La Festa della donna – 16 / Matilde Serao tra le maggiori protagoniste del riconoscimento del ruolo femminile nella società

Ricordare la Giornata internazionale della donna, puntando sulla cultura, rievocando la scrittrice e giornalista Matilde Serao. Perché, la memoria dell’8 marzo, in realtà, altro non è che una data utile a ricordare e tutelare i diritti di ogni essere umano, donna compresa, che si basano su conquiste sociali, economiche, politiche e culturali compiute dalle donne; ma anche a non dimenticare le discriminazioni e le violenze da loro subite che, purtroppo, sono ancora attualissime. La Serao rappresentò l’emancipazione culturale femminile; ecco perché è utile scegliere questa donna per rappresentare la società e l’esistenza dal punto di vista di una donna di “ieri”, che trova a tutt’oggi posto in primo piano della nostra società, così da colmare l’immaginario collettivo con riflessioni e visioni che possano concorrere a trasformare una cultura che ancora oggi non ci abbraccia pienamente.

Un omaggio alla protagonista del rinnovamento del giornalismo italiano, parliamo di anni in cui la donna, perlopiù, veniva considerata un accessorio del padre e del marito in seguito.

Nel Codice di famiglia del 1865 le donne non avevano il diritto di esercitare la tutela sulla prole legittima, né quello di essere ammesse ai pubblici uffici. Le donne, se coniugate, non potevano amministrare i soldi intascati con il proprio lavoro, perché ciò spettava al marito. L’articolo 486 del codice penale prevedeva una pena detentiva da tre mesi a due anni per la donna adultera. Riguardo all’istruzione, solo nel 1874 ci fu l’ingresso delle donne ai licei e alle università, anche se realmente le iscrizioni femminili seguitarono ad essere respinte. Solo con la prima guerra mondiale le donne presero i posti di lavori lasciati dagli uomini che si erano arruolati al fronte, impiegate nei fondi terrieri ma soprattutto nelle fabbriche, con precise circolari ministeriali che autorizzavano la manovalanza femminile. Questo barlume di speranza si spense molto presto quando i reduci di guerra reclamarono i loro posti e accusarono le donne di aver loro rubato il lavoro; fu così che da lì a poco vennero ricacciate ai margini della società. Nel ventennio fascista le donne furono “incoraggiate” a stare al focolare domestico, i loro salari per legge furono ridotti alla metà di quelli degli uomini, le tasse delle studentesse aumentate, così da rendere sempre più inavvicinabile la formazione; le donne non poterono più insegnare lettere e filosofia nei licei, alcune materie negli istituti tecnici e medie e, inoltre, fu loro vietato di divenire presidi.

Nel pubblico impiego vennero limitate le assunzioni di donne, eliminandole dai bandi di concorso e riconoscendo loro una quantità minima di posti; vietati le carriere e posti prestigiosi nella pubblica amministrazione. A dare ancora più consistenza a ciò fu il nuovo codice penale, che confermava tutte le norme contrarie alle donne, con l’aggiunta dell’art. 587, che prevedeva la riduzione di un terzo della pena per chiunque uccidesse la moglie, la figlia, la sorella per difendere l’onore suo o della famiglia, il cosiddetto “delitto d’onore”.

Nonostante tutto, ci sono state donne, ed è il caso di Matilde Serao, che hanno lottato e superato questi limiti imposti dalla società dando financo un contributo, alle volte pagato a caro prezzo, divenendo delle vere e proprie muse ispiratrici. A Matilde Serao si associa quell’energico progresso del giornalismo italiano che segna il passaggio dall’Ottocento al Novecento, un criterio di produrre informazione basato su un terreno di osservazioni, costumi, che traslitterava nella cronaca ma anche nei suoi romanzi. La città nella quale la Serao lavorò più intensamente e con risultati migliori fu Napoli, dove fondò e diresse Il Mattino, poi il Giorno di Napoli; ebbe come collaboratori firme prestigiose quali, Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio. La Serao, oltre ad essere una grande giornalista, fu anche una scrittrice di prestigio, tra le più prolifiche di sempre della letteratura italiana, con oltre settanta opere al suo attivo. Candidata e rimasta tale, nel 1926, al premio Nobel che, secondo indiscrezioni di allora, andò alla Deledda sol perché la Serao era una antifascista. Come dirà di lei Benedetto Croce, la Serao s’ispira alle angosce degli umili, rievoca con passione aspetti mutevoli e toccanti della vita napoletana. Una giornalista che si sofferma in particolare sulle analisi psicologiche, particolarmente sottili, con declinazione femminile, descrivendo miserie e affanni del piccolo ceto napoletano. La sua priorità era quella di comunicare, cercando di coinvolgere il lettore nella trama del racconto, un racconto che spesso più che commedia era tragedia…

Matilde si spense improvvisamente, a Napoli il 25 luglio del 1927, mentre era al lavoro.

Nonostante si sia per certi versi raggiunto un certo equilibrio in termini di diritti, di certo nella società la parità tra i due sessi non si è ancora concretamente compiuta, considerate, tra l’altro, le odierne discriminazioni sessuali sul mercato del lavoro.

Maria Pia Risa

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Posted by on 8 marzo 2017. Filed under Cultura,Editoriali,In evidenza,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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