La Festa della donna – 12 / Perché la società conquisti maggiori valori umani ed etici

Le origini della “Festa Internazionale delle Donne” non sono state mai accertate, forse la più attendibile risale al 1908 quando le operaie dell’industria tessile Cotton di New York scioperarono per contestare le condizioni in cui erano costrette a lavorare.
La storia contemporanea  ci tramanda al giorno in cui il proprietario mr. Johnson bloccò le porte della fabbrica alle operaie che lo contestarono, ma, purtroppo, scoppiò un incendio e le 129 operaie, tra cui molte italiane, persero la vita mentre cercavano di difendere il loro diritto di lavoro, per un minimo di tutela e rispetto della loro dignità di persone umane e di lavoratrici.
Ai nostri tempi, decisa dal Governo Andreotti nel 1979, la celebrazione ufficiale della “Giornata della Donna” è avvenuta a Roma, al Palazzetto Venezia, con il tema “Le donne nell’Europa per una uguaglianza reale” dalla genovese Onorevole Ines Boffardi , Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM) “per la Condizione Femminile”, con l’incarico specifico della Coordinazione del Servizio (divenuto Ministero per le Pari Opportunità ed oggi 2017 non se ne conosce la sorte) .

Questo Sottosegretariato è stato l’inizio della valorizzazione del cambiamento in continua evoluzione della nostra società, che passa attraverso il superamento dei ruoli tradizionali, differenziati e specifici per i due sessi, dove in prima persona ho agito nella qualità di Direttore di Sezione PCM, capo della segreteria e segretario particolare della Boffardi, mentre la stessa era anche Presidente della Confederazione Consultori di Ispirazione Cristiana voluta dalla CEI, in cui don Dionigi Tettamanzi, già vescovo di Ancona-Osimo e poi arcivescovo di Milano, era assistente spirituale .
Purtroppo, oggi, marzo 2017, constato con amarezza come a distanza di anni ancora nessun Esecutivo ricordi l’onorevole Ines Boffardi, la quale, per prima ufficialmente in Italia, ha iniziato con appassionata e responsabile dedizione quel lavoro importante e necessario, teso a valorizzare anche istituzionalmente la donna, quale persona nella società e nelle Istituzioni, in tempi assi difficili per le contestazioni delle femministe.
I tempi, ripeto, erano molto turbolenti ed uniformati al concetto di “femminismo”, secondo cui la donna veniva considerata amministratrice del proprio corpo ed esaltava il “momento” della sua fertilità, mentre l’iniziativa governativa era finalizzata al precipuo ed incondizionato obiettivo del riconoscimento dei diritti della condizione femminile e della difesa etica della dignità della donna per quella che era considerata dimenticanza, emarginazione, abuso ed insensibilità.
La donna in ogni epoca ha contribuito ad una equilibrata crescita e conformazione dell’umana connivenza costituendo una ricchezza non solo nel focolare domestico, ma nell’intera società, restando pur sempre protagonista privilegiata del cambiamento in continua evoluzione della nostra società.
Ancora oggi si tenta di distruggere il principio fondamentale della famiglia, cellula primaria e prioritaria della nostra società.
I recenti rilevamenti statistici, oggi ci informano che le storture, le aggressioni, i femminicidi subiti dalle donne sono sempre in aumento, circa il 70% di essi avvengono nelle mura domestiche da mariti, compagni, conviventi. Queste “sventurate ”imparano a convivere con il dolore, mentre i figli vengono educati alla sopraffazione familiare da parte di uomini senza scrupoli, che infirmano anche  l’identità delle donne che, pur resistendo, diventano depresse, ansiose e portate alla schizofrenia.
Ricordo donne con distinzioni manageriali molto bene operanti nel sistema economico, donne che devono affrontare problematiche intense con congiunti, disabili fisici, handicappati psichici, in stato vegetativo, donne che ancora oggi si trovano con pochi specifici provvedimenti legislativi finalizzati ad alleviare le sofferenze dei loro cari fino alla fine della vita, donne pie come le Suore che si dedicano al prossimo nelle Case di riposo, negli ospedali, nelle cliniche private e pubbliche, donne in sofferenza psichica per gli stupri subiti e, non ultima, la figura della mamma per la laboriosità di lavoro domestico, di sacrifici, di donazione e di ingegno nella famiglia, nel sociale e nel politico.
Purtroppo si va instaurando uno sconnesso relativismo del proprio io, una immoralità dannosa per le giovani generazioni, una cultura di delirio ed idolatria verso gli animali (che vanno rispettate in quanto creature di Dio), ma che costituisce una nuova moralità che supera il centralismo dell’uomo e lo relega al di sotto del genere umano, in un illogico e sconcertante diverbio politico e tale da “scomodare” il fervore anche di un ex Ministro della Repubblica Italiana, amica nella difesa giusta degli animali, dimentica, però, dell’umanità, del rispetto dell’individuo-persona, del mondo della sofferenza, della disabilità, del dolore, nella civile e cristiana nostra Nazione!
Anche se si assiste ad una fragilità della famiglia, ad una comunità civile “bersagliata” da nuovi disagi sociali, la Donna, la Madre, la Sposa, la Suora tutte compartecipi di responsabilità, sono sempre in grado di rispondere alle debolezze dell’etica rispettosa delle situazioni del quotidiano tendenti alla diminuzione del valore e delle modalità educative dirette alle giovani generazioni.
E’ opportuno ricordare madri, sorelle, giovani adolescenti vittime indifese quasi quotidianamente di violenze d’ogni genere, specialmente di stupri ricorrenti anche di gruppo, che lasciano nella “vittima” profondi solchi di natura psichica  e la donna merita il rispetto che sa dare al “focolare domestico”.
I popoli, specie quelli europei, vogliono restare un Continente aperto alla cultura, al sapere, al progresso sociale, alla famiglia, certezze che nella “Giornata della Donna” restano sempre la piattaforma propositiva di democrazia che non disattenda mai quei valori etici di pari opportunità, di rispetto e garanzia futura.
La Costituzione Europea, mi permetto ricordare, allontana le inquietudini e nel contempo traduce i dubbi e le attese dei cittadini, rafforzando la lotta contro l’esclusione sociale garantendo la protezione della famiglia nel Titolo 4°artt.93-94-95, il rispetto della persona e della salute umana di tutti ed in qualsiasi situazione, salvaguardando la non discriminazione di cui al Titolo 3° art .II-81,Parte 3° art.III-118,Capo 5° Parte 3° art.III-278.
Ma non si deve ignorare che esistono altre famiglie, e sono tantissime, dove insiste un malato in stato vegetativo, un malato psichico in cerca di una giustizia legislativa ( da ben 38 anni), un disabile fisico che trova ancora “intralci architettonici” nelle strade delle nostre città e dei nostri paesi e dove tutti questi diversamente-abili “vivono” mediamente con euro 279,47 al mese, e con scarsi provvedimenti legislativi finalizzati ad alleviare le sofferenz, anche quelle del fine vita.

L’8 marzo lo si deve festeggiare nella consapevolezza e nell’auspicio di una nuova società che attribuisca più valori umani ed etici al genere umano.

Felice Previte

 

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Posted by on 6 marzo 2017. Filed under Cultura,Editoriali,In evidenza,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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