La leggenda delle Furie rosse: la Spagna dei nuovi conquistadores

I conti saranno ancora in rosso e riguarderanno tutti: sembra l’antifona più assidua di questa epoca storica ma stavolta, almeno stavolta, non si tratta di conti finanziari. Oggi parliamo di rese dei conti in chiave calcistica, conti a tinte rosse come le casacche della leggendaria Spagna di Vicente Del Bosque, conti in salsa iberica inevitabili per chi incrocerà i nuovi conquistadores del pallone che la storia del calcio ha tramandato ai posteri con l’audace appellativo di Furie rosse. Il rosso, nella storia spagnola, non è mai mancato, al di là del cruento spettacolo sanguinolento delle arene atte alla corrida, ma di Furie, almeno sul rettangolo verde, nella storia del calcio si era vista solo qualche sporadica parvenza, prima di giungere alla vittoria degli Europei del 2008, quando prese vita la leggenda dei conquistadores assetati di gloria calcistica.

 

Una leggenda resa ancora più celebre dalla vittoria dei mondiali sudafricani nel 2010, che porta oggi le Furie rosse a presentarsi come squadra favorita per la vittoria dell’edizione 2012 degli Europei: se la Spagna riuscisse a riconfermarsi sul tetto d’Europa sancirebbe un’impresa mai riuscita ad altra rappresentativa. Ecco i 23 nuovi conquistadores con i quali “il saggio” Vicente Del Bosque ha deciso di tentare l’assalto alle terre dell’Est:

Portieri: 
1 I.Casillas (Real Madrid) 12 V.Valdés (Barcellona) 23 P.Reina (Liverpool)

Difensori: 
2 R.Albiol (Real Madrid) 3 G.Piqué (Barcellona) 15 S.Ramos (Real Madrid) 17 A.Arbeloa (Real Madrid) 18 Jordi Alba (Valencia)
 4 Javi Martínez (Athletic Bilbao) 5 Juanfran (Atletico Madrid)

Centrocampisti:
 6 A.Iniesta (Barcellona) 8 Xavi (Barcellona) 10 C.Fabregas (Barcellona) 14 Xabi Alonso (Real Madrid) 16 S. Busquets (Barcellona) 20 S. Cazorla (Malaga) 21 D.Silva (Manchester City) 22 Jesus Navas (Siviglia)

Attaccanti: 
7 Pedro (Barcellona) 9 F. Torres (Chelsea) 11 A. Negredo (Siviglia) 13 J. Mata (Chelsea) 19 F. Llorente (Athletic Bilbao)

Tanto evidenti quanto pesanti le assenze dei campioni Charles Puyol e David Villa: il primo, vicecapitano e baluardo nel cuore della difesa del Barcellona dei sogni di Guardiola e della plurimedagliata nazionale, è stato costretto a rinunciare per i postumi  di un importante intervento chirurgico in artroscopia; il secondo non è riuscito a recuperare una forma fisica accettabile dopo la frattura della tibia occorsa il 15 Dicembre scorso contro l’Al Saad, nel Mondiale per Club vinto dal Barcellona. “El Guaje” è ad oggi il più grande capocannoniere della Spagna con ben 46 reti, due in più del mito Raùl Gonzàlez Blanco, celebre capitano del Real Madrid. Fuori anche Soldado, cannoniere del Valencia, cui è stato preferito Pedro, giovane ala del Barça, nonostante nessuno dei due compensi le caratteristiche tecniche di Villa, punta di movimento completa e difficilmente marcabile. Il gruppo di Del Bosque appare comunque di primaria grandezza, contando sulle ossature di due colossi assoluti del calcio mondiale come Barcellona e Real Madrid e su alcuni puntelli di valore pescati nel campionato iberico, tra cui ci sentiamo di sottolineare i nomi di Javi Martinez, centrale difensivo, e Llorente, gigantesco centravanti, non fosse altro per la romantica squadra di appartenenza.

I due giocatori si battono per i colori dell’Atheltic Bilbao, fortino protezionista del calcio spagnolo in cui militano soltanto giocatori baschi: in un calcio senza bandiere e colmo di mercenari, il cammino stagionale dei duri e puri baschi fino alla finale di Europa League, nella quale si sono arresi solo all’Atletico Madrid di Diego, ha costituito per gli amanti di un calcio fatto di passione e sentimento un’oasi in un deserto dorato dove l’attaccamento alla maglia spesso latita.

I pali saranno ovviamente appannaggio dell’estremo difensore madrileno Iker Casillas, ma la difesa appare a conti fatti il reparto meno competitivo, se oltre all’assenza di Puyol si considera la scarsa vena di Piqué nella stagione appena conclusa, costellata anche di incomprensioni tecniche con il tecnico Guardiola e ricorrenti infortuni. A fianco di Piquè agirà con tutta probabilità il pilastro arretrato del Real, Sergio Ramos, benché il giocatore gradisca di più la fascia. Il blocco madrileno completerà con tutta probabilità la retroguardia con i terzini Arbeloa, a destra, e Raul Albiol, a sinistra, anche se Jordi Alba scalpita dopo un’ottima stagione. Se la difesa è principalmente appannaggio del “blancos” campioni di Spagna allenati da Josè Mourinho, il centrocampo, cardine su cui le Furie Rosse hanno imperniato i loro recenti trionfi, conferma la diretta estrapolazione del blocco galattico del Barcellona.

Il celeberrimo tiki taka che ha fatto scuola in giro per il mondo, ossia lo spossante possesso di palla caratterizzato da reiterati passaggi brevi con i quali la Spagna ha irretito e annichilito tutti gli avversari negli ultimi anni, parte da una mediana composta da nomi eccezionali che la storia del calcio non potrà scordare. Svettano interpreti catalani come Xavi Hernandez, Iniesta, Cesc Fabregas, titolari inamovibili del folto centrocampo chiamato ad asfissiare le compagini avverse con la consueta magistrale proprietà di palleggio.

Nel probabile 4-2-3-1, riadattabile al 4-3-3 se gli sviluppi dei match lo richiederanno, Xavi (nella foto) costituirà ancora una volta l’ammirabile metronomo infaticabile dai piedi sopraffini, affiancato dall’altro regista madrileno Xabi Alonso. A giostrare il pallone tra inserimenti e cambi di ruolo, qualche metro più avanti, saranno i maestri catalani Iniesta (nella foto sotto), straordinaria mezz’ala dal piede fatato e dal dribbling secco, protagonista assoluto della vittoria del mondiale 2010, e Fabregas, altra mezz’ala classica che fa del palleggio e dell’inserimento in area le sue doti migliori. A svariare sulla trequarti concorrerà poi il mancino terribile di David Silva, trequartista campione della Premier League con il Manchester City di Mancini, chiamato ad appoggiare l’unica punta di ruolo prevista dall’assetto di Del Bosque. Prima scelta, in caso di bisogno sulla trequarti, tra le riserve appare il talento di Mata, ma non è da sottovalutare il dinamismo sulla fascia destra di Jesus Navas, tornato utile più volte alla causa nazionale in questi anni di successi.

 Difficile infine sbilanciarsi sul nome più quotato a ricoprire il ruolo di centravanti, ma certamente decisamente più quotati di Negredo sembrano Llorente e soprattutto Fernando Torres, campione d’Europa con il Chelsea: quando scatta, la sensazione è che Torres possa spazzare via ogni rimasuglio di resistenza delle retroguardie avversarie. Se poi il dirimpettaio di turno di questo magnifico attaccante è capace di arginarne la furia con grande scelta di tempo o impeccabile tecnica difensiva, forse colui che non a caso è stato ribattezzato “El Ninho” può essere limitato, seppure mai placato. In realtà, in questi anni Torres è parso letteralmente eclissarsi, sperduto nei meandri delle panchine d’oltre manica o forse costretto in stallo da chissà quale scacco mentale.

Di quel ragazzo che agli europei del 2008 bruciava l’erba sotto i tacchetti e gonfiava le reti con aggraziata ferocia agonistica, per anni si sono perse le tracce… Ma un tornado non si può domare: El Ninho è tornato a spaventare nel momento in cui le più importanti pagine della storia di questo 2012 scrivevano i loro esiti. E’ tornato per vincere il più blasonato trofeo per club con il suo Chelsea, sollevando una Champions League che relega agli annali dello sport anche alcuni suoi gol pesantissimi. Si è ripreso il palco scenico che conta ed ora la sua furia potrebbe tornare a spazzare via retroguardie su retroguardie. Siamo pertanto al cospetto di una squadra fondata sullo zoccolo duro di una compagine, il grande Barcellona stellare, che più che giocare in questi anni ha dipinto calcio e ridisegnato i canoni estetico-tattici di questo sport con leggiadria e spettacolo. Una squadra, la Spagna, completata dall’altro asse in salsa madrilena che ha visto il Real trionfare con la stessa solidità difensiva che Del Bosque ripropone.

 Tanti galli in un pollaio, beccatisi alla morte nell’eterno duello tra Real e Barça, saranno chiamati a battersi ancora insieme alla conquista della leggenda. Nonostante i boomakers abbiano paventato un timido sorpasso nelle quote per la vittoria del titolo da parte della Germania, i nuovi conquistadores sono pronti: per la Spagna è tempo di spingersi dove osano le aquile.

Mario Agostino

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Posted by on 14 giugno 2012. Filed under Interviste. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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