La domenica del Papa/ La benedizione agli anziani e ai giovani: non c’è futuro senza questo incontro tra generazioni

Due figli, il tema dell’obbedienza al padre, il momento del pentimento per una risposta forse troppo affrettata, sicuramente sbagliata. È il Vangelo di Matteo e la parabola dei due figli ai quali il padre chiede di andare a lavorare nella vigna. Conosciamo le risposte: “non ne ho voglia” il primo, ma poi andrà; “si signore”, e invece eviterà di entrare nella vigna, il secondo. L’evangelista usa due verbi per indicare il cambiamento avvenuto nel primo figlio: pentire e andare – “si pentì e vi andò”. È l’immagine della Chiesa secondo Francesco dove peccato e conversione incontro anzianihanno cittadinanza. Come il figlio che pentendosi della prima risposta, vede diversamente le cose: non è più il padrone che chiama a lavorare, ma il padre che invita a collaborare per portare frutti.

Torna con forza il tema dell’obbedienza, insieme alla volontà di affidarsi totalmente al Padre. E questo anche in tempi di crisi – “tempi di tribolazione e di turbamento” ha detto Francesco nell’omelia pronunciata nella Chiesa del Gesù per i duecento anni della ricostituzione della Compagnia di Gesù – perché “la notte e il potere delle tenebre sono sempre vicini” e ci si salva con il “discernimento della volontà di Dio”, perché il Signore “anche se siamo uomini di poca fede e peccatori, ci salverà”. È lì immagine della barca di Pietro sballottata dalle onde, che Papa Francesco ripropone nella sua omelia al Gesù. Tornano le parole dell’ “umile operaio nella vigna del Signore”, Benedetto XVI, che alla fiaccolata dell’Azione cattolica per ricordare i cinquanta anni dall’apertura del Concilio, parlava di zizzania nel campo del Signore, di pesci cattivi nella rete di Pietro, “abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave”. Peccatori, dunque. Ma chi sa di essere un peccatore, sa anche che Dio lo ama comunque. Ricordate Francesco? Il Signore non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono. È sempre pronto ad accogliere il nostro cambiamento, la conversione. Un genitore sa che non sempre il figlio segue il padre, anzi spesso lo contesta; a maggior ragione il Padre celeste. E quei due figli del padrone della vigna sono un po’ il termine di paragone di quanti all’oggi della conversione – “figlio, oggi va a lavorare nella vigna” – frappongono un rifiuto temporaneo, e coloro che invece dicono sì per timore del padrone ma poi continuano sulla loro strada, quelli che Francesco chiama “cristiani di facciata”.

In piazza San Pietro il passaggio di testimone tra padri e figli è nella benedizione della lunga vita. Si legge il Vangelo della visita di Maria a Elisabetta: anche qui giovani e anziani assieme. Perché come diceva san Giovanni Paolo II, e come ha ripetuto Papa Francesco, l’uomo che non ha memoria è un uomo che non ha futuro. Visivamente è il passaggio di testimone tra giovani e anziani; non c’è futuro senza questo incontro tra generazioni. C’è una immagine forte: l’abbraccio tra il vescovo di Roma Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI. Un padre, lo aveva definito Francesco parlando con i giornalisti di ritorno da Rio; lo ha ripetuto in piazza san Pietro: “è come avere il nonno saggio a casa”. Nell’abbraccio del colonnato berniniano altri 30mila nonni, tra questi Mubarak e Aneesa, dieci figli, dodici nipoti scappati da Qaraqosh, dalle violenze degli integralisti del califfato con i soli abiti che indossavano, e con un desiderio grande: tornare nella loro terra, il Kurdistan iracheno, per ricominciare, per ricostruire nella pace. Torna nelle parole del Papa la cultura dello scarto che emargina giovani, e anziani, la cui fragilità li pone fuori da una società dell’efficienza. Francesco dice: “se non viene recuperato l’incontro, se non si ritrova un equilibrio nuovo, fecondo tra le generazioni, quello che ne deriva è un grave impoverimento per il popolo, e la libertà che predomina nella società è una libertà falsa, che quasi sempre si trasforma in autoritarismo”. Un proverbio arabo dice: i giovani hanno la forza per correre, ma gli anziani conoscono la strada.

 Fabio Zavattaro

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Posted by on 1 ottobre 2014. Filed under Appuntamenti,Chiesa,Cronaca,Cultura,In evidenza,Iniziative,Note di servizio,Salute,Scuola,Società,Spiritualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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