La domenica del Papa / L’amore, unico e indiviso

Lo squarcio di Gesù nella fitta selva di precetti e legalismi.

papa FrancescoÈ la domenica in cui siamo chiamati a riflettere sul grande comandamento dell’amore. Gesù è ormai entrato nella città di Gerusalemme e si trova a discutere con i dottori della legge che cercano di tirarlo dalla loro parte, di farlo cadere in trappola. Così dopo la sottolineatura del dare a Cesare e a Dio ciò che a loro è dovuto, sono ancora i farisei a interrogarlo per chiedere qual è la misura della legge, la Torà di Mosè. Gesù invita a cogliere come sintesi di tutti i precetti, le norme, e gli insegnamenti dei profeti, il comandamento dell’amore, quel principio fondamentale che anima la vita. Interessante notare che la prima lettura di questa domenica è tratta dal libro dell’Esodo in cui si legge che il Signore chiede di non molestare lo straniero, la vedova, l’orfano, il povero, perché lui è pietoso e ascolterà il loro grido di dolore.
Gesù, rispondendo, elenca un primo e un secondo comandamento, ma in realtà è come se fossero una sola risposta: perché i due comandamenti stanno assieme, così come l’amore non può essere che unico e indiviso. Sa che la domanda vuole saggiare la sua conoscenza della legge, e così risponde con riferimenti a due libri del Pentateuco, il Deuteronomio e il Levitico: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente”. Se questo è il primo comandamento, il secondo rappresenta una continuità inscindibile: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.
Tre i “luoghi” da cui far scaturire l’amore: il cuore, l’anima, la mente. E amare significa dare innanzitutto il primato a Dio, ma insieme guardare all’altro, al prossimo con lo stesso amore con cui guardiamo a noi stessi. Come dire, l’amore verso Dio ha come presupposto proprio il riversare lo stesso sentimento nei confronti del nostro fratello. È quella “civiltà dell’amore” che il beato Paolo VI aveva così evidenziato al termine dell’Anno santo del 1975, nell’udienza del 31 dicembre, mettendo in primo piano Dio, “lui stesso amore per infinita eccellenza”: “Noi guardiamo alla vicenda storica, nella quale ci troviamo; e allora, sempre osservando la vita umana, noi vorremmo aprirle vie di migliore benessere e di civiltà, animata dall’amore, intendendo per civiltà quel complesso di condizioni morali, civili, economiche, che consentono alla vita umana una sua migliore possibilità di esistenza, una sua ragionevole pienezza, un suo felice eterno destino”. Ecco così uniti l’amore a Dio e l’amore per il nostro prossimo.
La novità dell’insegnamento di Gesù, per il Papa, sta nel mettere insieme i due comandamenti, perché “non si può amare Dio senza amare il prossimo e non si può amare il prossimo senza amare Dio”. Francesco ricorda la “Deus caritas est” di Benedetto XVI, e il collegamento “inscindibile tra amore di Dio e amore del prossimo. Entrambi si richiamano così strettamente che l’affermazione dell’amore di Dio diventa una menzogna, se l’uomo si chiude al prossimo o addirittura lo odia”. E aggiunge, commentando la prima lettera di Giovanni: “L’amore per il prossimo è una strada per incontrare anche Dio e che il chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio”.
Il comandamento dell’amore a Dio e al prossimo, per Francesco, “è il primo non perché sta in cima all’elenco dei comandamenti. Gesù non lo mette al vertice, ma al centro, perché è il cuore da cui tutto deve partire e a cui tutto deve ritornare e fare riferimento”. Così sottolinea che Gesù “opera uno squarcio” in mezzo alla fitta selva di precetti e legalismi. E ci permette “di scorgere due volti: il volto del Padre e quello del fratello. Non ci consegna due formule o due precetti: non sono precetti e formule; ci consegna due volti, anzi un solo volto, quello di Dio che si riflette in tanti volti, perché nel volto di ogni fratello, specialmente il più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio”. Dovremmo domandarci, si chiede Francesco: “Quando incontriamo uno di questi fratelli, se siamo in grado di riconoscere in lui il volto di Dio: siamo capaci di questo?”.

Fabio Zavattaro – Agensir

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Posted by on 3 novembre 2014. Filed under Chiesa,Cultura,In evidenza,Società,Spiritualità,Storia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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