadi, alcuni ancora oggi visibili e utilizzati.

Nel vostro istituto ci sono studenti di altre nazionalità? Se si, come  è stato il processo di integrazione?

Si, abbiamo studenti di nazionalità diverse, per loro non è facile inserirsi. Se sono nati in Italia è più semplice. Un discorso a parte va fatto per gli studenti cinesi, sono ragazzi molto intelligenti ma hanno enormi difficoltà per via della lingua e del loro alfabeto totalmente diverso dal nostro. E’ anche vero che la comunità cinese è una comunità chiusa che non ama integrarsi. Per gli altri studenti di nazionalità diversa bisogna dire che  il più delle volte vivono un disagio familiare. Sono famiglie che vengono da noi alla ricerca di una vita migliore di quella che hanno lasciato nel loro paese. I ragazzi quando rientrano a casa dopo la fine dell’orario scolastico spesso non trovano nessuno, i genitori sono impegnati nelle loro attività lavorative per molte ore del giorno e nel contesto familiare comunicano nella loro lingua d’origine, alimentando la difficoltà di integrazione dei figli.

Come istituzione scolastica cosa potete fare per favorire la loro integrazione?

Stiamo cercando di creare delle opportunità attraverso anche dei progetti PON, molti ragazzi vanno a casa e stanno davanti al computer: aumentando invece la possibilità di trascorre altre ore in istituto socializzando con gli insegnanti e gli altri studenti, può essere la strada vincente per la loro graduale integrazione.

Gli alunni di quinto anno possono inserire il loro curriculum vitae nel sito dell’istituto. Da quanto tempo è possibile farlo?

Da tre anni, gli anni scorsi era obbligatorio. Un momento importante perché riflettono su se stessi compilando il loro piccolo, ma già importante curriculum. Le aziende in assoluta libertà possono così contattare i ragazzi che hanno ricevuto il consenso delle famiglie nel caso della minore età. Oggi non è obbligatorio ma credo che non farlo è sprecare una importante opportunità. Mi fa piacere dire che i dati statistici sull’occupazione dei nostri studenti, dopo la fine del quinquennio, sono più che soddisfacenti, nel giro di poco tempo quasi tutti riescono ad inserirsi bene nel mondo del lavoro.

Gabriella Puleo